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Art. 2323 codice civile: Cause di scioglimento

La società si scioglie, oltre che per le cause previste nell’art. 2308, quando rimangono soltanto soci accomandanti o soci accomandatari, semprechè nel termine di sei mesi non sia stato sostituito il socio che è venuto meno (1).

Se vengono a mancare tutti gli accomandatari, per il periodo indicato dal comma precedente gli accomandanti nominano un amministratore provvisori (2) o per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione. L’amministratore provvisorio non assume la qualità di socio accomandatario.


Commento

(1) La s.a.s. si scioglie oltre che per la sopravvenuta mancanza di una delle due categorie di soci, per il decorso del termine, per il conseguimento dell’oggetto sociale [v. 2253] o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo, per volontà di tutti i soci, quando vengono a mancare tutti i soci (se nel termine di sei mesi la pluralità dei soci non è ricostituita), per le altre cause previste nel contratto sociale, ai sensi dell’art. 2272, nonché per il provvedimento dell’autorità governativa o in seguito alla dichiarazione di fallimento, ai sensi dell’art. 2308.

(2) Può essere nominato amministratore provvisorio sia un accomandante che un terzo estraneo alla società.


Giurisprudenza annotata

Cause di scioglimento

Nella società in accomandita semplice, in caso di sopravvenuta mancanza di tutti i soci accomandatari, l'art. 2323 c.c., nel prevedere la sostituzione dei soci venuti meno e la nomina in via provvisoria di un amministratore per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione, esclude implicitamente la possibilità di riconoscere al socio accomandante, ancorché unico superstite, la qualità di rappresentante della società per il solo fatto di aver assunto in concreto la gestione sociale, posto che l'ingerenza del socio accomandante nell'amministrazione, pur comportando la perdita della limitazione di responsabilità ai sensi dell'art. 2320 c.c., non determina l'acquisto, da parte sua, del potere di rappresentanza della società.

Cassazione civile sez. VI  07 luglio 2011 n. 15067  

 

Nella società in accomandita semplice, in caso di sopravvenuta mancanza di tutti i soci accomandatari, l'art. 2323 c.c., nel prevedere la sostituzione dei soci venuti meno e la nomina in via provvisoria di un amministratore per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione, esclude implicitamente la possibilità di riconoscere al socio accomandante, ancorché unico superstite, la qualità di rappresentante della società per il solo fatto di aver assunto in concreto la gestione sociale. In tale tipo di società, infatti, diversamente da quanto accade nella società in accomandita per azioni, non vi è necessaria coincidenza tra la qualifica di socio accomandatario e quella di amministratore, nel senso che non tutti gli accomandatari devono essere anche amministratori, con la conseguenza che l'ingerenza del socio accomandante nell'amministrazione, pur comportando la perdita della limitazione di responsabilità, ai sensi dell'art. 2320 c.c., non si traduce anche nell'acquisto del potere di rappresentanza della società .

Cassazione civile sez. I  11 ottobre 2006 n. 21803  

 

In una società in accomandita semplice, la revoca giudiziale dell'amministratore che sia unico socio accomandatario non determina l'automatico scioglimento della società.

Tribunale Padova  13 luglio 2003

 

In caso di sopravvenuta mancanza di tutti i soci accomandatari, nella s.a.s., l'art. 2323 c.c., nel prevedere la sostituzione dei soci venuti meno e la nomina in via provvisoria di un amministratore per gli atti di ordinaria amministrazione, esclude implicitamente la possibilità di riconoscere al socio accomandante, ancorché unico superstite, la qualità di rappresentante della società, per il solo fatto che abbia in concreto assunto la gestione sociale.

Tribunale Milano  12 marzo 2003

 

Ai sensi dell'art. 2312 c.c., per ottenere la cancellazione dal registro delle imprese di una società in liquidazione è necessario e sufficiente che si sia provveduto all'approvazione del bilancio finale di liquidazione, mentre invece non occorre che risulti l'effettiva definizione di tutti i rapporti giuridici pendenti.

Tribunale Vercelli  05 luglio 2002

 

La richiesta giudiziale di revoca per giusta causa di amministratore di società di persone, ove ritenuta fondata, non ha margine di tutela ulteriore rispetto alla sola rimozione dell'organo gestorio negligente o infedele, e ciò indipendentemente dalla sede processuale - cautelare o ordinaria - in cui venga invocato l'intervento giurisdizionale, non potendo, il giudice dell'urgenza, attribuire nulla di più e di diverso di quanto non possa fare il giudice del merito. In tema di società in accomandita semplice, qualora l'unico socio accomandatario venga giudizialmente privato della facoltà di amministrare, non può applicarsi analogicamente l'art. 2323, comma 2 c.c., a cagione della persistente presenza nella compagine di detto accomandatario; si determina invece una causa di scioglimento della società, per impossibilità di funzionamento, atteso che il potere di amministrare è riservato esclusivamente al socio accomandatario.

Tribunale Roma  04 maggio 2000

 

 

Fallimento

La società di persone costituita nelle forme previste dal codice civile ed avente ad oggetto un'attività commerciale è assoggettabile al fallimento indipendentemente dall'effettivo esercizio dell'attività, poiché acquista la qualità d'imprenditore commerciale dal momento della sua costituzione, non dall'inizio del concreto esercizio dell'attività d'impresa, dovendo ritenersi sussistente il requisito della professionalità richiesto dall'art. 2082 c.c. per il solo fatto della costituzione per l'esercizio di un'attività commerciale, che segna l'irreversibile scelta per il suo svolgimento, come peraltro si desume anche dagli art. 2308 e 2323, c.c., essendo irrilevante che la società di persone non abbia la personalità giuridica, in quanto costituisce nelle relazioni esterne un gruppo solidale ed inscindibile, ed assume la struttura di un soggetto di diritti. (Conferma App. L'Aquila 19 settembre 2001).

Cassazione civile sez. I  28 aprile 2005 n. 8849  

 

 

Compromesso ed arbitrato

Non possono formare oggetto di transazione (e non possono essere devolute al giudizio arbitrate) le controversie tra soci, o tra questi e la società, nelle quali vengono in rilievo interessi generali della società medesima, di natura pubblicistica, o che concernono violazione di norme poste a tutela dell'interesse collettivo dei soci o dei terzi; in particolare sono disponibili le domande di esclusione dalla società proposte reciprocamente dall'un socio nei confronti dell'altro, anche in società di due soli soci, in quanto all'eventuale accoglimento di una delle due domande di esclusione conseguirebbe lo scioglimento della società (che a norma dell'art. 2323, comma 1, c.c., interviene solo quando non si sia provveduto entro sei mesi alla sostituzione del socio venuto meno); nè, d'altro canto può ritenersi che la norma di cui all'art. 2287, comma 3, c.c. contenga un'inderogabile riserva di natura procedimentale in favore del tribunale, dato che si limita a provvedere al caso in cui la procedura maggioritaria dell'esclusione sia per forza di cose inoperante.

Tribunale Napoli  26 marzo 2003

 



 
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