codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 226 codice civile: Separazione giudiziale dei beni

[La separazione giudiziale dei beni può essere pronunziata nel caso di inabilitazione del marito o di cattiva amministrazione della comunione. Può altresì essere pronunziata quando il disordine degli affari del marito mette in pericolo gli interessi della moglie o il marito non provvede a un congruo mantenimento della famiglia.

Sono applicabili le disposizioni degli articoli 204 e 205.

La separazione stragiudiziale è nulla.]

 

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151


Giurisprudenza annotata

Impiegati dello Stato

La necessità che, nel quadro della essenziale patrimonialità dell'azione risarcitoria, il danno all'immagine sia suscettibile di valutazione patrimoniale - sotto il profilo della spesa necessaria al ripristino del bene giuridico leso - non include il riferimento ad una spesa effettivamente sostenuta bensì a quella necessaria al ristabilimento dell'immagine violata; al riguardo soccorre il criterio equitativo fissato dall'art. 226 c.c. per il quale, in relazione anche alle prospettazioni del requirente, tra gli elementi e i criteri ai quali ancorare la valutazione vanno considerate non solo l'attività istituzionale nel cui ambito operava l'autore del danno (per la intuibile, conseguente perdita di fiducia a tutto discapito tanto del rispetto quanto della considerazione che i cittadini nutrono nei confronti dei singoli soggetti titolari di così delicate funzioni nonché dell'intera istituzione) ma anche il "clamor fori" e lo "strepitus" venuti a determinarsi anche al di là dello stretto ambito della comunità locale per la celebrazione, nel tempo, dei processi penali.

Corte Conti reg. (Trentino-Alto Adige) sez. giurisd.  08 maggio 2007 n. 24  

 

 

Trasporto

Non si applica al vettore monoveicolare (parasubordinato) l'art. 226 c.c., norma riferibile esclusivamente al lavoratore subordinato, valendo l'equiparazione ai rapporti di parasubordinazione di cui all'art. 409 c.p.c. solo ai fini previsti dal codice di rito.

Tribunale Torino  31 dicembre 2002

 

 

Cassazione

Avverso il decreto della Corte d'appello, emesso su reclamo contro il decreto del tribunale per i minorenni d'affidamento dei minori, adottato a norma degli art. 333 e 336 c.c., non è proponibile il ricorso per cassazione ex art. 111 cost., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione, sempre revocabile e modificabile, che non risolve contestazioni fra contrapposti diritti soggettivi, ma ha la funzione di provvedere, nel modo ritenuto più idoneo, agli interessi del minore e quindi non suscettibile di passare in giudicato.

Cassazione civile sez. I  28 aprile 1982 n. 2643  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti