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Art. 2286 codice civile: Esclusione

L’esclusione di un socio può avere luogo per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge (1) o dal contratto sociale (2), nonchè per l’interdizione, l’inabilitazione del socio o per la sua condanna ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici (3).

Il socio che ha conferito nella società la propria opera o il godimento di una cosa può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a svolgere l’opera conferita o per il perimento della cosa dovuto a causa non imputabile agli amministratori.

Parimenti può essere escluso il socio che si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata alla società (4).


Commento

Interdizione: [v. 85]; Inabilitazione: [v. 1442]; Conferimento: [v. 2247]; Conferimento in godimento: [v. 2254].

Interdizione dai pubblici uffici: pena accessoria, che si accompagna alla pena della reclusione (art. 19 c.p.), che comporta per il condannato l’impossibilità di ricoprire incarichi pubblici, l’impossibilità di essere nominato tutore o curatore di incapaci etc. Può essere temporanea o perpetua (come nel caso di chi sia condannato all’ergastolo).

 

(1) Ad esempio, se il socio esercita attività concorrente violando l’art. 2301, ovvero utilizzi per fini personali i beni della società violando l’art. 2256.

 

(2) Ad esempio, mancato versamento dei conferimenti.

 

(3) In questo caso l’esclusione è dovuta alla perdita di fiducia nel socio condannato nonché al discredito che potrebbe derivare alla società.

 

(4) Queste ultime tre cause si ricollegano tutte ad ipotesi di impossibilità sopravvenuta del conferimento [v. 1218] non imputabile al socio.

 


Giurisprudenza annotata

Esclusione del socio

Dovendosi adottare la delibera di esclusione di un socio di società personali, non è necessario che siano consultati tutti i soci o che essi manifestino contestualmente la propria volontà attraverso una delibera unitaria, ma è sufficiente la raccolta delle singole volontà idonee a formare la necessaria maggioranza e la comunicazione della delibera al socio escluso, sì da porre quest’ultimo in condizione di esercitare la facoltà di opporla dinanzi al tribunale.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa  24 settembre 2014

 

In tema di astratta compatibilità della generale disciplina delle società di persone in tema di esclusione del socio con l’assetto di una società in accomandita semplice - in particolare per quanto attiene alla eventuale esclusione di un socio di capitale quale l’accomandante (anche alla luce della ben diversa disciplina dettata in materia sia di s.r.l. che di s.p.a. – se lo statuto sociale non prevede alcuna altra previsione, va esclusa la possibilità di arrivare ad un legittimo provvedimento di esclusione al di fuori delle ipotesi tassativamente previste dall’art. 2286 c.c.

Tribunale Milano  05 maggio 2014 n. 5700  

 

La gravità delle inadempienze del socio che, ai sensi dell’art. 2286, comma 1, c.c., può giustificare l’esclusione dello stesso dalla società, ricorre non soltanto quando le dette inadempienze siano tali da impedire del tutto il raggiungimento dello scopo sociale, ma anche quando, secondo l’incensurabile apprezzamento del giudice del merito, abbiano inciso negativamente sulla situazione della società, rendendone meno agevole il perseguimento dei fini (Cfr. Cass., sezione 1 civile, n. sentenza n. 6200, del 01 giugno 1991).

Tribunale Savona  23 ottobre 2013

 

La deliberazione di esclusione del socio per morosità, nonostante la richiesta, da parte di quest'ultimo, di chiarimenti e la manifestata disponibilità a pagare la somma richiesta, una volta accertatane la motivazione, costituisce reazione sproporzionata e lesiva del criterio della buona fede oggettiva. Rigetta, App. Messina, 22/11/2005

Cassazione civile sez. I  26 settembre 2013 n. 22097  

 

Durante la fase di liquidazione della società di persone non vi sono ostacoli all'applicabilità dell'art.2286 c.c.; conseguentemente, il socio che si sia reso colpevole di gravi inadempienze può, anche durante lo stato di liquidazione, essere escluso dalla compagine sociale (confermata, nella specie, l'inefficacia del contratto di cessione d'azienda stipulato dall'amministratore di una società, escluso dalla compagine sociale).

Cassazione civile sez. I  01 giugno 2012 n. 8860  

 

Nella società in accomandita semplice, in caso di gravi inadempienze dell'unico accomandatario, l'esclusione dello stesso può essere deliberata dalla maggioranza dei soci accomandanti con le modalità di cui all'art. 2286, comma 1, c.c., senza la preventiva convocazione del socio da escludere.

Tribunale Napoli sez. VII  01 marzo 2010

 

L'esclusione del socio accomandatario è disciplinata unicamente dagli art. 2286 e 2287 c.c. in modo distinto rispetto alla revoca per giusta causa dalla carica di amministratore che è invece regolata dall'art. 2319 c.c.

Tribunale Napoli sez. VII  01 marzo 2010

 

In una società in accomandita semplice, composta di soli tre soci (un accomandatario e due accomandanti), è essere consentito agli accomandanti di poter deliberare, con le modalità sancite dall'art. 2287, comma 1, c.c. (senza, quindi, essere costretti ad adire il tribunale ex art. 2287, comma 3, c.c.), l'esclusione del socio accomandatario ove ne ricorrano i presupposti di cui all'art. 2286 c.c.

Tribunale Napoli sez. VII  01 marzo 2010

 

Nella disciplina legale delle società di persone manca la previsione dell'organo e del metodo assembleare, con la conseguenza che, dovendosi adottare la delibera d'esclusione di un socio (per la quale è richiesta la maggioranza dei soci non computandosi tra questi quello da escludere), non è necessario che siano consultati tutti i soci, né che essi manifestino contestualmente la propria volontà attraverso una delibera unitaria, essendo sufficiente raccogliere le singole volontà idonee a formare la richiesta maggioranza e comunicare la delibera di esclusione al socio escluso, affinché egli sia posto in condizione di esercitare la facoltà di opposizione dinanzi al tribunale.

Tribunale Napoli sez. VII  01 marzo 2010

 

Alla società in accomandita semplice è applicabile, anche nell'ipotesi in cui il socio da escludere sia l'unico accomandatario, la normativa dettata dagli art. 2286 e 2287 c.c., la quale prevede che, in caso di gravi inadempienze del socio, l'esclusione dello stesso può esser deliberata dalla maggioranza dei soci.

Cassazione civile sez. I  08 aprile 2009 n. 8570  

 

All'esclusione dell' accomandatario di società in accomandita semplice sono applicabili gli art. 2286 e 2287 c.c. disciplinanti le cause ed il procedimento di esclusione dei soci di società di persone, in virtù del rinvio contenuto negli art. 2315 e 2293 c.c., non ravvisandosi incompatibilità né con l'art. 2318 c.c., che attribuisce solo agli accomandatari la facoltà di diventare amministratori della società, ma non esclude la nomina di terzi, né con il regime giuridico della nomina e della revoca degli amministratori medesimi, previsto dall'art. 2319 c.c., in quanto non incidente sul perdurare del rapporto sociale.

Cassazione civile sez. I  08 aprile 2009 n. 8570  



 
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