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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2294 codice civile: Incapace

La partecipazione di un incapace alla società in nome collettivo è subordinata in ogni caso all’osservanza delle disposizioni degli articoli 320, 397, 424 e 425 (1).


Commento

Incapace: soggetto che non riesce ad avere cura dei propri interessi, familiari o patrimoniali .

 

(1) Cioè sono necessarie le stesse autorizzazioni richieste per l’esercizio di un’impresa.

In particolare, il minore soggetto alla responsabilità genitoriale [v. 316] o a tutela [v. 343] nonché l’interdetto [v. 414] e l’inabilitato [v. 415] devono essere autorizzati dal tribunale su parere del giudice tutelare, alla continuazione dell’esercizio di un’impresa [v. 320, 371 e 424]. Il minore emancipato [v. 390] deve essere autorizzato dal tribunale, su parere del giudice cautelare e sentito il curatore, per continuare nonché per iniziare un’impresa commerciale.


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

L'art. 371 comma 1 n. 3 c.c., sebbene non specificamente richiamato dall'art. 411 comma 1 c.c., costituisce l'unico canone normativo idoneo ad orientare il giudice nella decisione se autorizzare o meno la continuazione di un'impresa commerciale.

Tribunale Novara  05 dicembre 2012

 

L'eventualità che il beneficiario di a.d.s. intraprenda o prosegua un'impresa commerciale è stata sottratta, dal legislatore del 2004, ad una regolamentazione rigida, caratteristica delle altre misure di protezione di persona disabile od in condizioni di più o meno grave difficoltà, per essere rimessa all'apprezzamento discrezionale del g.t., e non già del tribunale in veste collegiale.

Tribunale Novara  05 dicembre 2012

 

 

Imposte

Per l'applicazione dell'imposta di registro ad un atto di regolarizzazione di una società di fatto (in una società di persone o di capitali), è necessario che questa sia stata validamente costituita, vuoi formalmente, attraverso un negozio giuridico espresso, vuoi per effetto di un comportamento concludente. In ambedue i casi, occorre che via sia una pluralità di soggetti capaci di agire e di porre in essere il negozio associativo, nonché una pluralità di centri di interessi. (Fattispecie relativa ad un'impresa individuale caduta in successione, in relazione alla quale la Corte di cassazione ha negato l'esistenza di una società di fatto per il difetto dei presupposti in quanto due dei tre eredi, i figli minorenni del defunto imprenditore, erano stati rappresentati dall'altro coerede (il coniuge superstite e genitore dei figli minori) nell'atto di regolarizzazione della pretesa società di fatto, posto in essere a seguito della successione, e ha affermato che dalla semplice intestazione dell'atto non si può desumere alcun elemento interpretativo decisivo per l'affermazione dell'esistenza di una tale società).

Cassazione civile sez. trib.  02 luglio 2003 n. 10447  

 

 

Successione

Indipendentemente dal problema circa l'ipotizzabilità in astratto della presenza di un interdetto in una società di fatto, non può desumersi l'esistenza in capo all'incapace stesso di un rapporto sociale per solo effetto di comunione incidentale ereditaria di immobile aziendale e, in ogni caso, vi sarebbe pur sempre necessità delle autorizzazioni di cui agli art. 2294, 320, 371, 424 c.c.

Corte appello Napoli  14 maggio 1996



 
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