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Art. 2263 codice civile: Ripartizione dei guadagni e delle perdite

Le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite (1) si presumono proporzionali ai conferimenti. Se il valore dei conferimenti non è determinato dal contratto, esse (2) si presumono eguali.

La parte spettante al socio che ha conferito la propria opera (3), se non è determinata dal contratto, è fissata dal giudice secondo equità.

Se il contratto determina soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni, nella stessa misura si presume che debba determinarsi la partecipazione alle perdite.


Commento

Conferimento: [v. 2247]; Equità: [v. 1374].

 

(1) Il socio oltre al diritto agli utili [v. 2262] ha l’obbligo di far fronte alle perdite della società che si verificano quando questa spenda più di quanto riesca a guadagnare.

 

(2) Cioè le parti nei guadagni e nelle perdite.

 

(3) Nel caso in cui il socio non abbia conferito un bene ma un servizio, si sia cioè impegnato a prestare nella società il proprio lavoro, non ha diritto alla normale retribuzione (es.: stipendio) ma, in quanto socio, ha diritto ad una parte degli eventuali utili.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

È problema di ermeneutica contrattuale l'individuazione, nei rapporti tra cedente e cessionario di quota di società di persone, della parte tenuta al pagamento delle obbligazioni contratte dalla società prima della cessione e non ancora estinte, inconferenti essendo, "in parte qua", le previsioni degli art. 2269 e 2290 c.c., che attengono alla responsabilità verso i creditori sociali; dell'art. 2263 c.c., che disciplina i rapporti tra soci e dell'art. 2289 c.c., che regolamenta quelli tra società e socio uscente.

Cassazione civile sez. III  12 gennaio 2011 n. 525  

 

 

Società

Nelle società di persone (nella specie, società in nome collettivo), la responsabilità illimitata e solidale tra i soci è stabilita a favore dei terzi che vantino crediti nei confronti della società e non è applicabile alle obbligazioni della società nei confronti dei soci medesimi, conformemente alla regola generale secondo cui, nei rapporti interni, l'obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori, salvo che sia stata contratta nell'interesse esclusivo di alcuno di essi: pertanto, nel giudizio intrapreso dagli eredi del socio per la liquidazione della quota spettante al de cuius, la condanna dei soci superstiti va limitata alla loro quota interna di responsabilità, che può essere determinata dal giudice ai sensi dell'art. 2263 c.c., secondo il quale, salvo prova contraria, le quote si presumono uguali.

Cassazione civile sez. I  16 gennaio 2009 n. 1036  

 

In tema di società, la non perfetta coincidenza tra il bilancio redatto a fini fiscali e quello redatto in osservanza dei principi civilistici non rende il primo radicalmente inutilizzabile nell'accertamento del reddito sociale, ai fini del regolamento dei rapporti tra i soci, in quanto le differenze esistenti tra i due istituti, derivanti dal fatto che ad alcuni effetti i criteri di redazione del bilancio civilistico non sono opponibili all'erario, non sono tali da impedire di valersi del bilancio fiscale come mezzo di prova, ferma restando la possibilità della controparte di far valere gli effetti concreti delle predette divergenze per indicare il diverso risultato al quale dovrebbe pervenirsi, ai fini del reciproco regolamento tra i soci.

Cassazione civile sez. I  10 novembre 2005 n. 21832  

 

Il criterio di ripartizione dei guadagni e delle perdite, stabilito dal comma 2 dell'art. 2263 c.c., per il socio che ha conferito la propria opera, vale anche all'atto dello scioglimento della società limitatamente al socio predetto per la determinazione della quota da liquidare a questo o ai suoi eredi. Pertanto, se nel contratto sociale sia riconosciuta ai soci che conferiscono soltanto il loro lavoro parità di diritti nella ripartizione nei guadagni e nelle perdite, siffatto criterio deve seguirsi anche all'atto dello scioglimento del rapporto sociale nella liquidazione della quota del socio uscente. Se, viceversa, manchi una tale determinazione convenzionale, il valore della quota già spettante al socio conferente la propria opera è, ai fini della sua liquidazione, fissato dal giudice secondo equità, assumendo a base la situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si è verificato lo scioglimento.

Cassazione civile sez. II  20 marzo 2001 n. 3980  

 

Nelle società di persone, per il socio che conferisce unicamente la propria opera, il criterio di ripartizione dei guadagni e delle perdite stabilito dall'art. 2263 comma 2 c.c. vale anche all'atto dello scioglimento della società, al fine di determinazione della quota da liquidare al socio predetto o ai suoi eredi. Pertanto, qualora sia stata pattiziamente riconosciuta al socio d'opera parità di diritti nella ripartizione dei guadagni e delle perdite, siffatto criterio deve essere osservato anche nella liquidazione della quota del socio uscente, cioè all'atto dello scioglimento del rapporto sociale. Se, invece, manchi tale determinazione convenzionale, il valore della quota già spettante al socio conferente la propria opera è, ai fini della sua liquidazione, fissata dal giudice secondo equità, in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si è verificato lo scioglimento.

Cassazione civile sez. II  20 marzo 2001 n. 3980  

 

In sede di liquidazione della quota di partecipazione al socio uscente di una società di fatto (nella specie composta da due soci), deve ritenersi viziata da inadeguata motivazione la sentenza di merito, la quale consideri esclusivamente come socio d'opera il socio uscente, ancorché egli avesse conferito capitali in misura paritaria rispetto all'altro socio all'atto della costituzione della società, nonché trascuri, nel procedere alla liquidazione equitativa della quota, la circostanza che, fino al momento dello scioglimento della società, gli utili sociali erano stati divisi in misura eguale fra i due soci. (Con riferimento a questo secondo profilo la S.C., nel cassare con rinvio la sentenza di merito, ha precisato che, in ogni caso, se alla liquidazione equitativa della quota del socio d'opera uscente può procedersi equitativamente, in applicazione del criterio indicato dall'art. 2263 c.c., per la ripartizione delle perdite dei guadagni, nella relativa valutazione non può mancare la motivata considerazione della misura della sua partecipazione in via di fatto agli utili).

Cassazione civile sez. I  04 settembre 1999 n. 9392  

 

L'illecito colposo di uno dei due soci di una società di fatto commesso nell'ambito dell'attività stessa e per il raggiungimento dei suoi scopi costituisce illecito della società ed impegna solidalmente e illimitatamente i suoi soci, con conseguente diritto di regresso del socio che abbia risarcito interamente il danno, nei confronti dell'altro socio nella misura di metà, in funzione della partecipazione paritaria sociale presunta di cui all'art. 2263 c.c.

Cassazione civile sez. lav.  04 aprile 1998 n. 3512  

 

Per il socio di una società in nome collettivo il pagamento "pro quota" delle rate di un mutuo contratto da quest'ultima è oggetto di una obbligazione che discende direttamente dallo "status" di partecipante all'organismo societario, che, se gli dà diritto alla partecipazione agli utili in proporzione ai conferimenti, lo obbliga anche a partecipare nella stessa misura ad oneri e passività e lo rende (salvo il "beneficium excussionis) solidalmente ed illimitatamente responsabile per le obbligazioni sociali. Di conseguenza l'inadempimento dell'obbligazione suddetta ben può giustificare una deliberazione di esclusione del socio inadempiente dalla società, ai sensi dell'art. 2286 c.c.

Cassazione civile sez. III  07 dicembre 1995 n. 12628  



 
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