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Art. 2268 codice civile: Escussione preventiva del patrimonio sociale

Il socio richiesto del pagamento di debiti sociali può domandare, anche se la società è in liquidazione, la preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi.


Commento

Escussione: attività del creditore diretta ad ottenere quanto gli è dovuto. Generalmente essa si realizza attraverso una complessa procedura (di espropriazione) al termine della quale il più delle volte si vendono i beni del debitore e il denaro ricavato viene attribuito al creditore.

Preventiva escussione: con tale locuzione si fa riferimento al cd. beneficio di escussione, con il quale è data al debitore la possibilità di liberarsi (almeno momentaneamente) dall’escussione sul suo patrimonio da parte del creditore, semplicemente dichiarando a quest’ultimo di non essere tenuto a pagare prima dell’escussione del patrimonio del debitore principale (in questo caso la società).


Giurisprudenza annotata

Società

Il mandato ad agire contro la società di persone comprende implicitamente il potere di agire in via esecutiva, come pure di intimare il preventivo precetto, per conseguire l'oggetto della condanna nei confronti di tutti coloro cui sia opponibile il titolo.

Cassazione civile sez. III  23 maggio 2011 n. 11311  

 

Il precetto è stato notificato anche al socio della società per avvertirlo che, in caso di mancato pagamento da parte della società o per l'eventuale insufficienza del patrimonio sociale si sarebbe proceduto esecutivamente anche nei suoi confronti.

Cassazione civile sez. III  06 ottobre 2004 n. 19946  

 

La sentenza di condanna pronunciata in un processo tra il creditore della società ed una società di persone costituisce titolo esecutivo anche contro il socio illimitatamente responsabile, in quanto dall'esistenza dell'obbligazione sociale deriva necessariamente la responsabilità del socio, salvo il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale; ne consegue che in caso di opposizione del socio contro cui sia stato azionato il credito il giudice deve specificamente procedere all'accertamento della sua effettiva qualità. (Nella specie la S.C. ha cassato per difetto di motivazione la sentenza di merito che aveva omesso di considerare i fatti allegati dal ricorrente per dimostrare di aver perduto la qualità di socio).

Cassazione civile sez. III  06 ottobre 2004 n. 19946  

 

Il rapporto di sussidiarietà che lega la responsabilità dei soci di società di persone rispetto alla responsabilità della società, che per prima può essere chiamata a rispondere dei debiti sociali, non esclude che sia i soci che la società possano essere debitori solidali rispetto alla stessa obbligazione, seppure in grado diverso.

Cassazione civile sez. II  16 settembre 2004 n. 18653  

 

Il socio accomandatario di una società in accomandita semplice che, in relazione ad un rapporto di lavoro subordinato di cui sia parte la società, venga convenuto in giudizio quale titolare di un'inesistente ditta individuale, indicata quale parte di tale rapporto obbligatorio, può eccepire anche in appello, nonostante il regime di decadenze e preclusioni vigente nel rito del lavoro, il proprio difetto di legittimazione passiva, poiché è in discussione, in tal caso, il merito della controversia, e la presenza di tutti gli elementi costitutivi della domanda vanno accertati anche d'ufficio; nè, ai fini del rigetto della deduzione difensiva in questione, può rilevare la responsabilità illimitata del socio accomandatario per i debiti della società, poiché l'accertamento di tale responsabilità presuppone pur sempre la chiamata in giudizio del socio come tale, anche per consentirgli di far valere in sede esecutiva il beneficio della previa escussione del patrimonio sociale. (In applicazione del principio sopra riportato, la S.C. ha cassato per vizi di motivazione la sentenza di merito che aveva affermato la responsabilità per oneri previdenziali relativi a un dipendente di un soggetto, sul presupposto che questi fosse socio di una s.n.c., presso cui il dipendente aveva lavorato per alcuni mesi in un periodo successivo, benché il convenuto datore di lavoro fosse stato evocato in giudizio dall'ente previdenziale quale titolare di ditta individuale, riferibile invece esclusivamente al padre).

Il socio accomandatario di una società in accomandita semplice che, in relazione ad un rapporto di lavoro subordinato di cui sia parte la società, venga convenuto in giudizio quale titolare di un'inesistente ditta individuale, indicata quale parte di tale rapporto obbligatorio, può eccepire anche in appello, nonostante il regime di decadenze e preclusioni vigente nel rito del lavoro, il proprio difetto di legittimazione passiva, poiché è in discussione, in tal caso, il merito della controversia, e la presenza di tutti gli elementi costitutivi della domanda vanno accertati anche d'ufficio; nè, ai fini del rigetto della deduzione difensiva in questione, può rilevare la responsabilità illimitata del socio accomandatario per i debiti della società, poiché l'accertamento di tale responsabilità presuppone pur sempre la chiamata in giudizio del socio come tale, anche per consentirgli di far valere in sede esecutiva il beneficio della previa escussione del patrimonio sociale. (In applicazione del principio sopra riportato, la S.C. ha cassato per vizi di motivazione la sentenza di merito che aveva affermato la responsabilità per oneri previdenziali relativi a un dipendente di un soggetto, sul presupposto che questi fosse socio di una s.n.c., presso cui il dipendente aveva lavorato per alcuni mesi in un periodo successivo, benché il convenuto datore di lavoro fosse stato evocato in giudizio dall'ente previdenziale quale titolare di ditta individuale, riferibile invece esclusivamente al padre).

Cassazione civile sez. lav.  11 agosto 2004 n. 15612  

 

 

Le azioni che il creditore insoddisfatto dalla chiusura della liquidazione di società di capitali può esperire nei confronti dei soci, dell'ente o del liquidatore non sono in rapporto di subordinazione l'una all'altra, ma bensì autonome. Ove il creditore decida di agire contro il socio, non troverà pertanto applicazione il principio di escussione preventiva del patrimonio sociale, poiché esso risulta applicabile esclusivamente con riferimento alle società di persone.

Corte appello Milano  02 dicembre 2003

 

La posizione del socio illimitatamente responsabile di una società di persone non è assimilabile a quella di un fideiussore sia pure "ex lege"; in particolare, il socio di una società in nome collettivo può solo invocare il beneficio della preventiva escussione dei beni sociali, che opera limitatamente alla sede esecutiva e non impedisce al creditore sociale di esercitare una azione di cognizione nei confronti del socio, prima di intraprendere l'azione esecutiva nei confronti della società.

Cassazione civile sez. lav.  16 aprile 2003 n. 6048

 

Nelle società di persone, il socio illimitatamente responsabile può essere evocato in giudizio in ragione della sua responsabilità illimitata e solidale per le obbligazioni sociali anche quando nello stesso giudizio non sia parte la società. In tal caso, qualora sia condannato al pagamento di un debito sociale (nella specie, liquidazione della quota al socio receduto), il socio illimitatamente responsabile di società di persone, in sede esecutiva, potrà sempre opporre al creditore il beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale.

Corte appello Milano  30 aprile 2002

 

In presenza di una cessione, da parte di una società di persone, della propria azienda ad altro soggetto, senza che la cedente sia stata liberata dai debiti relativi all'azienda ceduta, la determinazione di una situazione di coobbligazione solidale fra la cedente ed il cessionario verso i crediti per detti debiti, non determina a favore del socio illimitatamente responsabile della società cedente una estensione del beneficio della preventiva escussione ex art. 2268 e 2304 c.c., di modo da abilitarlo ad opporre al creditore che gli richieda il pagamento non solo l'operatività di tale beneficio con riguardo al patrimonio della società cedente, ma anche con riferimento al patrimonio del cessionario, atteso che il suddetto beneficio concerne solo il rapporto fra il socio e la società cui partecipa e tenuto conto, d'altro canto, che la solidarietà non implica che tutti i condebitori siano tenuti nella stessa posizione.

Cassazione civile sez. I  05 novembre 1999 n. 12310  

 



 
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