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Art. 2357-ter codice civile: Disciplina delle proprie azioni

Gli amministratori non possono disporre delle azioni acquistate a norma dei due articoli precedenti se non previa autorizzazione dell’assemblea, la quale deve stabilire le relative modalità. A tal fine possono essere previste, nei limiti stabiliti dal primo e secondo comma dell’articolo 2357, operazioni successive di acquisto ed alienazione.

Finchè le azioni restano in proprietà della società, il diritto agli utili e il diritto di opzione sono attribuiti proporzionalmente alle altre azioni. Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono tuttavia computate ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell’assemblea. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il computo delle azioni proprie è disciplinato dall’articolo 2368, terzo comma.

Una riserva indisponibile pari all’importo delle azioni proprie iscritto all’attivo del bilancio deve essere costituita e mantenuta finchè le azioni non siano trasferite o annullate.


Commento

Utili: [v. 2247]; Diritto di opzione: [v. 2352]; Diritto di voto: [v. 2341bis]; Bilancio: [v. 2217].

Riserva indisponibile (cd. riserva azioni proprie): fondo in cui vengono accantonate somme di denaro pari al valore delle azioni proprie acquistate. Tale fondo è indisponibile fino all’alienazione o al trasferimento ad altri delle azioni stesse.

 


Giurisprudenza annotata

Società

Le azioni proprie della società, a norma dell'art. 2357 ter comma 2, secondo periodo, c.c., nel testo introdotto dall'art. 10 d.P.R. 10 febbraio 1986 n. 30, ed anteriore alla modifica apportata dall'art. 1 comma 3 d.lg. 29 novembre 2010 n. 224, vanno incluse nella base su cui calcolare i quorum costitutivi o deliberativi, esclusivamente allorché tali quorum si configurino come quote del capitale sociale, per cui, in caso di assemblea ordinaria in prima convocazione, la maggioranza assoluta per deliberare deve essere calcolata sul solo ammontare delle azioni rappresentate dai soci partecipanti all'assemblea, senza tener conto delle azioni proprie di cui sia titolare la società. Cassa App. Roma 7 ottobre 2010

Cassazione civile sez. I  16 ottobre 2013 n. 23541  

 

Ai sensi dell'art. 2357 ter comma 2 c.c., nel testo introdotto con il d.P.R. n. 30 del 1986 e anteriore alla modifica di cui al d.lg. n. 224 del 2010, la maggioranza assoluta necessaria per deliberare all'assemblea ordinaria di una società per azioni in seconda convocazione va calcolata sul solo ammontare delle azioni rappresentate dai soci partecipanti all'assemblea, senza tener conto delle azioni proprie di cui sia titolare la società.

Cassazione civile sez. I  16 ottobre 2013 n. 23540  

 

Le azioni proprie della società, a norma dell'art. 2357 ter, comma 2, secondo periodo, c.c., nel testo introdotto dall'art. 10 del d.P.R. 10 febbraio 1986, n. 30, ed anteriore alla modifica apportata dall'art. 1, comma 3, del d.lg. 29 novembre 2010, n. 224, vanno incluse nella base su cui calcolare i "quorum" costitutivi o deliberativi, esclusivamente allorché tali "quorum" si configurino come quote del capitale sociale, per cui, in caso di assemblea ordinaria in seconda convocazione, la maggioranza assoluta per deliberare deve essere calcolata sul solo ammontare delle azioni rappresentate dai soci partecipanti all'assemblea, senza tener conto delle azioni proprie di cui sia titolare la società. Cassa con rinvio, App. Roma, 11/09/2008

Cassazione civile sez. I  16 ottobre 2013 n. 23540  

 

A norma dell'art. 2357 ter c.c. le azioni proprie della società devono essere calcolate nei quorum costitutivi e deliberativi dell'assemblea solo nei casi in cui il legislatore fissi specificamente determinati quorum costitutivi ovvero deliberativi al fine della valida formazione della volontà assembleare (nel caso di specie il Tribunale ha rigettato la domanda di annullamento della delibera di approvazione del bilancio e di distribuzione degli utili adottata dall'assemblea ordinaria in seconda convocazione con il voto favorevole di circa il 47% ed il voto contrario di circa il 43% dei soci, esistendo azioni proprie rappresentanti quasi il 10% del capitale).

Tribunale Roma sez. III  19 luglio 2012 n. 14923  

 

In base all'art. 2357 ter, le azioni proprie nel portafoglio della società sono computate ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell'assemblea soltanto là dove determinati quorum costitutivi ovvero deliberativi siano specificamente indicati al fine della valida formazione della volontà assembleare. Tale ipotesi non ricorre nel caso di assemblea ordinaria in seconda convocazione, il cui quorum costitutivo non è correlato a una determinata quantità del capitale sociale e in relazione alla quale il legislatore ha inteso facilitare il più possibile l'assunzione delle deliberazioni, onde evitare eventuali paralisi decisionali dell'organo deliberativo rispetto all'approvazione di atti essenziali per lo svolgimento dell'attività sociale.

Tribunale Roma  19 luglio 2012

 

Ai sensi dell'art. 2357 ter, nelle s.p.a. che non fanno ricorso al capitale di rischio nel numero delle azioni da considerare ai fini del calcolo della maggioranza assembleare deve tenersi conto delle azioni proprie eventualmente possedute dalla società anche in relazione all'assemblea ordinaria di seconda convocazione. La lettera dell'articolo succitato e la relazione di accompagnamento al d.lg. 224 del 2010 mostrano infatti la chiara scelta operata dal legislatore del 2010 in direzione della più ampia tutela dei soci di minoranza.

Tribunale Milano  28 aprile 2012

 

La disposizione di cui all'art. 2357-ter, comma 2, ultimo periodo, c.c., che impone di computare le azioni proprie nel quorum deliberativo assembleare, non è applicabile qualora il quorum stesso non sia predeterminato in rapporto all'intero capitale sociale o, quando lo sia, non superi il 50%, venendo in questo caso in gioco la regola della maggioranza assembleare, basata soltanto sulla risultanza del voto esprimibile.

Tribunale Roma  14 giugno 2005

 

Qualora per effetto di fusione, sia essa diretta oppure inversa, la società si trovi a detenere azioni proprie, l'obbligo di accantonare la riserva prevista dall'art. 2357 ter c.c. costituisce condizione di legittimità della fusione, nel senso che la riserva deve esistere al momento dell'approvazione della delibera, così come devono esistere, in una semplice operazione di acquisizione diretta di azioni proprie, gli utili da impegnare come corrispettivo per i soci che vendono delle azioni alla società.

Tribunale Milano  13 maggio 1999

 

Anche in presenza di operazioni di fusione, ove emerga un acquisto di azioni proprie, è imprescindibile la costituzione di una riserva pari all'importo di dette azioni, ai sensi del comma 3 dell'art. 2357 ter c.c. o, comunque, che il patrimonio netto della società incorporante contenga valori corrispondenti a tale riserva.

Tribunale Milano  04 maggio 1999

 

L'aumento gratuito del capitale non dà luogo ad attribuzione di utili e pertanto le azioni gratuite spettano anche alle azioni proprie della società, non potendosi riscontrare violazione alcuna dell'art. 2357 ter, comma 2 c.c.

Tribunale Milano  05 novembre 1987

 

L'art. 2357-ter c.c. ha reso obbligatoria la costituzione di una riserva indisponibile pari all'importo delle azioni proprie iscritto all'attivo del bilancio. Corrispondentemente, l'art. 2424 c.c. prescrive, al n. 2-bis, l'indicazione di tale riserva fra le poste passive, sì da evitare che le somme già impiegate per l'acquisto delle azioni proprie appaiano fra gli utili.

Corte appello Milano  18 settembre 1986



 
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