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Art. 2352 codice civile: Pegno, usufrutto e sequestro delle azioni

 

Nel caso di pegno o usufrutto sulle azioni, il diritto di voto spetta, salvo convenzione contraria, al creditore pignoratizio o all’usufruttuario. Nel caso di sequestro delle azioni il diritto di voto è esercitato dal custode.

Se le azioni attribuiscono un diritto di opzione, questo spetta al socio ed al medesimo sono attribuite le azioni in base ad esso sottoscritte. Qualora il socio non provveda almeno tre giorni prima della scadenza al versamento delle somme necessarie per l’esercizio del diritto di opzione e qualora gli altri soci non si offrano di acquistarlo, questo deve essere alienato per suo conto a mezzo banca od intermediario autorizzato alla negoziazione nei mercati regolamentati (1) .

Nel caso di aumento del capitale sociale ai sensi dell’articolo 2442, il pegno, l’usufrutto o il sequestro si estendono alle azioni di nuova emissione.

Se sono richiesti versamenti sulle azioni, nel caso di pegno, il socio deve provvedere al versamento delle somme necessarie almeno tre giorni prima della scadenza; in mancanza il creditore pignoratizio può vendere le azioni nel modo stabilito dal secondo comma del presente articolo. Nel caso di usufrutto, l’usufruttuario deve provvedere al versamento, salvo il suo diritto alla restituzione al termine dell’usufrutto (2).

Se l’usufrutto spetta a più persone, si applica il secondo comma dell’articolo 2347.

Salvo che dal titolo o dal provvedimento del giudice risulti diversamente, i diritti amministrativi diversi da quelli previsti nel presente articolo spettano, nel caso di pegno o di usufrutto, sia al socio sia al creditore pignoratizio o all’usufruttuario; nel caso di sequestro sono esercitati dal custode.


Commento

Pegno: [v. 2784]; Usufrutto: [v. 2561]; Diritto di voto: [v. 2341bis].

Diritto di opzione: diritto spettante a ciascun socio di sottoscrivere le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni, in proporzione della quantità di azioni da lui possedute, a preferenza di altri soggetti. Esso ha una duplice finalità: di evitare un’alterazione della compagine sociale esistente e di offrire ai vecchi soci una ulteriore possibilità di investire i loro capitali.

Creditore pignoratizio: creditore garantito da pegno, e, quindi, privilegiato, che ha diritto di far valere per intero il suo credito sul bene oggetto di prelazione senza entrare in concorso con i creditori chirografari [v. ®].

Usufruttuario: soggetto titolare del diritto di usufrutto, cioè del diritto di godere ed usare della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità economiche che può dare, con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica.

(1) Il legislatore disciplina l’ipotesi in cui le azioni sono date in pegno o sono oggetto di usufrutto. A causa della pluralità di soggetti interessati (socio, creditore pignoratizio, usufruttuario) è necessario stabilire a quali di questi soggetti è consentito l’esercizio dei diritti azionari e quali soggetti sono tenuti ad osservare gli obblighi che derivano dalla partecipazione alla società.

Relativamente all’esercizio del diritto di voto [v. 2351], esso è esercitato dai soggetti che hanno il possesso dell’azione (creditore pignoratizio o usufruttuario) contrariamente al diritto di opzione che deve essere invece esercitato dal socio.

(2) In relazione all’obbligo di versare le somme ancora dovute, il legislatore distingue l’ipotesi di pegno da quella di usufrutto. Nel primo caso, il socio ha il dovere di versare i decimi residui e, se egli viene meno a tale obbligo, il creditore pignoratizio potrà far vendere le azioni trasferendo il suo diritto di pegno sulle somme ottenute dalla vendita dei titoli.

Nel caso di usufrutto, invece, è l’usufruttuario che ha il dovere di versare le somme dovute; egli avrà comunque diritto ad ottenere dal socio la restituzione delle somme versate alla società nel momento in cui ha termine l’usufrutto sulle azioni.


Giurisprudenza annotata

Società

Nel caso di diritto di voto per le quote date in usufrutto, l'usufruttuario esercita un proprio diritto e non vota, conseguentemente, in nome e per conto del proprietario. Ne discende che non è obbligato ad attenersi alle istruzioni eventualmente impartitegli dallo stesso proprietario, pur dovendosi astenere da comportamenti che possano arrecare ingiusto danno a quest'ultimo. L'equiparazione normativa nell'art. 2352 c.c. di usufruttuario e creditore pignoratizio consente allora di estendere a quest’ultimo le suddette conclusioni raggiunte con riferimento al primo. Conseguentemente, dato che il creditore pignoratizio esercita un diritto proprio, senza alcun vincolo di mandato nei confronti del proprietario della partecipazione sociale, non è configurabile alcun conflitto di interessi. La facoltà del socio di farsi rappresentare in assemblea, prevista dall'art. 2479 bis c.c., comporta pur sempre, in ragione degli effetti proprio della rappresentanza, che il voto sia esercitato in nome e per conto del socio rappresentato. Contrariamente dunque alla posizione dell'usufruttuario e del creditore pignoratizio, la situazione del rappresentante non è in grado di neutralizzare una situazione di conflitto di interessi.

Tribunale Bari sez. IV  27 febbraio 2012 n. 688  

 

In ipotesi di pignoramento delle azioni o quote sociali, sia il socio sia il creditore pignorante possono ritenersi legittimati ad esercitare, in concorso fra loro, l'azione di responsabilità e le azioni cautelari di revoca dell'amministratore.

Tribunale Roma  27 aprile 2011

 

Posto che il pegno di azioni si estende ai proventi della vendita dei diritti di opzione alle azioni pertinenti, va respinta la domanda dei creditori pignoratizi volta ad ottenere il pagamento di tali proventi, qualora sia stato consentito al debitore di disporre liberamente dei diritti.

Tribunale Roma  05 luglio 2010

 

L’art. 2352, comma 2, c.c., integrando la disciplina prevista dall’art. 2441 c.c, non prevede affatto la possibilità per il socio di cedere a terzi, nel caso di specie l’usufruttario, il proprio diritto di opzione sull’aumento di capitale né prevede comunque che l’usufruttario, il creditore pignoratizio o sequestrante possano divenire titolari di tale diritto, riconosciuto esclusivamente al socio.

Tribunale Verona  10 ottobre 2008

 

In tema di aumento di capitale, l’art. 2352 c.c., proprio per la sua complementarità con l’art. 2441 c.c., in quanto disposizione generale finalizzata ad assicurare l’integrità della compagine sociale in occasione dell’aumento di capitale, con la tutela del preminente interesse dei soci al rafforzamento della propria posizione nella compagine stessa (interesse, tutelato anche da altre disposizioni, quali gli art. 2344 e 2437 quater c.c.), non può ritenersi derogabile.

Tribunale Verona  10 ottobre 2008

 

Dalla caratteristica fondamentale di indivisibilità delle azioni o quote (cfr. art. 2347 comma 1 richiamato dall'art. 2482 comma 2 c.c. all'epoca vigente) deriva il corollario processuale della legittimazione esclusiva del rappresentante comune. Talché deve condividersi l'orientamento della giurisprudenza secondo la quale, l'art. 2347 c.c., regolando la comproprietà di quel particolare bene complesso costituito dall'azione di società (e della quota di s.r.l.) "costituisce norma speciale derogatrice (in quanto "lex specialis") rispetto alla disciplina generale della comunione", la disciplina legale avendo la "funzione di proteggere l'esigenza della società di semplificazione e di certezza nei rapporti con i comproprietari", mentre nei rapporti interni fra i comproprietari nulla impedisce che le esigenze di organizzazione interna siano soddisfatte senza alcun limite per l'autonomia negoziale ed il relativo potere dispositivo. Tali considerazioni valgono non soltanto per i c.d. diritti amministrativi (diritto di intervento e di voto in assemblea ed impugnazione delle delibere), ma anche per i diritti patrimoniali, non ravvisandosi elementi per discriminare gli uni dagli altri, nell'ambito di una disciplina sostanzialmente unitaria. Le stesse considerazioni valgono anche in relazione alla domanda di revoca per giusta causa del liquidatore ex art. 2450 comma 4 c.c. nel testo all'epoca vigente. Siffatte argomentazioni appaiono avvalorate anche dal nuovo testo degli art. 2468, 2347 comma 1 c.c. e 2352 c.c. comma ultimo aggiunto (in relazione al quale il riferimento testuale ai diritti amministrativi si spiega in ragione della disciplina della stessa norma, dettata appunto per i diritti amministrativi, senza marcare una diversità di disciplina dei diritti patrimoniali).

Tribunale Milano  28 settembre 2005

 

Il creditore pignoratizio delle azioni - ancorché, ai sensi dell'art. 2352 c.c., a lui competa, in luogo del socio suo debitore, il diritto di voto (anche) nelle deliberazioni concernenti il cambiamento dell'oggetto o del tipo di società o il trasferimento della sede sociale all'estero - non è legittimato ad esercitare il diritto di recesso di cui all'art. 2437 c.c., configurandosi questo come atto di disposizione in ordine alla partecipazione sociale, di esclusiva spettanza del socio, ed essendo d'altra parte la tutela del creditore pignoratizio affidata, in presenza di una diminuzione del valore delle azioni conseguente a quei deliberati mutamenti societari, all'istituto della vendita anticipata ex art. 2795 c.c.

Cassazione civile sez. I  12 luglio 2002 n. 10144  



 
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