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Art. 2318 codice civile: Soci accomandatari

I soci accomandatari hanno i diritti e gli obblighi dei soci della società in nome collettivo (1).

L’amministrazione della società può essere conferita soltanto a soci accomandatari (2).


Commento

Socio accomandatario: [v. 2313].

 

(1) Come tali sono obbligati verso la società all’esecuzione dei conferimenti [v. 2247], sono personalmente e solidalmente responsabili verso i terzi per le obbligazioni sociali (godono, comunque, del beneficio della preventiva escussione del patrimonio della società previsto dall’art. 2304), devono sottostare al divieto di concorrenza ex art. 2301.

(2) Nel caso in cui tale norma venga violata, ossia l’amministrazione della società sia conferita ad un socio accomandante, si applicherà la sanzione prevista dall’art. 2320, ossia l’estensione della responsabilità illimitata [v. 2291] anche al socio accomandante.

 


Giurisprudenza annotata

Società in accomandita

In materia di società a base personale (nella specie società in accomandita semplice), la carica di amministratore unico è incompatibile con la posizione di lavoratore subordinato della stessa, in quanto non possono in un unico soggetto riunirsi la qualità di esecutore subordinato della volontà sociale e quella di organo competente ad esprimere tale volontà. Rigetta, App. Trento, 21/09/2007

Cassazione civile sez. lav.  22 marzo 2013 n. 7312  

 

La situazione di socio occulto di una società in accomandita semplice, la quale è caratterizzata dall'esistenza di due categorie di soci, che si diversificano a seconda del livello di responsabilità -illimitata per gli accomandatari e limitata alla quota conferita per gli accomandanti-, non è idonea a far presumere la qualità di accomandatario, essendo necessario, a tal fine, accertare di volta in volta la posizione in concreto assunta da detto socio, il quale, di conseguenza, assume responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali, ai sensi dell'art 2320 c.c., solo ove contravvenga al divieto di compiere atti di amministrazione (intesi questi ultimi quali atti di gestione, aventi influenza decisiva o almeno rilevante sull'amministrazione della società, non già di atti di mero ordine o esecutivi) o di trattare o concludere affari in nome della società Una responsabilità illimitata del socio occulto, affermata indipendentemente dal fatto che lo stesso sia un accomandante o un accomandatario e indipendentemente dal fatto che, se accomandante, si sia ingerito o meno nell'amministrazione della società, si tradurrebbe, in quanto non giustificata da esigenze di tutela dei terzi, in una mera sanzione della posizione di socio occulto.

Cassazione civile sez. I  17 dicembre 2012 n. 23211

 

Il socio accomandatario di una società commerciale che nel sistemare la tenda esterna del suo negozio, messa fuori posto dal vento, rovini a terra riportando lesioni, ha diritto a essere indennizzato dall'Inail. Il fatto che il socio accomandatario intervenga per eliminare l'inconveniente suddetto sostituendosi ai dipendenti, non deve ritenersi operazione estranea all'attività della società, di tipo commerciale, ma piuttosto inerente a essa, posto che un inconveniente siffatto implica potenziale pericolo per gli altri dipendenti e per la clientela. Infatti, pericoloso oltre che pregiudizievole per l'immagine di un negozio, antiestetico e non invogliante all'accesso, è un tendone esterno in parte divelto dagli appoggi. Né tantomeno detto intervento appare diretto a risolvere un problema di tipo specialistico o comunque complicato, ma al contrario, esso si dimostra caratterizzato da particolare semplicità se non addirittura banalità. Pertanto il rischio a esso legato, in particolare quello derivante dal dover salire su di una scala, deve ritenersi coperto dall'assicurazione per gli infortuni di attività commerciale.

Corte appello Genova sez. lav.  24 maggio 2012 n. 560  

 

E' fondata l'opposizione proposta dal socio accomandante della società in accomandita semplice avverso la delibera di esclusione dello stesso dalla società, adottata alla luce dell'asserita violazione del divieto di concorrenza, di cui all'art. 2301, per avere lo stesso, senza il consenso degli altri soci, esercitato per conto proprio e altrui un'attività concorrente con quella della società. Orbene, ritenuto che l'art. 2315 c.c. statuisce l'applicabilità alla s.a.s., delle disposizioni relative alla s.n.c. in quanto compatibili con le specifiche norme disciplinanti la s.a.s. e che ai sensi dell'art. 2318 c.c., nella s.a.s. solo i soci accomandatari sono soggetti agli obblighi propri della s.n.c., ne consegue che l'attore, quale socio accomandante, non può ritenersi assoggettato al divieto di concorrenza che vincola solo gli accomandatari.

Tribunale Prato  05 settembre 2011 n. 939  

 

Nelle società in accomandita semplice la nomina di un direttore generale con l'incarico di provvedere all'impianto generale amministrativo e di rappresentare la società anche nei confronti dei terzi, pur essendo tale carica estranea alla figura tipica del contratto di società in accomandita semplice e, piuttosto, elemento caratterizzante delle società di capitali, comporta l'applicabilità della disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori ai sensi degli art. 2260, 2293 e 2318 c.c.

Tribunale Salerno sez. I  10 dicembre 2009

 

In ipotesi di direttore generale nominato nell'ambito di una società in accomandita semplice, pur essendo tale carica estranea alla figura tipica del contratto di società in accomandita semplice, e piuttosto caratterizzante delle società di capitali, può ritenersi applicabile la disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori, ai sensi degli art. 2260, 2293 e 2318 c.c., laddove la posizione apicale dello stesso risulti direttamente desumibile dalla nomina formale da parte dell'assemblea, rilevandosi per di più che il direttore generale partecipasse sistematicamente alla gestione sociale, svolgendo funzioni tale da farlo stimare organo interno della società.

Tribunale Salerno sez. I  10 dicembre 2009

 

Il principio dell'alterità unificata della società di persone rispetto alla sfera giuridica di ciascuno dei singoli soci impone che in caso di obbligazione controversa la domanda di condanna al pagamento degli utili debba necessariamente essere proposta nei confronti della società e non degli altri soci accomandatari, la cui responsabilità è sussidiaria e soggetta al beneficio di preventiva escussione ai sensi degli art. 2304 e 2318 c.c.

Tribunale Catanzaro sez. I  22 aprile 2009

 

All'esclusione dell' accomandatario di società in accomandita semplice sono applicabili gli art. 2286 e 2287 c.c. disciplinanti le cause ed il procedimento di esclusione dei soci di società di persone, in virtù del rinvio contenuto negli art. 2315 e 2293 c.c., non ravvisandosi incompatibilità né con l'art. 2318 c.c., che attribuisce solo agli accomandatari la facoltà di diventare amministratori della società, ma non esclude la nomina di terzi, né con il regime giuridico della nomina e della revoca degli amministratori medesimi, previsto dall'art. 2319 c.c., in quanto non incidente sul perdurare del rapporto sociale.

Cassazione civile sez. I  08 aprile 2009 n. 8570  

 

In tema di amministrazione nella società in accomandita semplice, per effetto della regola per cui l'amministratore non può che essere un socio accomandatario, l'eventuale esclusione di questi dalla società, non diversamente da qualsiasi altra causa di scioglimento del rapporto sociale a lui facente capo, ne comporta ipso jure anche la cessazione dalla carica di amministratore, mentre non è predicabile il contrario, ben potendo sussistere, in tale compagine, anche soci accomandatari che non siano amministratori, come desumibile dall'art. 2318 c.c.; ne consegue che le questioni dell'esclusione del socio (nella specie, ritenuta dal giudice di merito di competenza degli arbitri, in forza di clausola compromissoria prevista nell'atto costitutivo) e della revoca dell'amministratore per giusta causa (nella specie, oggetto di contestazione promossa dall'interessato avanti al giudice e culminata in pronuncia di illegittimità dell'atto) restano distinte e non sovrapponibili, per disciplina legale e presupposti differenti, essendo l'eventuale revoca dalla carica di amministratore non incidente sulla qualità di socio dello stesso.

Cassazione civile sez. I  02 marzo 2009 n. 5019  

 

La illimitata responsabilità del socio accomandatario per le obbligazioni sociali, ai sensi dell'art. 2313 c.c., trae origine dalla sua qualità di socio e si configura pertanto come personale e diretta, anche se con carattere di sussidiarietà in relazione al preventivo obbligo di escussione del patrimonio sociale, in sede di esecuzione individuale, di cui all'art. 2304 c.c., richiamato dal successivo art. 2318. Il socio illimitatamente responsabile non può, quindi, essere considerato terzo rispetto all'obbligazione sociale, ma debitore al pari della società per il solo fatto di essere socio tenuto a rispondere senza limitazioni. Tale situazione di identità debitoria emerge con evidenza in sede fallimentare, ove il fallimento della società di persone produce con effetto automatico, ai sensi dell'art. 147 l. fall., il fallimento dei soci illimitatamente responsabili e il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende dichiarato per l'intero anche nel fallimento dei singoli soci (art. 148, comma 3, l. fall.). Alla stregua di tali postulati, l'atto con cui il socio accomandatario rilascia garanzia ipotecaria per un debito della società non può essere considerato costitutivo di garanzia per un'obbligazione altrui, ma va qualificato quale atto di costituzione di garanzia per una obbligazione propria con la conseguenza che il creditore che, in relazione a un credito verso la società, in seguito fallita, sia titolare di garanzia ipotecaria prestata dal socio accomandatario, ha diritto di insinuarsi in via ipotecaria nel passivo del fallimento di quest'ultimo, assumendo egli la veste di creditore ipotecario del fallito, non già di mero titolare d'ipoteca rilasciata dal fallito quale terzo garante di un debito altrui.

Cassazione civile sez. I  06 novembre 2006 n. 23669



 
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