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Art. 2343-bis codice civile: Acquisto della società da promotori, fondatori, soci e amministratori

L’acquisto da parte della società, per un corrispettivo pari o superiore al decimo del capitale sociale, di beni o di crediti dei promotori, dei fondatori, dei soci o degli amministratori, nei due anni dalla iscrizione della società nel registro delle imprese, deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria.

L’alienante deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società ovvero la documentazione di cui all’articolo 2343-ter primo e secondo comma contenente la descrizione dei beni o dei crediti, il valore a ciascuno di essi attribuito, i criteri di valutazione seguiti, nonchè l’attestazione che tale valore non è inferiore al corrispettivo, che deve comunque essere indicato.

La relazione deve essere depositata nella sede della società durante i quindici giorni che precedono l’assemblea. I soci possono prenderne visione. Entro trenta giorni dall’autorizzazione il verbale dell’assemblea, corredato dalla relazione dell’esperto designato dal tribunale ovvero dalla documentazione di cui all’articolo 2343-ter, deve essere depositato a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese.

Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli acquisti che siano effettuati a condizioni normali nell’ambito delle operazioni correnti della società né a quelli che avvengono nei mercati regolamentati o sotto il controllo dell’autorità giudiziaria o amministrativa (1) .

In caso di violazione delle disposizioni del presente articolo gli amministratori e l’alienante sono solidalmente responsabili per i danni causati alla società, ai soci ed ai terzi (2).


Commento

Capitale sociale: [v. 2327]; Promotori: [v. 2333]; Fondatori (soci): [v. 2341]; Amministratori: [v. 2298]; Relazione giurata: [v. 2343]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Mercati regolamentati: [v. 2325bis]; Responsabilità solidale: [v. 1292].

Assemblea ordinaria: in base alla normativa antecedente la riforma, l’(—) poteva essere definita come quella avente competenza generale e residuale, nel senso che la stessa decideva non solo sulle materie specificamente attribuitele ma anche su tutte quelle non riservate alla competenza dell’assemblea straordinaria. A seguito della riforma tale competenza generale è venuta meno, per cui anche l’(—) deve definirsi come l’assemblea dei soci alla quale il legislatore rimette le decisioni su determinate materie specificamente attribuitele (e differenti a seconda del sistema di amministrazione scelto dalla società) con la previsione di quorum costitutivi e deliberativi inferiori rispetto all’assemblea straordinaria.

 

(1) Il legislatore ha ritenuto di non applicare la disciplina disposta nei commi precedenti a quei beni caratterizzati dal fatto che il loro acquisto avviene ad un prezzo ufficiale e comunque soggetto a controllo (es.: borsa): non vi è quindi possibilità di frode da parte dei soggetti in danno al capitale sociale.

(2) L’ultimo comma rappresenta una novità introdotta dalla riforma. La previsione della responsabilità solidale per i danni causati alla società ha lo scopo di rafforzare la tutela dei terzi ed assicurare che i beni acquisiti non possano essere sottratti alla loro garanzia proprio dai soggetti che avrebbero violato la norma.


Giurisprudenza annotata

Fallimento

In tema di reati fallimentari, rispondono dei reati contestati di bancarotta impropria con falso in bilancio e di bancarotta fallimentare con distrazione gli amministratori, che al fine di consentire una falsa rappresentazione della situazione economico-patrimoniale della società poi fallita, tale da consentirne la prosecuzione dell’attività pur in presenza di una situazione di insolvenza e così influire sulla determinazione o l’aggravamento del dissesto, inseriscono nel bilancio dell’anno precedente l’importo della cessione da parte della società controllante ad una società controllata di un bene immateriale, un marchio, sovrastimandone il valore ed il relativo credito, cessione in realtà realizzata l’anno successivo – scrittura di cessione del marchio riportante la data del 31 dicembre, ma autenticata dal notaio solo nel giugno successivo - e per un importo notevolmente superiore al suo valore - come dimostrato dalla valutazione due anni dopo corrispondente al 50 % nell’ambito della stessa gestione societaria e poi con un valore minimo in sede fallimentare e nonostante ciò rimasto invenduto - nonché in assenza della relazione di stima dovuta ex art. 2343 bis c.c. data l’incidenza percentuale oltre il decimo del capitale sociale.

Tribunale Milano  13 marzo 2012 n. 14913  

 

 

Società

In assenza del deposito della relazione di stima prevista dall'art. 2343 bis c.c., l'acquisto da parte della società di beni dai soci nel biennio dall'iscrizione al registro delle imprese deve considerarsi nullo.

Corte appello Torino  30 gennaio 2002

 

Poiché la "ratio" dell'art. 2343 bis c.c. è quella di tutelare un interesse generale o comunque meritevole di rafforzata tutela, la violazione di tale norma, consistente nell'acquisto di beni da parte della società in assenza del deposito della relazione di stima, realizza un'ipotesi di lesione di norma imperativa; ne deriva per conseguenza che, ai sensi dell'art. 1418 c.c., tale acquisto deve reputarsi nullo.

Corte appello Torino  30 gennaio 2001

 

 

Mandato e rappresentanza

L'art. 1395 c.c. trova applicazione nel caso di contratto di vendita di propri beni ad una società per azioni concluso, alle condizioni da lui ritenute più vantaggiose, dall'amministratore che rappresenta detta società, anche dopo che sono trascorsi i due anni dalla data di iscrizione nel registro delle imprese, ove sia mancata l'autorizzazione dell'assemblea dei soci, non essendovi alcun rapporto di specialità tra il cit. art. 1395 (che, nell'ambito della disciplina generale dei contratti, sancisce l'annullabilità del contratto che il rappresentante conclude con sè stesso senza l'autorizzazione specifica del rappresentato) e l'art. 2343 bis c.c., che, nell'ambito della disciplina delle società di capitali, vietando l'acquisto, senza l'autorizzazione dell'assemblea ordinaria dei soci, dei beni degli amministratori, promotori, fondatori o soci della società per azioni nei due anni successivi all'iscrizione della società nel registro delle imprese, persegue la diversa ed autonoma finalità di prevenire la possibilità di operazioni in frode al principio del precedente art. 2343 (a norma del quale il conferimento dei beni all'atto della costituzione della società deve essere preceduto da stima giurata).

Cassazione civile sez. III  10 novembre 1992 n. 12081  



 
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