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Art. 2265 codice civile: Patto leonino

È nullo il patto (1) con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.


Commento

Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].

 

(1) Il patto leonino è nullo non solo quando è espressamente contenuto nell’ atto costitutivo della società (cosa alquanto rara perché i soci, per aggirare il divieto, evitano di renderlo manifesto) ma anche quando è contenuto in un separato accordo stipulato da tutti o da alcuni dei soci (cd. patto parasociale).


Giurisprudenza annotata

Patto leonino

Il patto di retrocessione delle azioni a un prezzo predeterminato, contenuto in un contratto di compravendita, è nullo, ai sensi dell'art. 2265 c.c., comportando una esclusione del socio dal rischio di impresa e una conseguente "deresponsabilizzazione" del socio nell'esercizio dei diritti sociali, salvo che lo specifico contenuto del patto risulti funzionale a ulteriori interessi meritevoli di tutela e comunque connessi al buon esito dell'andamento dell'impresa sociale.

Tribunale Milano  30 dicembre 2011

 

È nulla per contrasto con l'art. 2265 c.c. l'opzione di vendita di azioni (put) ottenuta dal socio con accordo parasociale con la quale il socio concedente si obbliga a pagare all'opzionario, quale prezzo di vendita, una somma, maggiorata di interessi convenzionali, comprendente quanto dall'opzionario originariamente pagato per l'acquisto delle azioni incrementato di ogni versamento a patrimonio netto effettuato dall'opzionario alla società (aumenti di capitale, finanziamenti a fondo perduto o altri conferimenti senza diritto di rimborso) sino all'esercizio dell'opzione.

Tribunale Milano  30 dicembre 2011

 

La predeterminazione del prezzo di riacquisto della partecipazione rientra nella normale alea contrattuale della compravendita legata al patto d'opzione e non ricade nel divieto ex art. 2265 c.c., volto solo a evitare accordi endosocietari che alterino la ripartizione del rischio d'impresa, in modo assoluto e costante.

Tribunale Milano  13 settembre 2011

 

La clausola con cui si prevede una quota di utili forfetaria mensile per i soci di minoranza, con esclusione della partecipazione alle perdite, integri gli estremi di un vero e proprio "patto leonino", di cui l'art. 2265 c.c. commina la nullità, visto che si ha patto leonino ogni qualvolta sia prevista l'esclusione totale e costante del socio dalla partecipazione al rischio di impresa o dagli utili, ovvero da entrambi.

Tribunale Trani  20 aprile 2010

 

Al contratto di associazione in partecipazione non si applica il divieto del patto leonino, dettato in materia societaria dall'art. 2265 c.c., ai sensi del quale è vietato che uno o più soci siano esclusi in modo totale e costante dagli utili o dalle perdite; quanto alla posizione dell'associato, l'unica regola inderogabile consiste nel divieto, posto dall'art. 2553 c.c., di porre a carico del medesimo perdite in misura superiore al suo apporto, potendo invece le parti determinare tale onere in misure diverse dalle partecipazioni agli utili o anche escluderlo del tutto, come avviene nella cosiddetta cointeressenza impropria.

Cassazione civile sez. I  01 ottobre 2008 n. 24376

 

Il divieto di patto leonino deve essere valutato in senso sostanziale, quindi con riferimento all'effettiva lesione del principio a tutela del quale è posto. Pertanto, attesane la ratio, consistente nello scopo di evitare una dissociazione tra rischio sociale e potere di gestione, la nullità degli accordi parasociali per violazione dell'art. 2265 c.c. non sussiste nell'ipotesi in cui all'esonero dalla partecipazione alle perdite corrisponde la sostanziale esclusione del socio esonerato dalla gestione della società.

Tribunale Cagliari  03 aprile 2008

 

Il divieto del cd. patto leonino posto dall'art. 2265 c.c. presuppone una situazione statutaria caratterizzata dall'esclusione assolata e costante di uno dei soci dalla partecipazione al rischio di impresa o dagli utili ovvero da entrambe tali situazioni: esulano pertanto dal divieto le pattuizioni regolanti la partecipazione agli utili e alle perdite in misura diversa dall'entità della partecipazione del singolo socio.

Tribunale Cagliari  03 aprile 2008

 

Il divieto del c.d. patto leonino è estensibile a tutti i tipi sociali, attenendo alle condizioni essenziali del tipo "contratto di società".

Tribunale Cagliari  19 giugno 2000

 

Il divieto del c.d. patto leonino posto dall'art. 2265 c.c. (ed estensibile a tutti i tipi sociali, attenendo alle condizioni essenziali del tipo "contratto di società") presuppone una situazione statutaria - costitutiva dei diritti e degli obblighi di uno o più soci nei confronti della società ed integrativa della loro posizione nella compagine sociale - caratterizzata dalla esclusione totale e costante di uno o di alcuni soci dalla partecipazione al rischio di imprese e dagli utili, ovvero da entrambe. Pertanto, esulano dal divieto le pattuizioni regolanti la partecipazione alle perdite e agli utili in misura difforme dall'entità della partecipazione sociale del singolo socio, sia che si esprimano in una misura di partecipazione difforme da quella inerente ai poteri amministrativi (situazione di rischio attenuato), sia che condizionino in alternativa la partecipazione, o la non partecipazione, agli utili o alle perdite al verificarsi di determinati eventi giuridicamente rilevanti. Peraltro, il divieto di esclusione dalla partecipazione agli utili o alle perdite deve essere riguardato in senso sostanziale, e non formale, per cui esso sussiste anche quando le condizioni della partecipazione agli utili o alle perdite siano, nella previsione originaria delle parti, di realizzo impossibile, e nella concretezza determinino una effettiva esclusione totale da dette partecipazioni.

Cassazione civile sez. I  29 ottobre 1994 n. 8927  

 

Il divieto del cosiddetto patto leonino posto dall'art. 2265 c.c. (ed estensibile a tutti i tipi sociali, attenendo alle condizioni essenziali del tipo "contratto di società") presuppone una situazione statutaria - costitutiva dei diritti e degli obblighi di uno o più soci nei confronti della società ed integrativa della loro posizione nella compagine sociale - caratterizzata dalla esclusione totale e costante di uno o di alcuni soci dalla partecipazione al rischio di impresa e dagli utili, ovvero da entrambe. Pertanto, esulano dal divieto le pattuizioni regolanti la partecipazione alle perdite e agli utili in misura difforme dall'entità della partecipazione sociale del singolo socio, sia che si esprimano in una misura di partecipazione difforme da quella inerente ai poteri amministrativi (situazione di rischio attenuato), sia che condizionino in alternativa la partecipazione, o la non partecipazione, agli utili o alle perdite al verificarsi di determinati eventi giuridicamente rilevanti. Peraltro, il divieto di esclusione dalla partecipazione agli utili o alle perdite deve essere riguardato in senso sostanziale, e non formale, per cui esso sussiste anche quando le condizioni della partecipazione agli utili o alle perdite siano, nella previsione originaria delle parti, di realizzo impossibile, e nella concretezza determinino una effettiva esclusione totale da dette partecipazioni.

Cassazione civile sez. I  29 ottobre 1994 n. 8927  

 



 
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