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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2353 codice civile: Azioni di godimento

Salvo diversa disposizione dello statuto, le azioni di godimento attribuite ai possessori delle azioni rimborsate non danno diritto di voto nell’assemblea. Esse concorrono nella ripartizione degli utili che residuano dopo il pagamento delle azioni non rimborsate di un dividendo pari all’interesse legale e, nel caso di liquidazione, nella ripartizione del patrimonio sociale residuo dopo il rimborso delle altre azioni al loro valore nominale (1) .


Commento

 

Statuto: [v. 2328]; Diritto di voto: [v. 2341bis]; Interesse legale: [v. 1284]; Liquidazione: [v. 2274]; Patrimonio sociale: [v. 2267]; Valore nominale: [v. 2346].

(1) Le azioni di godimento assicurano determinati diritti patrimoniali (partecipazione agli utili), ma sono caratterizzate anche da alcune limitazioni; esse sono infatti prive del diritto di voto, a meno che lo statuto non stabilisca diversamente.

 

Azioni di godimento: azioni attribuite al possessore di azioni ordinarie, in sostituzione di esse, quando (in seguito alla riduzione del capitale sociale [v. 2445]) ne sia stato rimborsato il valore nominale, sul presupposto che il valore dell’azione ordinaria sia superiore, al momento del rimborso, al valore nominale, a causa delle riserve esistenti.


Giurisprudenza annotata

Azioni di godimento

L'art. 2353 c.c. stabilendo che l'atto costitutivo può sottoporre a "particolari condizioni" l'alienazione delle azioni nominative, rivela un corrispondente implicito divieto di clausole sancenti la esclusione incondizionata dell'alienazione. Tali "particolari condizioni" devono concretarsi in situazioni specifiche oggettive e non possono essere rimesse al giudizio discrezionale di organi societari, sì da assumere carattere di mera arbitrarietà e da porre in essere una effettiva esclusione del potere di alienazione. È pertanto nulla la clausola statutaria che, attribuendo al consiglio di amministrazione il potere di vietare il trasferimento azionario senza limitazioni e senza riferimento ad elementi concreti, pone in essere un vero e proprio diritto insindacabile di veto al trasferimento che altera la struttura della società azionaria.

Cassazione civile sez. I  15 maggio 1978 n. 2365  



 
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