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Art. 2341-bis codice civile: Patti parasociali

I patti, in qualunque forma stipulati, che al fine di stabilizzare gli assetti proprietari o il governo della società:

a) hanno per oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle società per azioni o nelle società che le controllano (1);

b) pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o delle partecipazioni in società che le controllano (2);

c) hanno per oggetto o per effetto l’esercizio anche congiunto di un’influenza dominante su tali società, non possono avere durata superiore a cinque anni e si intendono stipulati per questa durata anche se le parti hanno previsto un termine maggiore; i patti sono rinnovabili alla scadenza (3).

Qualora il patto non preveda un termine di durata, ciascun contraente ha diritto di recedere con un preavviso di centottanta giorni.

 

Le disposizioni di questo articolo non si applicano ai patti strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione o nello scambio di beni o servizi e relativi a società interamente possedute dai partecipanti all’accordo.


Commento

Patti parasociali: [v. Libro V, Titolo V, Capo V, Sez. IIIbis]; Società per azioni: [v. Libro V, Titolo V, Capo V]; Recesso: [v. 2285].

Diritto di voto: diritto di partecipare alla formazione della volontà della società. Ogni azione attribuisce il (—). L’esercizio del (—) è subordinato all’intervento del socio in assemblea.

Società controllante: società che detiene partecipazioni di maggioranza in altre società. Queste ultime mantengono la propria autonomia, sia tra di loro che nei confronti della (—) detta anche società madre o holding.

(1) Sono questi i cd. sindacati di voto, accordi con i quali alcuni soci si impegnano a concordare preventivamente il modo in cui votare in assemblea.

(2) Il comma prevede i cd. sindacati di blocco, patti aventi come oggetto l’impegno a non cedere le proprie azioni per un certo tempo o a preferire nella cessione i partecipanti al sindacato attribuendo loro un diritto di prelazione.

(3) I patti che hanno contenuto diverso da quello elencato in questo articolo non sono da considerarsi rilevanti, essi non sono illeciti e vengono regolati dalla disciplina ordinaria dei contratti.

 


Giurisprudenza annotata

Patti parasociali

Il patto parasociale, in forza del quale taluni soci si impegnano ad eseguire prestazioni a beneficio della società, integra la fattispecie del contratto a favore di terzo disciplinato dall'art. 1411 c.c., il cui adempimento può essere chiesto sia dalla società terza beneficiaria - che con l'eventuale atto di citazione palesa la volontà di profittare del contratto - sia dai soci stipulanti, pur nell'ipotesi in cui abbiano ceduto a terzi le loro partecipazioni sociali, in quanto la validità del patto parasociale non è legata alla permanenza della qualità di socio degli stipulanti. Cassa con rinvio, App. Roma, 07/12/2005

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2013 n. 17200

 

Il socio di una società di capitali che lamenti la violazione del suo diritto di prelazione nel caso di vendita di azioni sociali, statutariamente previsto, non può limitarsi a dimostrare in giudizio l'esistenza del suddetto patto, ma deve anche allegare e provare che dalla sua violazione è derivata una lesione del suo interesse a rendersi acquirente delle azioni trasferite a terzi.

Cassazione civile sez. III  23 luglio 2012 n. 12797  

 

Il patto parasociale che impegna i soci a votare in assemblea contro l'eventuale proposta di intraprendere l'azione di responsabilità sociale nei confronti degli amministratori, non è contrario all'ordine pubblico, ma agli art. 2392 e 2393 c.c., i quali non pongono principi aventi tale carattere, ma sono norme imperative inderogabili, con conseguente nullità del patto, in quanto avente oggetto (la prestazione inerente alla non votazione dell'azione di responsabilità) o motivi comuni illeciti (perché la clausola mira a far prevalere l'interesse di singoli soci che, per regolamentare i propri rapporti, si sono accordati a detrimento dell'interesse generale della società al promovimento della detta azione, dal cui esito positivo avrebbe potuto ricavare benefici economici); né l'estensione della nullità all'intero negozio e la conversione del negozio nullo, di cui agli art. 1419 e 1424 c.c., implicano la violazione dell'ordine pubblico, in quanto l'istituto della nullità non è, di per sé, di ordine pubblico, potendo solo alcune sue ipotesi essere generate dalla violazione di tali principi.

Cassazione civile sez. I  28 aprile 2010 n. 10215  

 

Un patto parasociale diretto alla costituzione di un sindacato di voto - di cui viene richiesta l'esecuzione in forma coattiva - non può ritenersi concluso per fatti concludenti quando l'ambito soggettivo e l'oggetto del patto siano rimasti indeterminati e l'allineamento del comportamento configuri soltanto un atto meramente preparatorio che non permette né di individuare le strategie comuni, finalizzate a "stabilizzare gli assetti proprietari o il governo delle società" (art. 2341 bis c.c.) né di ravvisare in capo alle parti un obbligo di trasferimento delle azioni, tale da configurare un "preliminare di cessione". Pertanto, se la conclusione del patto deve ritenersi provata unicamente tramite la sua stessa esecuzione, nel caso in cui dall'esecuzione non emergano gli elementi essenziali del medesimo patto non può dirsi raggiunta la prova che esso sia stato concluso.

Tribunale Belluno  27 marzo 2010

 

È valido il patto parasociale avente ad oggetto l'espressione del voto nell'assemblea di una società per azioni, chiamata a nominare gli amministratori, ancorché non sia stata prefissata la durata del vincolo assunto dalle parti ed operi perciò il principio generale in forza del quale ad ogni partecipante spetta il diritto di recedere unilateralmente dal patto per giusta causa o con congruo preavviso; con la conseguenza che il partecipante il quale presenti all'assemblea una lista di candidati alla carica amministrativa di contenuto incompatibile con il rispetto del patto e poi esprima il proprio voto in contrasto con gli obblighi derivanti dall'adesione al patto medesimo può essere chiamato dalle altre parti a risarcire i danni conseguenti al suo inadempimento.

Cassazione civile sez. I  22 marzo 2010 n. 6898  

 

Un patto parasociale in relazione al quale si asserisce la stipulazione in forma orale è da provarsi, qualora la prova sia fornita mediante presunzioni, attraverso un procedimento logico-valutativo, sulla base di canoni di univocità o di alta probabilità con riferimento ad una connessione di avvenimenti possibile e verosimile secondo un criterio di normalità e ragionevolezza.

Tribunale Belluno  23 gennaio 2010

 

I patti parasociali, in quanto destinati a disciplinare convenzionalmente l'esercizio di diritti e facoltà dei soci, non sono vietati e possono essere stipulati anche tra soci e terzi; essi sono vincolanti solo tra le parti contraenti e non possono incidere direttamente sull'attività sociale e devono ritenersi illegittimi solo quando il contenuto dell'accordo si ponga in contrasto con norme imperative o sia idoneo a consentire elusione di norme o principi generali dell'ordinamento, ma non quando sia destinato a realizzare un risultato pienamente consentito dall'ordinamento.

Tribunale Salerno sez. I  16 giugno 2009 n. 1438  

 

Sono da reputarsi stipulati a tempo indeterminato i patti parasociali la cui durata è rapportata al verificarsi di un evento. I comportamenti, anche omissivi, tenuti dalle parti di un negozio parasociale, inequivocabilmente incoerenti con il contenuto del negozio, importano lo scioglimento tacito del contratto.

Collegio arbitrale  09 gennaio 2009

 

Quella dei patti parasociali è categoria concettuale ampia e variegata, che non necessariamente si esaurisce nelle fattispecie normative tipiche delineate nell'art. 2341 bis c.c., le cui disposizioni possono essere applicate per analogia, ove ne ricorrano i presupposti.

Collegio arbitrale  09 gennaio 2009

 

I patti di sindacato sono accordi atipici volti a disciplinare, tra i soci contraenti ed in via meramente obbligatoria, con conseguenze meramente risarcitorie, i rapporti interni fra di essi; il vincolo che ne discende opera, pertanto, su di un terreno esterno a quello dell'organizzazione sociale, sicché non è legittimamente predicabile, al riguardo, né la circostanza che al socio stipulante sia impedito di determinarsi autonomamente all'esercizio del voto in assemblea, né quella che il patto stesso ponga in discussione il corretto funzionamento dell'organo assembleare o la formazione del capitale (operando il vincolo obbligatorio così assunto non dissimilmente da qualsiasi altro possibile motivo soggettivo che spinga un socio a determinarsi al voto assembleare o alla gestione della partecipazione in un certo modo), poiché al socio non è impedito di scegliere il non rispetto del patto di sindacato ogni qualvolta l'interesse ad un certo esito della votazione assembleare o proprio atto negoziale prevalga sul rischio di dover rispondere dell'inadempimento del patto. (Principio affermato dalla S.C. in materia di cessione di azioni, in violazione del diritto di prelazione convenuto nel patto tra i soci).

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2008 n. 5963  

 

 

Società

Il patto di prelazione inserito nello statuto di una società di capitali ed avente ad oggetto l'acquisto delle azioni sociali, poiché è preordinato a garantire un particolare assetto proprietario, ha efficacia reale, in caso di violazione, è opponibile anche al terzo acquirente.

Cassazione civile sez. III  23 luglio 2012 n. 12797  

 



 
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