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Art. 235 codice civile: Disconoscimento di paternità

ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 28 DICEMBRE 2013, N. 154


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Anche in relazione all'ipotesi dell'azione di disconoscimento di paternità di figlio "reputato legittimo" nato prima che siano decorsi 180 giorni dalle nozze, la "scoperta" dell'adulterio commesso all'epoca del concepimento - alla quale si collega il decorso del termine annuale di decadenza fissato dall'art. 244 cod. civ. (come additivamente emendato con sentenza n. 134 del 1985 della Corte costituzionale) - va intesa come acquisizione certa della conoscenza (e non come mero sospetto) di un fatto - non riducibile, perciò, a mera infatuazione, o a mera relazione sentimentale, o a mera frequentazione della moglie con un altro uomo - rappresentato o da una vera e propria relazione, o da un incontro, comunque sessuale, idoneo a determinare il concepimento del figlio che si vuole disconoscere. Cassa con rinvio, App. Roma, 13/12/2012

Cassazione civile sez. I  26 giugno 2014 n. 14556  

 

La domanda di disconoscimento della paternità deve essere accolta una volta raggiunga la prova della impotentia generandi dell'attore (nella specie perché questa, invocata espressamente a fondamento della domanda non era stata adeguatamente contestata dalla convenuta) senza rilevi in senso contrario la mancata acquisizione di ulteriori elementi a sostegno della domanda. La accertata incapacità a generare del padre anagrafico - infatti - ha portata decisiva in quanto assolutamente incompatibile con la sussistenza del rapporto di paternità biologica tra il nato e il coniuge della donna ed è sufficiente a escludere la necessità della prova di altri fatti o circostanze. Nessun rilievo - in particolare - può essere attribuito alla mancata dimostrazione dell'adulterio eventualmente commesso dalla madre, trattandosi di un fatto diverso da quello posto a fondamento della domanda e idoneo a integrare la fattispecie prevista dall'abrogato art. 235, comma 1, n. 3, c.c., la quale dava luogo a un autonomo titolo della azione di disconoscimento della paternità, alternativo a quello di cui al n. 2 della medesima disposizione.

Cassazione civile sez. I  11 giugno 2014 n. 13217

 

In tema di azione di disconoscimento di paternità trova applicazione, ai fini della individuazione del "thema probandum", il principio di non contestazione, dovendosi ritenere tale condotta idonea ad escludere, in via immediata, i fatti non contestati dal novero di quelli bisognosi di prova, mentre resta solo indiretta, ed eventuale, la disposizione giuridica della situazione dedotta in giudizio, che si realizza attraverso la preclusione della mancata opponibilità della dimostrazione dei fatti allegati dalla controparte. L'interesse pubblico posto a base della situazione giuridica esclude, tuttavia, che il giudice possa ritenersi vincolato a considerare sussistenti (o meno) determinati fatti in virtù delle sole dichiarazioni od ammissioni delle parti, restandone rimessa la loro valutazione al suo prudente apprezzamento, (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, muovendo dall'assunto che a fondamento dell'esperita azione era stata fatta valere la "impotentia generandi" del padre anagrafico, aveva valorizzato, ai fini del relativo accertamento, la mancata contestazione di tale circostanza, evidenziando l'incompatibilità logica tra la negazione della stessa e l'assunto difensivo della odierna ricorrente, secondo cui il concepimento del figlio minore era stato frutto di inseminazione artificiale eterologa). Rigetta, App. Reggio Calabria, 11/01/2013

Cassazione civile sez. I  11 giugno 2014 n. 13217  

 

L'azione di disconoscimento della paternità del figlio, nato entro i trecento giorni dalla morte del genitore anagrafico, può essere fondata sulla sola circostanza dell'impotenza di generare, assoluta e irreversibile del padre presunto e non richiede altresì la prova dell'adulterio della coniuge. La condizione di impotenza del genitore anagrafico deve ritenersi provata se non specificamente contestata nei termini processuali fissati per prendere posizione sui fatti dedotti con la domanda. La riconducibilità del concepimento a un intervento di inseminazione artificiale, effettuato con il consenso del padre anagrafico, deve essere specificamente dimostrato dalla parte che lo deduce.

Cassazione civile sez. I  11 giugno 2014 n. 13217  

 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 4 comma 3 l. 19 febbraio 2004 n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nella parte in cui stabilisce per la coppia di cui all'art. 5, comma 1 della medesima legge, il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità od infertilità assolute ed irreversibili; è costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 1 l. n. 40 del 2004, limitatamente alle parole "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3"; è costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 3 l. n. 40 del 2004, limitatamente alle parole "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3"; è costituzionalmente illegittimo l'art. 12 comma 1 l. n. 40 del 2004, nei limiti di cui in motivazione.

Corte Costituzionale  10 giugno 2014 n. 162  

 

 

Prova

In tema di azione di disconoscimento della paternità per adulterio della moglie, il giudice deve procedere ad una valutazione d'insieme e non atomistica del materiale probatorio acquisito, potendo trarre argomenti di prova sia dal rifiuto di una parte di sottoporsi ad accertamenti genetici sia, anche, da ulteriori elementi indiziari, quali le deposizioni testimoniali de relato provenienti da terzi, e al limite anche ex parte actoris (nella specie, la Suprema corte ha cassato la sentenza di merito che aveva rigettato l'azione di disconoscimento proposta dal padre, ritenendo di per sé inidoneo ad integrare un argomento di prova il rifiuto del figlio di sottoporsi al prelievo ematologico, e negando ogni rilevanza alle deposizioni testimoniali assunte e richieste, sul mero rilievo che erano de relato e che comunque i capi articolati erano relativi a circostanze molto lontane nel tempo). Cassa App. Roma 15 settembre 2011

Cassazione civile sez. I  19 luglio 2013 n. 17773  

 



 
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