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Art. 2326 codice civile: Denominazione sociale

La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l’indicazione di società per azioni (1) (2).


Commento

Denominazione sociale: nome delle società di capitali; in particolare, consente che la società sia identificabile nei rapporti con i terzi.

 

(1) La società per azioni, a differenza della società in nome collettivo [v. 2291] e della società in accomandita semplice [v. 2313], non ha una ragione sociale (ossia il nome di uno o più soci con indicazione del rapporto sociale), bensì una denominazione. Nella società per azioni, infatti, come nelle altre società di capitali, non vi sono soci illimitatamente responsabili, per cui la denominazione (ossia il nome della società) può essere formata in qualsiasi modo: con un nome di fantasia, con riferimento ad una località o all’oggetto della società; può risultare dal nome di una persona che è stata il fondatore della società (es.: Olivetti). Un altro limite da tener presente è che la denominazione non può essere uguale o simile a quella di una società concorrente, se da ciò possa derivare confusione [2567].

In ogni caso però la denominazione deve contenere l’indicazione di società per azioni.

(2) La denominazione sociale delle società che hanno quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività di cui all’art. 2135 deve contenere l’indicazione di società agricola.


Giurisprudenza annotata

Denominazione

La denominazione sociale è tutelata anche nell'ipotesi di un eventuale mutamento dell'oggetto sociale, in quanto essa ha la funzione di individuare la società come soggetto di diritto e quindi prescinde dall'attività in concreto svolta e dall'oggetto sociale, che può mutare nel corso della sua attività senza che ciò comporti un mutamento della sua soggettività e, quindi, senza che ciò renda necessaria una modifica della sua denominazione o consenta ad altri l'uso della stessa. Rigetta, App. Milano, 18/01/2008

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2014 n. 5931

 

Il cosiddetto principio di verità della denominazione sociale, in base al quale l'autorità giudiziaria potrebbe rifiutare l'omologazione degli atti sociali che ne comportino la violazione, impone che la denominazione non possa apparire ingannevole per il pubblico, ma non è violato allorché altri vantino diritti sulla denominazione adottata.

Corte appello L'Aquila  14 dicembre 1983



 
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