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Art. 228 codice civile: Prelevamento di beni mobili

[Nella divisione della comunione i coniugi o i loro eredi, anche in caso di rinunzia o di accettazione col beneficio d’inventario, hanno diritto di prelevare i beni mobili, che loro appartenevano prima della comunione o che sono loro pervenuti durante la medesima per successione o donazione.

Con la convenzione che istituisce la comunione i coniugi devono fare una descrizione autentica dei loro beni mobili presenti, ed eguale descrizione devono pure fare di quei beni che venissero a loro durante la comunione per successione o per donazione.

In mancanza di tali descrizioni o di altro atto autentico, i beni mobili esistenti nella comunione al momento dello scioglimento si presumono della comunione medesima.]

 

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151


Giurisprudenza annotata

Prova nel giudizio civile

Il giudice di merito può utilizzare, in mancanza di qualsiasi divieto ed in virtù del principio dell'unità della giurisdizione, anche prove raccolte in un diverso giudizio fra le stesse o anche altre parti e, pertanto, può desumere dalle risultanze del processo penale concernenti i medesimi fatti elementi sui quali fondare il proprio convincimento. Quando sia stata resa nel giudizio penale, la confessione, di norma, vale soltanto a fornire elementi indiziari, salvo che nel caso in cui, all'atto del compimento delle relative dichiarazioni, l'avversario non si sia già costituito p.c., nella qual ipotesi produce l'efficacia di confessione piena, con la conseguenza di impedire nel successivo giudizio civile l'ammissione dell'interrogatorio formale sui medesimi fatti che ne hanno formato oggetto. Diversamente deve ritenersi per il giuramento decisorio che deve essere ammesso anche quando abbia ad oggetto fatti accertati o esclusi dalle risultanze di causa o anche quando da una prova di carattere privilegiato, come la confessione giudiziale o quella stragiudiziale, risulti dimostrata una situazione di fatto contraria a quella che si intende provare con lo stesso giuramento, sempre che essa valga a risolvere totalmente o parzialmente la causa, a nulla rilevando che sia deferito in linea subordinata.

Cassazione civile sez. III  06 aprile 2006 n. 8096  

 

 

Società

La pendenza del procedimento di liquidazione di una società di persone non determina l'improcedibilità della domanda di liquidazione della quota del socio che abbia esercitato il recesso bensì l'improponibilità della medesima desumibile dagli art. 2275 ss. c.c.

Cassazione civile sez. I  11 dicembre 1999 n. 13875  

 

 

Comunione tacita famigliare

Poiché la comunione tacita familiare, per definizione, non è regolata da accordi espliciti, il giudice, per stabilire qual'è, al momento dello scioglimento, la quota di utili spettante a ciascuno dei partecipanti, deve tener conto degli apporti (lavorativo e di ogni altro tipo) conferiti e determinare la parte spettante a ciascuno, in proporzione agli apporti stessi, per cui, la parte di utili spettante a chi ha conferito nella comunione il godimento di un'azienda deve essere commisurata al valore obiettivo di tale conferimento, a norma degli art. 2263 e 228 c.c. (applicabili anche alla comunione tacita familiare) non essendo dato presumere che apporti a tale tipo di comunione siano stati conferiti a titolo gratuito ed essendo irrilevante, a tal fine, che nel corso della comunione nessuna richiesta di compenso sia stata avanzata dall'interessato per tale conferimento; mentre al familiare che abbia lavorato in tale azienda la partecipazione agli utili dell'impresa familiare va determinata in proporzione alla qualità e quantità del lavoro prestato.

Cassazione civile sez. I  02 marzo 1987 n. 2165  

 

Coniugi

Qualora la risoluzione del rapporto di locazione venga domandata da un coniuge diverso da quello che ha contrattualmente assunto la qualità di locatore, il riconoscimento della legittimazione dell'istante postula, oltre alla ricorrenza di un consenso, anche presunto, di detto locatore, la dimostrazione della comproprietà dei coniugi medesimi del bene locato, e, pertanto, ove si tratti di rapporto anteriore all'entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia di cui alla l. 19 maggio 1975 n. 151, con conseguente inapplicabilità del regime di comunione legale fissato da tale legge, la prova del titolo costitutivo della comproprietà medesima (quale la convenzione contemplata dall'allora vigente art. 228 c.c.).

Cassazione civile sez. III  04 giugno 1985 n. 3319  

 



 
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