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Art. 2287 codice civile: Procedimento di esclusione

L’esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci (1), non computandosi nel numero di questi il socio da escludere, ed ha effetto decorsi trenta giorni dalla data della comunicazione (2) al socio escluso.

Entro questo termine il socio escluso può fare opposizione davanti al tribunale, il quale può sospendere l’esecuzione (3).

Se la società si compone di due soci, l’esclusione di uno di essi è pronunciata dal tribunale, su domanda dell’altro (4).


Commento

(1) Qui la maggioranza si calcola sul numero dei soci della società, cioè ogni socio ha un voto.

 

(2) La delibera in cui siano specificati anche i motivi della esclusione (in modo che il socio possa fare una adeguata opposizione) deve essere messa a conoscenza del socio escluso. Trascorsi i trenta giorni dalla comunicazione l’escluso non è più socio della società e quindi non partecipa più né agli utili né alle perdite.

 

(3) Se il tribunale accoglie (con sentenza) l’opposizione, il soggetto escluso viene reintegrato nella società con effetto retroattivo, cioè riacquista la qualità di socio, come se non fosse mai stato escluso.

 

(4) Si parla a proposito di esclusione giudiziale. È ovvio che, nel caso di società composta da solo due soci, la maggioranza per deliberare l’esclusione di uno dei due soci non potrebbe mai formarsi: ecco perché è previsto che questa sia disposta dal tribunale.


Giurisprudenza annotata

Procedimento dell'esclusione del socio

Dovendosi adottare la delibera di esclusione di un socio di società personali, non è necessario che siano consultati tutti i soci o che essi manifestino contestualmente la propria volontà attraverso una delibera unitaria, ma è sufficiente la raccolta delle singole volontà idonee a formare la necessaria maggioranza e la comunicazione della delibera al socio escluso, sì da porre quest’ultimo in condizione di esercitare la facoltà di opporla dinanzi al tribunale.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa  24 settembre 2014

 

L'annullamento della deliberazione di esclusione di un socio in esito ad opposizione proposta a norma dell'art. 2287, comma 2, c.c. opera "ex tunc" e comporta la reintegrazione del socio stesso nella sua posizione anteriore e nella pienezza dei diritti da essa derivati. Cassa con rinvio, App. Ancona, 05/11/2005

Cassazione civile sez. I  24 marzo 2014 n. 6829  

 

Nel giudizio di opposizione avverso l'espulsione del socio di una società di persone, la legittimazione passiva compete esclusivamente alla società, in persona del legale rappresentante. Come modalità equipollente d'instaurazione del contraddittorio, peraltro, è consentita, la citazione di tutti i soci, notificata nel termine di decadenza previsto dall'art. 2287 c.c., non essendo configurabile un interesse della società - intesa come autonomo soggetto giuridico - che non si identifichi con la somma degli interessi dei soci medesimi.

Cassazione civile sez. I  07 marzo 2014 n. 5391  

 

Il socio accomandatario di società in accomandita semplice può impugnare mediante opposizione ex art. 2287 la decisione viziata sul piano procedimentale con la quale venga escluso dalla società.

Tribunale S.Maria Capua V.  19 maggio 2011

 

In una società in accomandita semplice, composta di soli tre soci (un accomandatario e due accomandanti), è essere consentito agli accomandanti di poter deliberare, con le modalità sancite dall'art. 2287, comma 1, c.c. (senza, quindi, essere costretti ad adire il tribunale ex art. 2287, comma 3, c.c.), l'esclusione del socio accomandatario ove ne ricorrano i presupposti di cui all'art. 2286 c.c.

Tribunale Napoli sez. VII  01 marzo 2010

 

Alle società in accomandita semplice è applicabile, in virtù del rinvio, operato dall'art. 2315 c.c., alla disciplina concernente le società in nome collettivo, ivi comprese quelle semplici - rinvio subordinato dalla stessa norma codicistica alla compatibilità di detta disciplina con la particolare struttura delle società in accomandita semplice - la normativa di cui agli art. 2286 e 2287 c.c. Tale disposizione, infatti, non presenta profili di incompatibilità, neanche nella ipotesi in cui il socio da escludere sia l'unico accomandatario essendo la descritta disciplina conciliabile con i poteri di controllo di cui il socio accomandante dispone.

Tribunale Napoli sez. VII  01 marzo 2010

 

Ai sensi del combinato disposto degli art. 2252 e 2259 c.c., la revoca dell'amministratore di società di persone, la cui nomina sia contenuta nell'atto costitutivo, postula l'esistenza congiunta dei presupposti dell'unanimità dei consensi e della giusta causa, mentre questi possono sussistere in via alternativa, ove la nomina sia avvenuta con atto separato. Peraltro, allorché l'amministratore sia socio, non è richiesto il consenso del medesimo al fine della sua revoca, avendo portata generale il principio del divieto di voto in conflitto di interessi con la società, ai sensi dell'art. 2373 c.c., del quale costituisce applicazione anche l'art. 2287 c.c., che impone di non considerare il socio da escludere nel computo della maggioranza necessaria per l'esclusione.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2009 n. 13761

 

Alla società in accomandita semplice è applicabile, anche nell'ipotesi in cui il socio da escludere sia l'unico accomandatario, la normativa dettata dagli art. 2286 e 2287 c.c., la quale prevede che, in caso di gravi inadempienze del socio, l'esclusione dello stesso può esser deliberata dalla maggioranza dei soci.

Cassazione civile sez. I  08 aprile 2009 n. 8570  

 

All'esclusione dell' accomandatario di società in accomandita semplice sono applicabili gli art. 2286 e 2287 c.c. disciplinanti le cause ed il procedimento di esclusione dei soci di società di persone, in virtù del rinvio contenuto negli art. 2315 e 2293 c.c., non ravvisandosi incompatibilità né con l'art. 2318 c.c., che attribuisce solo agli accomandatari la facoltà di diventare amministratori della società, ma non esclude la nomina di terzi, né con il regime giuridico della nomina e della revoca degli amministratori medesimi, previsto dall'art. 2319 c.c., in quanto non incidente sul perdurare del rapporto sociale.

Cassazione civile sez. I  08 aprile 2009 n. 8570  

 

Nel giudizio di opposizione avverso l'espulsione del socio di una società di persone, la legittimazione passiva compete esclusivamente alla società, in persona del legale rappresentante, anche se è consentita, come modalità equipollente d'instaurazione del contraddittorio, la citazione di tutti i soci, notificata nel termine di decadenza previsto dall'art. 2287 c.c. Ne consegue che la citazione tempestiva soltanto di alcuni dei soci non impedisce la decadenza dall'azione, non essendo ravvisabile un'ipotesi di litisconsorzio necessario.

Cassazione civile sez. I  08 aprile 2009 n. 8570  



 
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