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Art. 2324 codice civile: Diritti dei creditori sociali dopo la liquidazione

Salvo il diritto previsto dal secondo comma dell’art. 2312 nei confronti degli accomandatari e dei liquidatori (1), i creditori sociali che non sono stati soddisfatti nella liquidazione della società possono far valere i loro crediti anche nei confronti degli accomandanti, limitatamente alla quota di liquidazione (2).

Capo V
((Societa’ per azioni))

Sezione I
Disposizioni generali


Commento

Liquidatori: [v. 2309]; Liquidazione della società: [v. 2274].

Quota di liquidazione: somma di denaro attribuita ai singoli soci in seguito alla liquidazione (quando le attività siano risultate superiori alle passività). La (—) può essere superiore o inferiore al valore del conferimento.

 

(1) Cioè il diritto dei creditori sociali non soddisfatti nella liquidazione di far valere i loro crediti nei confronti dei soci accomandatari e dei liquidatori (nel caso che il mancato pagamento sia dipeso da loro colpa), solo dal momento della cancellazione della società dal registro delle imprese [v. 2312].

 

(2) Anche questo articolo (come pure l’art. 2321) equipara la posizione del socio accomandante a quella del socio di società di capitali che ai sensi dell’art. 2456, comma 2, risponde nei confronti dei creditori sociali insoddisfatti solo nei limiti di quanto hanno ricevuto come quota di liquidazione.


Giurisprudenza annotata

Quote

L'attestazione contenuta nell'atto di scioglimento della società, con la quale i soci danno atto di "aver già provveduto al riparto tra essi delle attività sociali" è idonea a dare prova del fatto costitutivo della responsabilità dell'accomandante, così come prevista dal più volte citato art. 2324 c.c. ed una volta dimostrata, da parte del creditore, l'attiva partecipazione del socio accomandante alla liquidazione delle attività sociali (come con riguardo al caso di specie), è onere di quest'ultimo dimostrare i limiti della propria responsabilità personale dando prova dell'effettiva entità della quota di liquidazione ricevuta, essendo egli nelle migliori condizioni per poterlo fare.

Tribunale Nocera Inferiore sez. I  22 luglio 2011

 

 

Scioglimento della società

L'art. 2495 c.c., comma 2, come modificato dal d.lg. n. 6/03, art. 4, è norma innovativa e ultrattiva, che, in attuazione della legge di delega, disciplina gli effetti delle cancellazioni delle iscrizioni di società di capitali e cooperative intervenute anche precedentemente alla sua entrata in vigore (1 gennaio 2004), prevedendo a tale data la loro estinzione, in conseguenza dell'indicata pubblicità e quella contestuale alle iscrizioni delle stesse cancellazioni per l'avvenire e riconoscendo, come in passato, le azioni dei creditori sociali nei confronti dei soci, dopo l'entrata in vigore della norma, con le novità previste agli effetti processuali per le notifiche intrannuali di dette citazioni, in applicazione degli art. 10 e 11 preleggi, e dell'art. 73 cost., u.c. Il citato articolo, incidendo nel sistema, impone una modifica del diverso e unanime pregresso orientamento della giurisprudenza di legittimità fondato sulla natura all'epoca non costitutiva della iscrizione della cancellazione che invece dall'1 gennaio 2004 estingue di certo le società di capitali nei sensi indicati. Dalla stessa data per le società di persone, esclusa l'efficacia costitutiva della cancellazione iscritta nel registro, impossibile in difetto di analoga efficacia della loro iscrizione, per ragioni logiche e di sistema, può affermarsi la efficacia dichiarativa della pubblicità della cessazione dell'attività dell'impresa collettiva, opponibile dall'1 luglio 2004 ai creditori che agiscano contro i soci, ai sensi degli art. 2312 e 2324 c.c., norme in base alle quali si giunge ad una presunzione del venir meno della capacità e legittimazione di esse, operante negli stessi limiti temporali indicati, anche se perdurino rapporti o azioni in cui le stesse società sono parti, in attuazione di una lettura costituzionalmente orientata delle norme relative a tale tipo di società da leggere in parallelo ai nuovi effetti costituivi della cancellazione delle società di capitali per la novella. La natura costitutiva riconosciuta per legge a decorrere dall'1 gennaio 2004, degli effetti delle cancellazioni già iscritte e di quelle future per le società di capitali che con esse si estinguono, comporta, anche per quelle di persone, che, a garanzia della parità di trattamento dei terzi creditori di entrambi i tipi di società, si abbia una vicenda estintiva analoga con la fine della vita di queste contestuale alla pubblicità, che resta dichiarativa degli effetti da desumere dall'insieme delle norme pregresse e di quelle novellate, che, per analogia iuris determinano una interpretazione nuova della disciplina pregressa delle società di persone. Per queste ultime, come la loro iscrizione nel registro delle imprese ha natura dichiarativa, anche la fine della loro legittimazione e soggettività è soggetta a pubblicità della stessa natura, desumendosi l'estinzione di esse dagli effetti della novella dell'art. 2495 c.c., sull'intero titolo V del Libro quinto del codice civile dopo la riforma parziale di esso, ed è l'evento sostanziale che la cancellazione rende opponibile ai terzi (art. 2193 c.c.) negli stessi limiti temporali indicati per la perdita della personalità delle società oggetto di riforma.

Cassazione civile sez. un.  22 febbraio 2010 n. 4062  

 

 

Società

La cancellazione di una società di persone dal registro delle imprese ne comporta l'estinzione ai sensi dell'art. 2485 comma 2 c.c., attesa la sostanziale sovrapponibilità fra gli art. 2312 comma 2 c.c. (applicabile anche alle s.a.s. ai sensi degli art. 2315, 2324 c.c.) ed il previgente art. 2596 c.c. (oggi art. 2495 c.c.) e considerato inoltre che la perdita del "beneficium excussionis" per i soci illimitatamente responsabili della s.n.c. o della s.a.s. è già prevista dagli art. 2312 e 2324 c.c. quale conseguenza della cancellazione, sicché deve escludersi che il mantenimento di una diversa disciplina fra società di capitali e società di persone possa trovare giustificazione nella posizione deteriore nella quale verrebbero a trovarsi tali soci per effetto dell'estinzione.

Corte appello Napoli  22 aprile 2009

 

Affinché una società possa considerarsi estinta è necessaria la definizione di tutti i rapporti derivati dall'attività sociale o ad essi connessi ancora pendenti, con la conseguenza che, fino a tale definizione, la vita della società perdura, sia pure limitatamente alla fase di liquidazione. Non è pertanto sufficiente il semplice scioglimento della società (nemmeno quando sia deliberato dai soci con l'esclusione della fase di liquidazione) o la cancellazione della stessa dal Registro delle imprese.

Corte appello Milano  12 marzo 2003

 



 
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