codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2343 codice civile: Stima dei conferimenti di beni in natura e di crediti

Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti, l’attestazione che il loro valore è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale soprapprezzo e i criteri di valutazione seguiti. La relazione deve essere allegata all’atto costitutivo.

L’esperto risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai terzi. Si applicano le disposizioni dell’articolo 64 del codice di procedura civile.

Gli amministratori devono, nel termine di centottanta giorni dalla iscrizione della società, controllare le valutazioni contenute nella relazione indicata nel primo comma e, se sussistano fondati motivi, devono procedere alla revisione della stima. Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le azioni corrispondenti ai conferimenti sono inalienabili e devono restare depositate presso la società.

Se risulta che il valore dei beni o dei crediti conferiti era inferiore di oltre un quinto a quello per cui avvenne il conferimento, la società deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale, annullando le azioni che risultano scoperte. Tuttavia il socio conferente può versare la differenza in danaro o recedere dalla società; il socio recedente ha diritto alla restituzione del conferimento, qualora sia possibile in tutto o in parte in natura. L’atto costitutivo può prevedere, salvo in ogni caso quanto disposto dal quinto comma dell’articolo 2346, che per effetto dell’annullamento delle azioni disposto nel presente comma si determini una loro diversa ripartizione tra i soci (1).


Commento

Conferimenti in natura: [v. 2328]; Conferimenti di crediti: [v. 2342]; Amministratori: [v. 2298]; Azioni: [v. 2325]; Riduzione del capitale: [v. 2303]; Atto costitutivo: [v. 2295].

Relazione giurata: parere tecnico elaborato da un soggetto particolarmente qualificato, nominato dal tribunale e scelto tra le persone iscritte in appositi albi. Prima di adempiere al suo incarico, la persona nominata deve giurare solennemente di adempiervi fedelmente.

 

(1) In altri termini, il principio di proporzionalità tra valore dei conferimenti e numero delle azioni assegnate al socio può essere derogato con una precisa scelta statutaria, anche se il valore dei conferimenti non può essere in nessun caso inferiore all’ammontare globale del capitale sociale.


Giurisprudenza annotata

Ausiliari del giudice

In tema di liquidazione del compenso spettante a consulenti tecnici, periti, interpreti e traduttori, la legge 8 luglio 1980, n. 319, ha carattere di specialità, e non è, pertanto, applicabile agli ausiliari del giudice ivi non espressamente menzionati. Ne consegue che detta legge non opera nei confronti del commercialista incaricato della stima, ex art. 2343 cod. civ., dei conferimenti in natura apportati in occasione della trasformazione di una società. Rigetta, App. Palermo, 30/06/2008

Cassazione civile sez. II  01 settembre 2014 n. 18483  

 

 

Fallimento

Nel caso di apporto economico da parte di una società in favore di altra, abbia esso la natura di finanziamento ovvero di conferimento, e di successiva perdita delle somme investite, sussiste la responsabilità degli amministratori, i quali non abbiano predisposto le cautele necessarie, corredando le proprie scelte con le verifiche, le indagini e le informazioni preventive normalmente richieste in riferimento alla concreta scelta operata, dal momento che, ove l'apporto si traduca in un finanziamento concesso alla società terza (capitale di debito), l'obbligo della sua restituzione ex art. 1813 c.c. implica il rischio della difficoltà di adempiere della mutuataria ovvero della sua insolvenza; se, invece, l'investimento si risolva in un conferimento ai sensi dell'art. 2343 c.c. (capitale di rischio), il relativo rimborso non potrebbe nemmeno essere disposto durante la vita della società, ma solo in sede di sua liquidazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva ravvisato la responsabilità degli amministratori per non avere acquisito idonee garanzie circa la restituzione della somma erogata in favore di una società terza, disattendendo l'argomento per il quale costituiva sufficiente tutela dell'operazione finanziaria intrapresa la titolarità di una partecipazione di maggioranza al capitale della medesima società). Rigetta, App. Roma, 12/12/2011

Cassazione civile sez. I  27 dicembre 2013 n. 28669  

 

La soppressione, nel corpo dell'art. 2343 c.c., in seguito alla riforma del diritto delle società, del dovere dei sindaci di sottoporre a revisione il valore dei beni conferiti non può assumere alcun rilievo per elidere la rilevanza penale delle condotte criminose ipotizzate dalla pubblica accusa. Nel caso di specie, non viene in rilievo, infatti, semplicemente una mera inosservanza di un obbligo di revisione della correttezza della stima del conferimento, bensì una più ampia dolosa partecipazione in forma omissiva alla causazione del dissesto della società posta in essere dai soci conferenti e dagli amministratori della società conferitaria mediante un atto di scorporo, dettato esclusivamente da esigenze di cosmesi di bilancio per la holding, che si rivela dannoso ed anzi causativo del dissesto per la "new company". Come si è già rilevato in precedenza, secondo una consolidata ermeneusi della giurisprudenza di legittimità, la nozione di operazioni dolose di cui all'art. 223, comma 2, n. 2, l.fall. prevede il comportamento degli amministratori che cagionino il dissesto con abusi o infedeltà nell'esercizio della carica ricoperta ovvero con atti intrinsecamente pericolosi per la "salute" economico-finanziaria dell'impresa.

Ufficio Indagini preliminari Milano  22 dicembre 2008

 

Società

Il controllo di congruità degli amministratori sulla stima dei conferimenti in natura formulata dall'esperto, prescritto dall'art. 2343 c.c., è retto dal principio di libertà delle forme, ma ciò non comporta che il controllo possa ritenersi insito in ciascuna iniziativa di competenza dell'organo gestorio, che in qualsiasi modo coinvolga l'esame sul valore del conferimento, occorrendo invece, al riguardo, che la verifica, seppur condotta in relazione all'espletamento di un altro adempimento, si riferisca espressamente a quel dato, secondo il giudizio riservato al giudice di merito, incensurabile in cassazione ove la motivazione risulti immune da vizi logici o giuridici. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale non aveva ravvisato il positivo controllo nella dichiarazione sulla rispondenza del capitale versato con i conferimenti, operata dell'amministratore in sede di stipula dell'atto costitutivo, e nella relazione al bilancio di esercizio).

Cassazione civile sez. I  29 dicembre 2011 n. 30020  

 

Il procedimento delineato dall'art. 2343, commi 3 e 4, c.c. è indubbio strumento di celere, ma limitata attuazione per ricondurre al vero il rapporto valore del bene-valore di stima-aumento di capitale tutte le volte in cui amministratori o sindaci abbiano elementi per ritenere dubbia la corrispondenza tra i due valori e sospetta la relazione di stima. Quando si tratta di beni per stimare i quali occorre un'alta specializzazione, gli amministratori - fisiologicamente privi di competenze specifiche per una siffatta valutazione tecnica - devono avvalersi (senza esenzione da responsabilità) dell'ausilio di uno o più professionisti operanti nel settore già per controllare le valutazioni contenute nella relazione di stima (e non solo per procedere alla revisione della stessa).

Tribunale Napoli  23 gennaio 2009



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti