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Art. 2351 codice civile: Diritto di voto

Ogni azione attribuisce il diritto di voto.

Salvo quanto previsto dalle leggi speciali, lo statuto può prevedere la creazione di azioni senza diritto di voto, con diritto di voto limitato a particolari argomenti, con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative. Il valore di tali azioni non può complessivamente superare la metà del capitale sociale (1).

Lo statuto può altresì prevedere che, in relazione alla quantità delle azioni possedute da uno stesso soggetto, il diritto di voto sia limitato a una misura massima o disporne scaglionamenti.

Salvo quanto previsto dalle leggi speciali, lo statuto può prevedere la creazione di azioni con diritto di voto plurimo anche per particolari argomenti o subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative. Ciascuna azione a voto plurimo può avere fino a un massimo di tre voti.

Gli strumenti finanziari di cui agli articoli 2346, sesto comma, e 2349, secondo comma, possono essere dotati del diritto di voto su argomenti specificamente indicati e in particolare può essere ad essi riservata, secondo modalità stabilite dallo statuto, la nomina di un componente indipendente del consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza o di un sindaco. Alle persone così nominate si applicano le medesime norme previste per gli altri componenti dell’organo cui partecipano.

 


Commento

 

Azioni: [v. 2325]; Statuto: [v. 2328].

Azioni a voto plurimo: azioni che attribuiscono all’azionista più diritti di voto per ogni azione, erano vietate per evitare che gruppi di azionisti potessero assicurarsi il controllo dell’amministrazione mediante pacchetti azionari di piccola consistenza economica. Oggi sono ammesse con il limite di tre voti per ciascuna azione.

(1) Normalmente ad ogni azionista è riconosciuto il diritto di prendere parte alla vita della società mediante il proprio voto. Tuttavia il legislatore prevede la possibilità che siano emesse delle azioni prive di diritto di voto o il cui diritto di voto sia comunque limitato. La nuova disposizione amplia notevolmente gli spazi dell’autonomia statutaria.


Giurisprudenza annotata

Voto

È invalida la previsione statutaria della sospensione dall'esercizio del diritto di voto per il socio che eserciti attività concorrente con quella sociale, sia perché il socio non ha l'obbligo - nell'esercizio del voto - di perseguire l'interesse sociale, con il solo limite dettato dall'art. 2373 c.c. (che si limita a prevedere, in determinati casi, l'annullabilità della delibera e mai la sospensione dall'esercizio del voto), sia perché la sospensione dal voto non è consentita dall'art. 2351, comma 2, c.c. (che prevede solo l'astratta creazione di azioni "con diritto di voto subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative", e non già la sospensione dal voto di azioni ordinarie) e viola l'art. 2348 c.c., non potendosi peraltro considerare caratterizzata dall'oggettività della valutazione la determinazione della sussistenza della concorrenzialità, che sarebbe sempre rimessa alla discrezionalità dell'organo amministrativo (vista anche la naturale assenza di tipicità delle condotte concorrenziali).

Tribunale Perugia  25 giugno 2008

 

L'art. 2351 c.c. (che si riferisce alta nozione di "soggetto" e non di "socio" al solo scopo di tenere presenti tutte le ipotesi di legittimo esercizio del diritto di voto, anche a prescindere dalla titolarità delle azioni, come ad esempio nei casi di usufruttuario e di creditore pignoratizio) non è rivolto esclusivamente a tutela delle minoranze; la previsione di limiti di voto correlati al mero dato "quantitativo" del possesso di un dato numero di azioni può rispondere a diverse finalità, a seconda dell'identificazione del limite oltre il quale è destinata ad operare o della composizione della compagine sociale. È possibile individuare soglie volte a "bloccare" la compagine sociale nello stato di fatto preesistente o a rafforzare il gruppo di comando, potendo la circostanza essere comunque rispondente all'interesse sociale alla stabilità, e quindi non caratterizzata da un intento fraudolento o arbitrario ad esclusivo danno del socio di minoranza.

Tribunale Perugia  25 giugno 2008

 

Non presenta profili di illegittimità (e non costituisce ipotesi di "voto divergente") il fatto che una società fiduciaria voti con riferimento alla quota intestata ad un socio (nel caso il socio di maggioranza) e non partecipi alla votazione con riguardo alla quota intestatale fiduciariamente da altro socio (nel caso minoritario).

Tribunale Milano  19 novembre 2001

 

Poiché la partecipazione sociale è unitaria, il socio che disponga di più azioni non può votare con alcune di esse ed astenersi o votare in modo diverso con altre (ancorché queste ultime vengano intestate ad una società fiduciaria, ma siano riconducibili al medesimo socio - fiduciante), potendosi giustificare un voto divergente unicamente in presenza di un interesse meritevole di tutela.

Corte appello Bologna  10 luglio 1995

 

È illegittima la clausola dello statuto di una società (nella specie cooperativa) che disponga che il voto in assemblea venga espresso segretamente in quanto in contrasto con le norme in materia di impugnazione della delibera assembleare.

Tribunale Verona  10 maggio 1991

 

La validità dei sindacati di voto deve essere accertata in base alla valutazione delle singole situazioni, contemperando le esigenze della pratica e della buona fede con quelle della garanzia dell'ordinamento e del corretto funzionamento dell'assemblea, nei limiti dell'ordine pubblico. È da considerarsi valido il sindacato di voto con il quale il socio si impegna ad esercitare il voto personalmente o tramite comune mandatario secondo le indicazioni della maggioranza degli aderenti al patto, purché simile patto risponda ad un criterio di meritevolezza sia generale che speciale (interesse sociale) e sia contenuto in circoscritti limiti di tempo e oggetto. È invalido il sindacato di voto (ad efficacia c.d. reale) che delega, con mandato irrevocabile, l'esercizio del diritto di voto, secondo le direttive della maggioranza dei sottoscrittori, alla società fiduciaria depositaria delle azioni sindacate, in quanto in contrasto con le norme a tutela del diritto di voto e del corretto funzionamento dell'assemblea. La sopraggiunta indisponibilità, conseguente ad un provvedimento di sequestro giudiziario, di una delle partecipazioni azionarie aderenti ad un sindacato di voto, determina la nullità dell'intero patto parasociale per difetto sopravvenuto di causa se si dimostra l'essenzialità della partecipazione medesima.

Tribunale Milano  28 marzo 1990



 
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