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Art. 2259 codice civile: Revoca della facoltà di amministrare

La revoca dell’amministratore nominato con il contratto sociale (1) non ha effetto se non ricorre una giusta causa (2).

L’amministratore nominato con atto separato è revocabile secondo le norme sul mandato (3).

La revoca per giusta causa può in ogni caso essere chiesta giudizialmente da ciascun socio (4).


Commento

Mandato: [v. Libro IV, Titolo III, Capo IX].

Revoca dell’amministratore: atto, adottato con il consenso di tutti i soci, con il quale si toglie all’amministratore il potere di amministrare la società.

Giusta causa: qualsiasi fatto o atto che obiettivamente determini il venir meno della fiducia della società nei confronti dell’amministratore.

 

(1) Cioè, nell’atto costitutivo.

 

(2) Giusta causa di revoca è ogni violazione degli obblighi di lealtà, di correttezza e di diligenza da parte dell’amministratore (es.: il caso in cui l’amministratore non amministri o abbia violato le norme del contratto sociale).

 

(3) L’amministratore che non è stato nominato con il contratto sociale può così essere revocato in ogni momento (con il consenso di tutti i soci) anche se non ricorre una giusta causa.

 

(4) Poiché per la revoca è necessario il consenso di tutti i soci, può accadere che questi non si mettano d’accordo. Ciascun socio può, allora, chiedere, quando sussista una giusta causa di revoca, l’intervento del giudice: ciò sia che l’amministratore sia stato nominato nell’ atto costitutivo che in atto separato.

 


Giurisprudenza annotata

Società

In tema di crediti di lavoro maturati a titolo di compenso per l'attività di amministratore unico di società in nome collettivo, si applica il termine prescrizionale di cui all'art. 2948, comma 1, n. 4 c.c., ove lo statuto sociale, nel far riferimento al parametro retributivo previsto per l'impiegato di prima categoria con maneggio di denaro, abbia stabilito il diritto dell'amministratore a percepire il proprio compenso con la stessa cadenza di quest'ultimo, dovendosi ritenere che la prescrizione decorra anche in costanza dell'esercizio delle relative funzioni, in quanto la regolamentazione pattizia degli interessi societari esclude che possa esservi una prospettazione di conflitto di interessi fra soci stessi — tranne l'ipotesi di revoca giudiziale della facoltà di amministrare che uno dei soci può chiedere nei confronti dell'altro a norma degli art. 2259 e 2293 c.c. — e tra soci (o uno di essi) e la società medesima, la cui eventuale sussistenza può, in ogni caso, essere risolta con la nomina di un curatore ex art. 78 c.p.c.

Cassazione civile sez. lav.  28 novembre 2012 n. 21145  

 

L'amministratore di società in nome collettivo nominato nel contratto sociale può essere revocato, ai sensi dell'art. 2259 c.c., in presenza di una giusta causa, con il consenso unanime dei soci, escluso il consenso dello stesso socio amministratore cui gli altri intendano revocare la facoltà di amministrare, in virtù del divieto di voto desumibile dall'art. 2373 c.c., quale principio di portata generale.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2009 n. 13761  

 

Ai sensi del combinato disposto degli art. 2252 e 2259 c.c., la revoca dell'amministratore di società di persone, la cui nomina sia contenuta nell'atto costitutivo, postula l'esistenza congiunta dei presupposti dell'unanimità dei consensi e della giusta causa, mentre questi possono sussistere in via alternativa, ove la nomina sia avvenuta con atto separato. Peraltro, allorché l'amministratore sia socio, non è richiesto il consenso del medesimo al fine della sua revoca, avendo portata generale il principio del divieto di voto in conflitto di interessi con la società, ai sensi dell'art. 2373 c.c., del quale costituisce applicazione anche l'art. 2287 c.c., che impone di non considerare il socio da escludere nel computo della maggioranza necessaria per l'esclusione.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2009 n. 13761

 

Il concetto di giusta causa rilevante, ai sensi dell’art. 2259 c.c., per la revoca di un amministratore di società di persone ricomprende, da un lato, tutti quei comportamenti dell’amministratore che compromettono l’esistenza stessa dell’impresa collettiva ed il suo funzionamento; dall’altro, le condotte che, violando obblighi di legge o doveri di correttezza e diligenza propri dell’amministratore, non garantiscono una corretta amministrazione della società e la tutela degli interessi privati dei soci della stessa e dei terzi (quali, in maniera esemplificativa, la creazione di situazioni tali da nuocere alla prosecuzione dell’impresa, il tentativo dell’amministratore di provocare lo scioglimento della società prima della scadenza con “mezzi artificiosi”, ovvero di distrarre risorse reimpiegandole in attività estranee e diverse).

Tribunale Bari sez. V  15 maggio 2007

 

La violazione degli obblighi inerenti alla qualità di amministratore può comportare oltre alla revoca dell'amministratore (ex art. 2259) anche l'esclusione del socio (ex art. 2286) soltanto allorquando le violazioni siano così gravi da incidere anche sul rapporto società socio, non essendovi coincidenza automatica tra le due fattispecie; richiedendo, anzi, l'art. 2286 c.c. il requisito della gravità nell'inadempimento ai fini dell'esclusione del socio.

Tribunale Catania  19 dicembre 2003

 

Il provvedimento costitutivo con il quale si revoca ai sensi dell'art. 2259 c.c. l'amministratore unico di una s.n.c. con due soli soci comporta automaticamente l'inefficacia della clausola statutaria attributiva del potere gestorio al socio amministratore revocato, cosicché torna nuovamente ad operare il regime legale di amministrazione disgiuntiva previsto dal legislatore.

Tribunale Catania  19 dicembre 2003

 

Sebbene le gravi violazioni poste in essere dal socio amministratore integrino non solo un comportamento contrario ai doveri propri dell'amministrazione, ma siano, altresì, suscettibili di determinare l'esclusione del socio, la revoca ex art. 2259 c.c., disposta in via d'urgenza, elimina la possibilità di potere influire negativamente sulla gestione.

Tribunale Catania  19 dicembre 2003

 

 

Compromesso ed arbitrato

Le controversie in materia societaria possono, in linea generale, formare oggetto di compromesso, con esclusione di quelle che hanno ad oggetto interessi della società o che concernono la violazione di norme poste a tutela dell'interesse collettivo dei soci o dei terzi; peraltro, l'area della indisponibilità deve ritenersi circoscritta a quegli interessi protetti da norme inderogabili, la cui violazione determini una reazione dell'ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte, quali le norme dirette a garantire la chiarezza e la precisione del bilancio di esercizio; pertanto, non è compromettibile in arbitri l'azione di revoca per giusta causa di un amministratore di società in accomandita semplice ex art. 2259 c.c., in relazione agli art. 2315 e 2293 c.c., non facendo eccezione — come invocato nella specie — la avvenuta insorgenza della controversia fra coniugi altresì soci in detta società.

Cassazione civile sez. I  12 settembre 2011 n. 18600  



 
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