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Art. 236 codice civile: Atto di nascita e possesso di stato

La filiazione [legittima] (1) si prova con l’atto di nascita iscritto nei registri dello stato civile.

Basta, in mancanza di questo titolo (2), il possesso continuo dello stato di figlio (3) [legittimo].


Commento

Filiazione: [v. Libro I, Titolo VII]; Possesso di stato: [v. 131].

 

Atto di nascita: documento che attesta l’evento della nascita di un determinato soggetto e che costituisce la prova della filiazione.

 

(1) La parola in parentesi quadra è stata soppressa ex art. 11, d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.). La modifica è finalizzata ad estendere l’ambito di applicazione della norma alla filiazione in generale, stante l’unicità dello stato di figlio [v. 315].

 

(2) La mancanza dell’atto di nascita può essere intesa sia in senso oggettivo (perdita, distruzione o alterazione dell’atto), sia in senso soggettivo (come incertezza dell’interessato circa l’esistenza dell’atto).

 

(3) Cfr. artt. 29 ss., d.P.R. 3-11-2000, n. 396 (Semplificazione dell’ordinamento dello stato civile).

 

Chi vuole far valere i diritti connessi a tale stato deve fondare la sua pretesa o sull’atto di nascita o sul possesso di stato di figlio e, correlativamente, tutti devono considerare esistente lo stato che risulta dal titolo.


Giurisprudenza annotata

Corte europea diritti dell'uomo

La normativa italiana che assegna ai figli legittimi il cognome del genitore di sesso maschile viola l'art. 14 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, in combinato disposto con l'art. 8 della stessa convenzione; la normativa predetta va, quindi, modificata.

Corte europea diritti dell'uomo sez. II  07 gennaio 2014 n. 77  

 

Alla luce dei postulati costituzionali, dell'incipiente contrasto giurisprudenziale, dell'evoluzione della coscienza sociale e del costume, della normativa comunitaria ed internazionale e del cd. diritto vivente, urge ormai la cogente necessità di acclarare se sia ancora attuale e legittima la norma consuetudinaria a termini della quale al figlio nato da matrimonio va imposto il cognome del padre anche quando entrambi i suoi genitori avanzino concorde richiesta di attribuire il cognome materno. All'uopo va, quindi, inoltrata al Primo Presidente di questa Corte richiesta di rimettere ogni dubbio alle Sezioni unite della stessa, od, occorrendo, alla Corte costituzionale.

Cassazione civile sez. I  22 settembre 2008 n. 23934  

 

Filiazione

Il trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, sottoscritto dai paesi membri dell’Unione Europea, ha ribadito il principio di parità tra uomini e donne e la lotta alla discriminazione. Con l’ordinanza n. 176/ 1988 la Corte costituzionale ha affermato che "sarebbe possibile, e probabilmente consentaneo all’evoluzione della coscienza sociale, sostituire la regola vigente in ordine alla determinazione del nome distintivo dei membri della famiglia costituita dal matrimonio con un criterio diverso, più rispettoso dell’autonomia dei coniugi, il quale concilii i due principi sanciti dall’art. 29 cost., anziché avvalersi dell’autorizzazione a limitare l’uno in funzione dell’altro" e con la sentenza n. 61/2006 la stessa Corte costituzionale ha ribadito, ancora più nettamente, che "l’attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’eguaglianza tra uomo e donna. In entrambi i casi la Corte ha implicitamente sollecitato un intervento del legislatore che, pur avendo affrontato il tema da ormai quasi un trentennio (proposta di l. 30 ottobre 1979 n. 832), non è ancora pervenuto a soluzioni concrete. Sulla base di queste considerazioni è apparso opportuno alla S.C. trasmettere gli atti al Primo Presidente ai fini della eventuale rimessione alle Sezioni Unite, pervalutare se, alla luce della mutata situazione della giurisprudenza costituzionale e del probabile mutamento delle norme comunitarie, possa essere adottata un’interpretazione della norma di sistema costituzionalmente orientata ovvero, se tale soluzione sia ritenuta esorbitante dai limiti dell’attività interpretativa, la questione possa essere rimessa nuovamente alla Corte costituzionale.

Cassazione civile sez. I  22 settembre 2008 n. 23934  

 

La norma sull'automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, anche in presenza di una diversa contraria volontà dei genitori, oltre a non essere più coerente con i principi dell'ordinamento, che ha abbandonato la concezione patriarcale della famiglia, e con il valore costituzionale della parità tra uomo e donna, si pone in contrasto con alcune norme di origine sopranazionale. Alle luce di queste, pertanto, e della mutata giurisprudenza sul punto della Corte costituzionale, è opportuno rimettere la questione al Primo Presidente perché valuti se possa essere adottata un'interpretazione della norma di sistema costituzionalmente orientata ovvero, se tale soluzione sia ritenuta esorbitante dai limiti di un'attività interpretativa, la questione possa essere rimessa nuovamente alla Corte costituzionale. (Rimette atti al Primo Presidente).

Cassazione civile sez. I  22 settembre 2008 n. 23934  

 

 

Stato civile

Nell'attuale quadro normativo, in cui è rinvenibile una norma di sistema - presupposta da una serie di disposizioni regolatrici di fattispecie diverse (art. 143 bis, 236, 237 comma 2, 266, 299 comma 3 c.c.; 33 e 34 d.P.R. n. 396 del 2000) - che prevede l'attribuzione automatica del cognome paterno al figlio legittimo, sia pure retaggio di una concezione patriarcale della famiglia non in sintonia con le fonti sopranazionali, che impongono agli Stati membri l'adozione di misure idonee alla eliminazione delle discriminazioni di trattamento nei confronti della donna, ma che (come avvertito anche dalla sentenza della Corte cost. n. 61 del 2006) spetta comunque al legislatore ridisegnare in senso costituzionalmente adeguato, non può trovare accoglimento la domanda dei genitori di attribuzione al figlio del cognome materno.

Cassazione civile sez. I  14 luglio 2006 n. 16093  



 
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