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Art. 2293 codice civile: Norme applicabili

La società in nome collettivo è regolata dalle norme di questo capo e, in quanto queste non dispongano, dalle norme del capo precedente.


Giurisprudenza annotata

Società in accomandita semplice

A norma dell'art. 2313 c.c. i soci accomandatari della società in accomandita semplice rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali, regola questa da estendere, per effetto dei richiami normativi contenuti negli artt. 2315 e 2293 c.c., anche con riferimento alle obbligazioni sociali anteriori all'acquisto della qualità di socio, siccome previsto dall'art. 2269 c.c.; peraltro, in base al combinato disposto degli artt. 2315 e 2304 c.c., il socio accomandatario, al quale sia richiesto il pagamento di un debito della società, è titolare del c.d. beneficium excussionis, potendo cioè opporre al creditore sociale la previa escussione del patrimonio sociale.

T.A.R. Torino (Piemonte) sez. II  15 novembre 2013 n. 1197  

 

 

Società

Il regime di responsabilità del socio della società di persone, relativamente alle obbligazioni contratte dalla società, è disciplinato dagli art. 2269 e 2290 c.c., entrambi dettati in tema di società semplice, ma applicabili anche alla società in nome collettivo in forza del rinvio operato dall'art. 2293 c.c. In particolare l'art. 2269 del c.c. stabilisce che chi entra a far parte di una società già costituita risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all'acquisto della qualità di socio. A norma dell'art. 2290 c.c., invece, è previsto che nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi rispondono verso i terzi per le obbligazioni sociali contratte fino al giorno in cui si sia verificato lo scioglimento. Tanto vale unicamente in relazione alla responsabilità dei soci verso i creditori sociali. Quanto invece ai rapporti interni, il legislatore ha previsto una disciplina distinta a seconda che la responsabilità per le obbligazioni sociali venga in considerazione in costanza del rapporto sociale o al momento della fuoriuscita del socio dalla compagine societaria.

Tribunale Roma sez. III  30 aprile 2013 n. 9226  

 

In tema di crediti di lavoro maturati a titolo di compenso per l'attività di amministratore unico di società in nome collettivo, si applica il termine prescrizionale di cui all'art. 2948, comma 1, n. 4 c.c., ove lo statuto sociale, nel far riferimento al parametro retributivo previsto per l'impiegato di prima categoria con maneggio di denaro, abbia stabilito il diritto dell'amministratore a percepire il proprio compenso con la stessa cadenza di quest'ultimo, dovendosi ritenere che la prescrizione decorra anche in costanza dell'esercizio delle relative funzioni, in quanto la regolamentazione pattizia degli interessi societari esclude che possa esservi una prospettazione di conflitto di interessi fra soci stessi — tranne l'ipotesi di revoca giudiziale della facoltà di amministrare che uno dei soci può chiedere nei confronti dell'altro a norma degli art. 2259 e 2293 c.c. — e tra soci (o uno di essi) e la società medesima, la cui eventuale sussistenza può, in ogni caso, essere risolta con la nomina di un curatore ex art. 78 c.p.c.

Cassazione civile sez. lav.  28 novembre 2012 n. 21145  

 

Le controversie in materia societaria possono, in linea generale, formare oggetto di compromesso, con esclusione di quelle che hanno ad oggetto interessi della società o che concernono la violazione di norme poste a tutela dell'interesse collettivo dei soci o dei terzi; peraltro, l'area della indisponibilità deve ritenersi circoscritta a quegli interessi protetti da norme inderogabili, la cui violazione determini una reazione dell'ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte, quali le norme dirette a garantire la chiarezza e la precisione del bilancio di esercizio; pertanto, non è compromettibile in arbitri l'azione di revoca per giusta causa di un amministratore di società in accomandita semplice ex art. 2259 c.c., in relazione agli art. 2315 e 2293 c.c., non facendo eccezione — come invocato nella specie — la avvenuta insorgenza della controversia fra coniugi altresì soci in detta società.

Cassazione civile sez. I  12 settembre 2011 n. 18600  

 

In tema di società di persone, il soggetto che entri a far parte di una società in nome collettivo già costituita risponde con gli altri soci - in base a quanto disposto dall'art. 2269 c.c., dettato in materia di società semplice, ma applicabile anche alla società in nome collettivo in forza del richiamo operato dall'art. 2293 c.c. - per le obbligazioni sociali anteriori all'acquisto della qualità di socio, non essendo una tale responsabilità condizionata dal fatto che dette obbligazioni risultino dalle scritture contabili della società.

Cassazione civile sez. III  20 aprile 2010 n. 9326

 

In ipotesi di direttore generale nominato nell'ambito di una società in accomandita semplice, pur essendo tale carica estranea alla figura tipica del contratto di società in accomandita semplice, e piuttosto caratterizzante delle società di capitali, può ritenersi applicabile la disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori, ai sensi degli art. 2260, 2293 e 2318 c.c., laddove la posizione apicale dello stesso risulti direttamente desumibile dalla nomina formale da parte dell'assemblea, rilevandosi per di più che il direttore generale partecipasse sistematicamente alla gestione sociale, svolgendo funzioni tale da farlo stimare organo interno della società.

Tribunale Salerno sez. I  10 dicembre 2009

 

 

Fallimento

La dichiarazione di fallimento del socio illimitatamente responsabile di società di persone determina la sua esclusione di diritto dalla società, ai sensi dell'art. 2288 c.c. - applicabile, come nella specie, ex art. 2293 c.c. alla società in nome collettivo - e tuttavia la revoca di tale dichiarazione di fallimento produce la reviviscenza della predetta qualità con effetti "ex tunc", quando lo scioglimento del vincolo sociale particolare, pur riferibile al momento dell'originaria dichiarazione di fallimento, non sia seguito dal completo esaurimento, ex art. 72 l. fall., del rapporto societario pendente mediante la liquidazione della quota societaria stessa ovvero, per la società costituita da due soci, come nella specie, mediante la liquidazione della società, ex art. 2272 n. 4, c.c.; ne consegue che, non verificandosi alcuno dei predetti eventi, il socio risponde anche dei debiti della società sorti durante il periodo in cui egli è restato assoggettato al fallimento poi revocato.

Cassazione civile sez. III  24 marzo 2011 n. 6734  

 

 

 



 
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