Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2346 codice civile: Emissione delle azioni

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



La partecipazione sociale è rappresentata da azioni; salvo diversa disposizione di leggi speciali lo statuto può escludere l’emissione dei relativi titoli o prevedere l’utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione.

Se determinato nello statuto, il valore nominale di ciascuna azione corrisponde ad una frazione del capitale sociale; tale determinazione deve riferirsi senza eccezioni a tutte le azioni emesse dalla società.

In mancanza di indicazione del valore nominale delle azioni, le disposizioni che ad esso si riferiscono si applicano con riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse.

A ciascun socio e’ assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritta e per un valore non superiore a quello del suo conferimento. Lo statuto può prevedere una diversa assegnazione delle azioni (1).

In nessun caso il valore dei conferimenti può essere complessivamente inferiore all’ammontare globale del capitale sociale.

Resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione.

Commento

Azioni: [v. 2325]; Capitale sociale: [v. 2327]; Conferimento: [v. 2247]; Assemblea generale: [v. 2343bis].

Valore di emissione: prezzo richiesto agli azionisti al momento della costituzione della società o in caso di aumento del capitale.

Valore nominale: parte del capitale sociale rappresentata da ciascuna azione ed espressa in cifra monetaria. È, quindi, l’importo indicato sull’azione in base al quale si determina la misura del capitale sociale (numero delle azioni emesse per il valore nominale).

(1) Il nuovo art. 2346, che ha introdotto il principio della disponibilità tra i soci del rapporto tra valore del singolo conferimento e quantità delle azioni da ciascuno possedute, si presenta molto più complesso di quello precedente, prevedendo, innanzitutto, la possibilità che il valore della singola azione non sia determinato nel contratto sociale ma debba ricavarsi con riferimento al numero complessivo delle azioni emesse dalla società (l’azione in tal caso non avrà, quindi, un valore assoluto pari alla frazione di capitale che rappresenta, ma piuttosto un valore percentuale). È, poi, previsto che a ciascun socio sia assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte di capitale sottoscritta e non inferiore al valore dei suoi conferimenti: questa norma corrisponde prima facie al vecchio art. 2346, il quale, con l’evidente scopo di garantire la corrispondenza fra il capitale sociale e i conferimenti dei soci, si limitava a prevedere il divieto di emissione di azioni ad un prezzo inferiore al loro valore nominale (consentendo, dunque, a contrario la cosiddetta emissione sopra la pari);

Giurisprudenza annotata

Azioni

L’intestazione fiduciaria di titoli azionari o di quote di partecipazione societaria integra gli estremi dell’interposizione reale di persona, per effetto della quale l’interposto acquista - a differenza che nel caso di interposizione fittizia o simulata - la titolarità delle azioni o delle quote, pur essendo, in virtù di un rapporto interno con l’interponente, di natura obbligatoria, tenuto ad osservare un certo comportamento, convenuto in precedenza con il fiduciante, nonché a ritrasferire i titoli a quest’ultimo ad una scadenza concordata, ovvero al verificarsi di una situazione che determini il venir meno del rapporto fiduciario in quanto l’intestazione fiduciaria di un bene comporta un vero e proprio trasferimento in favore del fiduciario, limitato però dagli obblighi stabiliti inter partes, compreso quello del trasferimento al fiduciante, in cui si ravvisa il contenuto del pactum fiduciae.

Tribunale Belluno  21 ottobre 2011

 

Quando un determinato soggetto si sia obbligato a trasferire un certo bene, il soggetto medesimo non può, poi, fondatamente, considerarsi esonerato dall'obbligazione di adempimento per il mero fatto che egli ritenga il bene stesso privo di ogni ulteriore valore: il diritto di valutare l'utilità o meno di un certo bene spetta, comunque, al proprietario e non a terzi (nel caso di specie, il giudice, alla luce del principio espresso, ha ritenuto illegittima ed infondata la pretesa di parte convenuta di trattenere - a fronte di un preliminare di cessione di titoli azionari - il prezzo ricevuto ed, allo stesso tempo, di non adempiere l'obbligazione di trasferire i titoli predetti sul presupposto di un totale azzeramento degli stessi per copertura di perdite).

Tribunale Milano sez. VIII  26 ottobre 2006 n. 11719  

 

Il contratto di compravendita di azioni o quote di società ha come oggetto immediato la partecipazione sociale, intesa come l'insieme di diritti, poteri ed obblighi di natura patrimoniale ed amministrativa, riassumibili nell'attribuzione dello status di socio, e, soltanto quale oggetto mediato, la quota parte del patrimonio sociale che la stessa partecipazione rappresenta, il cui valore economico attiene quindi esclusivamente alla sfera delle valutazioni motivazionali espresse da ciascuna parte. Pertanto, il cessionario, ove la singola quota sociale ceduta non abbia le qualità promesse, per essere risultato diverso il patrimonio sociale, od i singoli beni da cui è composto, da quello rappresentato dal venditore al momento delle trattative volte alla stipula dell'accordo, non può far valere gli eventuali vizi, o la mancanza delle qualità promesse, salva l'ipotesi in cui le stesse parti abbiano espressamente previsto l'assunzione di un'obbligazione di garanzia in ordine alla consistenza patrimoniale della società, ovvero, si verta in materia di dolo.

Tribunale Milano sez. VIII  18 marzo 2006 n. 3527  

 

La qualità delle azioni di una società che devono ritenersi determinanti del consenso alla compravendita attengono alla funzione tipica del titolo, e cioè all'insieme delle facoltà e dei diritti che esse conferiscono al loro titolare, senza riguardo al valore effettivo di mercato, quale risultante dal bilancio o dai dati contabili in ipotesi falsi. La sproporzione tra il valore patrimoniale del titolo ed il prezzo pagato può pertanto assumere rilievo solo se vi siano state esplicite garanzie in ordine ad una determinata consistenza della partecipazione ovvero nel caso di dolo: che può legittimare (se incidente) la domanda di risarcimento del danno.

Tribunale Milano  04 giugno 1998

 

In ipotesi di cessione di azioni di società verso un corrispettivo in denaro e l'impegno del cessionario di far conseguire ai cedenti la liberazione dalle fideiussioni prestate per debiti sociali, il non ottenimento di tale risultato non può essere ritenuto quale inadempimento idoneo ai fini della risoluzione contrattuale, sul rilievo della essenzialità dell'impegno nel quadro delle obbligazioni contrattuali, qualora il giudice, pur sollecitatone con appropriate deduzioni (anche probatorie) si sia astenuto dall'indagare se le parti abbiano subordinato il verificarsi dell'effetto traslativo della cessione alla intervenuta liberazione dei cedenti, così trasformando in condizione una delle obbligazioni contrattuali essenziali, risultato non precluso alla loro autonomia negoziale dall'essere, di regola, la condizione elemento accidentale del contratto.

Cassazione civile sez. I  03 marzo 1997 n. 1842  

 

In caso di compravendita delle azioni di una società, che si assume stipulata ad un prezzo non corrispondente al loro effettivo valore, senza che il venditore abbia prestato alcuna garanzia in ordine alla situazione patrimoniale della società stessa, il valore economico dell'azione non rientra tra le qualità di cui all'art. 1429 n. 2 c.c. relativo all'errore essenziale. Pertanto, non è configurabile un'azione di annullamento della compravendita, basata su una pretesa revisione del prezzo mediante la revisione di atti contabili (bilancio e conto profitti e perdite ex art. 2423 ss. c.c.), per dimostrare che quello che non è altro che un errore di valutazione da parte dell'acquirente, anche quando il bilancio della società pubblicato prima della vendita sia falso e nasconda una situazione in forza della quale devono applicarsi gli art. 2447 e 2448 n. 4 c.c.).

Cassazione civile sez. I  29 agosto 1995 n. 9067  

 

In caso di patto, tra i soci di una s.p.a., di non cedere le proprie azioni se non a soggetto munito di determinate qualità, la sua inosservanza non influisce sulla validità dell'atto di trasferimento ad un terzo, ancorché lo statuto della società preveda, in favore dei soci, la prelazione e questa non sia stata in concreto esercitata sull'erroneo presupposto dell'omessa violazione del descritto patto, trattandosi, comunque, di un illecito extrastatutario, denunciabile solo quale fonte di responsabilità contrattuale "inter partes".

Cassazione civile sez. I  15 novembre 1993 n. 11278  

 



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