Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 227 codice civile: Divisione dei beni della comunione

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



[Avvenuto lo scioglimento della comunione, l’attivo e il passivo si dividono tra i coniugi in parti eguali, salvo che le convenzioni matrimoniali stabiliscano una diversa proporzione.

Tuttavia, la moglie o i suoi eredi hanno sempre la facoltà di rinunziare alla comunione o di accettarla col beneficio dell’inventario, uniformandosi a quanto è stabilito in materia di successioni per la rinunzia alle eredità o per l’accettazione delle medesime col beneficio dell’inventario e sotto le sanzioni ivi previste.]

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151

Giurisprudenza annotata

Coniugi

Con riguardo all'acquisto di un bene immobile, effettuato da uno dei coniugi, a suo nome, prima della riforma del diritto di famiglia introdotta dalla l. 19 maggio 1975 n. 151, il diritto di comproprietà dell'altro coniuge, per quota uguale, può essere riconosciuto qualora risulti la ricorrenza di una comunione universale dei beni, secondo la previsione degli allora vigenti art. 215-230 c.c., tenuto conto che la costituzione di tale comunione, riconducibile anche ad un'intesa tacita dei coniugi medesimi, implica ipso iure la caduta in comproprietà dei successivi acquisti effettuati dal singolo compartecipante, con la sola esclusione di quelli espressamente contemplati dall'art. 217 (vecchio testo) c.c.

Cassazione civile sez. I  04 luglio 1985 n. 4031  

 

Previdenza ed Assistenza

Non può essere considerato comportamento colposo del creditore, idoneo a diminuire la responsabilità del debitore a norma dell'art. 1227 c.c. la determinazione dell'I.N.P.S. di non procedere all'immediato ricupero mediante azioni esecutive delle somme non percepite per mancata corresponsione dei contributi, in conseguenza del fatto doloso di un proprio dipendente, in quanto la rateazione del ricupero era ispirata al fine di mantenere la funzionalità dell'azienda, fine che corrisponde a un interesse generale apprezzabile da un ente pubblico anche con prevalenza sull'immediato interesse patrimoniale.

Corte Conti sez. riun.  12 aprile 1985 n. 412  



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