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Art. 2303 codice civile : Limiti alla distribuzione degli utili

Non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non per utili realmente conseguiti (1).

Se si verifica una perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a ripartizione di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente (2).


Commento

Utile: [v. 2247]; Capitale sociale: [v. 2250].

Riduzione del capitale: modifica dell’atto costitutivo che porta l’ammontare del capitale sociale [v. 2295 n. 6] ad una cifra inferiore. La (—) può dipendere da perdite o da esuberanza dell’attivo patrimoniale [v. 2306] rispetto al conseguimento dell’oggetto sociale.

Riduzione del capitale (nominale) per perdite: il capitale sociale nominale (si intende per esso una cifra che esprime il valore in denaro dei conferimenti secondo la valutazione contenuta nell’ atto costitutivo) non può essere utilizzato per l’attività sociale, ma deve rimanere inalterato per tutta la durata della società. Se in seguito a perdite di esercizio viene intaccato il capitale sociale reale (frequentemente indicato nella letteratura giuridica come patrimonio netto ossia come differenza tra le attività e le passività) sarà necessario ridurre il capitale sociale nominale nella misura in cui è stato realmente ridotto. Perciò quando le perdite riducono il capitale reale (cioè il patrimonio netto) ad un valore inferiore a quello del capitale sociale nominale è necessario provvedere alla riduzione di quest’ultimo poiché deve essere garantita ai terzi la conoscenza dell’ammontare effettivo del capitale sociale.

 

(1) Il comma 1 sancisce il divieto di distribuzione di utili fittizi che è sanzionato anche penalmente [v. 2627]. Sono «utili realmente conseguiti» quelli che rappresentano un’eccedenza (plusvalenza attiva) del patrimonio sul capitale. Il socio che ha ricevuto utili inesistenti deve restituirli.

(2) Se per far fronte alle «perdite» della società, questa ha dovuto intaccare il capitale sociale, gli utili successivamente conseguiti dovranno essere in primo luogo destinati alla reintegrazione del capitale sociale, a meno che quest’ultimo non venga ridotto.

Si noti che nelle società di persone la riduzione del capitale per perdite è sempre facoltativa [v. 2446].


Giurisprudenza annotata

Distribuzione degli utili

La sottrazione indebita ad opera dell'amministratore degli utili della società non ancora destinati alla distribuzione ai soci da una delibera dell'assemblea lede il patrimonio sociale e solo indirettamente si ripercuote sulla posizione giuridica e sull'interesse economico del singolo socio compromettendone l'aspettativa di reddito e comprimendo il valore della sua quota; ciò in quanto gli utili, prima dell'eventuale distribuzione in favore dei soci, fanno parte del patrimonio sociale ed appartengono, quindi, alla società. Conferma App. Genova, 19 maggio 2005

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2011 n. 6558  

 

Nella società in accomandita semplice il diritto del singolo socio a percepire gli utili è subordinato, ai sensi dell'art. 2262 c.c. (applicabile in forza del duplice richiamo di cui agli art. 2315 e 2293), alla sola approvazione del rendiconto, situazione contabile che equivale, quanto ai criteri fondamentali di valutazione, a quella di un bilancio, il quale è la sintesi contabile della consistenza patrimoniale della società al termine di un anno di attività. Dovendo formare oggetto di riparto gli utili realmente conseguiti ed essendo necessario evitare una sopravvalutazione del patrimonio sociale in danno dei creditori e dei terzi (oltre che degli stessi soci), è legittimo il comportamento dell'amministratore che si uniformi a quanto viene praticato nelle società per azioni e, in applicazione dei principi di verità e di prudenza nel momento della valutazione delle poste, inserisca nel passivo i costi per gli ammortamenti e le spese necessarie per il rinnovamento degli impianti obsoleti.

Cassazione civile sez. I  17 febbraio 1996 n. 1240  

 

Il socio di società di persone ha diritto alla percezione di utili solo se realmente conseguiti ed è quindi legittima la decisione dell'amministratore di accomandita semplice che, nella formazione del rendiconto, uniformandosi a quanto previsto in materia di bilancio delle società di capitali, proceda, prima di qualsiasi distribuzione degli utili, ad accantonamenti prudenziali contro il possibile insorgere di debiti risarcitori della società.

Cassazione civile sez. I  20 aprile 1995 n. 4454  

 

A norma dell'art. 2262 c.c., nella società di persone, il singolo socio ha diritto alla immediata percezione degli utili risultanti dal bilancio, dopo l'approvazione del rendiconto, a differenza di quanto avviene nelle società di capitali, in cui l'assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili (art. 2433 c.c.). Tuttavia, anche nella società di persone, il socio ha diritto alla percezione degli utili solo se effettivamente conseguiti (art. 2303 c.c.), con la conseguenza che è legittimo il comportamento dell'amministratore di una società in accomandita semplice, che, nella formazione del rendiconto annuale, uniformandosi a quanto previsto nella formazione del bilancio delle s.p.a., procede ad un accantonamento prudenziale di un importo a fronte della concreta possibilità dell'insorgere di un debito risarcitorio della società, a causa della chiamata in garanzia della stessa per pretesi vizi di una fornitura.

Cassazione civile sez. I  20 aprile 1995 n. 4454  



 
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