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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2364 codice civile: Assemblea ordinaria nelle società prive di consiglio di sorveglianza

Nelle società prive di consiglio di sorveglianza (1), l’assemblea ordinaria:

1) approva il bilancio;

2) nomina e revoca gli amministratori; nomina i sindaci e il presidente del collegio sindacale e, quando previsto, il soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti;

3) determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito dallo statuto;

4) delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci;

5) delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell’assemblea, nonché sulle autorizzazioni eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti degli amministratori, ferma in ogni caso la responsabilità di questi per gli atti compiuti (2);

6) approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari.

L’assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale. Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società; in questi casi gli amministratori segnalano nella relazione prevista dall’articolo 2428 le ragioni della dilazione.

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AGGIORNAMENTO

Il D.P.R. 13 febbraio 1959, n. 449 ha disposto (con l’art. 55, commi 1 e 2) che “L’esercizio sociale delle imprese private di assicurazione regolate dal presente testo unico ha inizio il 1 gennaio e finisce il 31 dicembre di ogni anno.

In deroga all’art. 2364 del codice civile, il termine entro il quale dette imprese debbono approvare il loro bilancio è fissato al 30 giugno dell’anno successivo a quello cui si riferisce il bilancio stesso. Per le imprese che esercitano la riassicurazione detto termine può essere protratto fino al 30 novembre dal Ministero della industria e del commercio su domanda delle società interessate”.


Commento

Consiglio di sorveglianza: [v. 2449]; Bilancio approvato: [v. 2466]; Amministratori: [v. 2298]; Sindaci: [v. 2621]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Statuto: [v. 2328]; Convocazione: [v. 2363]; Oggetto della società: [v. 2253].

 

Assemblea ordinaria: in base alla normativa antecedente la riforma l’(—) poteva essere definita come quella avente competenza generale e residuale, nel senso che la stessa decideva non solo sulle materie specificamente attribuitele ma anche su tutte quelle non riservate alla competenza dell’assemblea straordinaria. A seguito della riforma tale competenza generale è venuta meno, per cui anche l’(—) deve definirsi come l’assemblea dei soci alla quale il legislatore rimette le decisioni su determinate materie specificamente attribuitele (e differenti a seconda del sistema di amministrazione scelto dalla società) con la previsione di quorum costitutivi e deliberativi inferiori rispetto all’assemblea straordinaria.

Bilancio consolidato: bilancio da redigersi nei casi in cui esistono situazioni di controllo tra due o più imprese, per descrivere l’andamento composito della gestione del gruppo societario costituito dalla società controllante e dalle società controllate. Il (—) deve essere predisposto dagli amministratori dell’impresa controllante e la sua struttura è rivolta a rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria ed il risultato economico del complesso delle imprese.

Regolamento dei lavori assembleari: documento che indica le procedure da seguire per consentire l’ordinato e funzionale svolgimento delle assemblee, sempre in un’ottica di rispetto del diritto del socio ad esprimere le proprie opinioni.

(1) Le società hanno ora la possibilità di scegliere tra diversi modelli di amministrazione:

—   sistema di amministrazione ordinario, caratterizzato dalla presenza del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale;

—   sistema di amministrazione monistico, caratterizzato dalla presenza di un consiglio di amministrazione e di un comitato interno per il controllo della gestione;

—   sistema di amministrazione dualistico, caratterizzato dalla presenza di un consiglio di sorveglianza e un consiglio di gestione.

In mancanza di un’espressa previsione statutaria si applica automaticamente il sistema ordinario.

Le società prive del consiglio di sorveglianza sono, quindi, quelle che adottano il sistema tradizionale e il sistema monistico.

(2) Dunque, gli amministratori non possono più sottoporre il proprio operato all’assemblea, e, anche ove ciò sia previsto, non sono esenti da responsabilità. Si evita così che per determinate operazioni non c’è nessun responsabile, non l’assemblea (che è irresponsabile per definizione) né gli amministratori che sottoponevano ad approvazione delle operazioni proprio per non essere responsabili.


Giurisprudenza annotata

Assemblea ordinaria

La pretesa di un amministratore di società per azioni al compenso per l'opera prestata ha natura di diritto soggettivo perfetto, sicché, ove la misura di tale compenso non sia stata stabilita nell'atto costitutivo o dall'assemblea, ne può esserne chiesta al giudice la determinazione. Cassa senza rinvio, App. Bari, 16/04/2012

Cassazione civile sez. lav.  16 aprile 2014 n. 8897  

 

Qualora la determinazione della misura del compenso degli amministratori di società di capitali, ai sensi dell'art. 2389, comma 1 c.c., (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche di cui al d.lg. n. 6 del 2003), non sia stabilita nell'atto costitutivo, è necessaria una esplicita delibera assembleare, che non può considerarsi implicita in quella di approvazione del bilancio, atteso: la natura imperativa e inderogabile della previsione normativa, discendente dall'essere la disciplina del funzionamento delle società dettata, anche, nell'interesse pubblico al regolare svolgimento dell'attività economica, oltre che dalla previsione come delitto della percezione di compensi non previamente deliberati dall'assemblea (art. 2630, comma 2 c.c., abrogato dall'art. 1 del d.lg. 11 aprile 2002, n. 61); la distinta previsione della delibera di approvazione del bilancio e di quella di determinazione dei compensi (art. 2364 n. 1 e 3 c.c.); la mancata liberazione degli amministratori dalla responsabilità di gestione, nel caso di approvazione del bilancio (art. 2434 c.c.); il diretto contrasto delle delibere tacite ed implicite con le regole di formazione della volontà della società (art. 2393, comma 2, c.c.). Conseguentemente, l'approvazione in sé del bilancio, pur se contenente la posta relativa ai compensi degli amministratori, non è idonea ai predetti fini, salvo che un'assemblea convocata solo per l'approvazione del bilancio, essendo totalitaria, non abbia espressamente discusso e approvato la proposta di determinazione dei compensi degli amministratori. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Torino, 09/02/2006

Cassazione civile sez. trib.  04 settembre 2013 n. 20265  

 

Il rapporto tra amministratore e società di capitali, che implica un rapporto di lavoro parasubordinato sui generis, è naturalmente oneroso, discendendo dagli art. 2364 e 2389 c.c. un diritto soggettivo perfetto dell'amministratore al compenso.

Tribunale Salerno  04 marzo 2013

 

È inderogabile la disposizione di cui all'art. 2364 c.c., che attribuisce all'assemblea ordinaria la facoltà di deliberare l'azione di responsabilità contro amministratori e sindaci; ne consegue che la clausola statutaria, la quale preveda la convocazione dell'assemblea ordinaria entro un certo mese dell'anno, non può significare che tutte le assemblee successive abbiano natura straordinaria e siano, quindi, soggette al più rigoroso regime giuridico, dovendo invece essere attribuito all'eventuale termine statutario, secondo l'interpretazione conservativa imposta dall'art. 1367 c.c., lo stesso significato ed efficacia del termine di sei mesi, fissato dall'art. 2364, comma 2, c.c., nel senso cioè di non precludere lo svolgimento dell'assemblea ordinaria in un momento successivo.

Cassazione civile sez. I  26 luglio 2012 n. 13279  

 

Non è derogabile il riparto di competenze tra assemblea ordinaria e straordinaria. La responsabilità degli amministratori e dei sindaci anche nei confronti dei terzi impone che nell'interesse della società stessa non sia riconosciuta ai soci la facoltà di derogare alle regole di competenza e di esercizio dell'azione di responsabilità

Cassazione civile sez. I  26 luglio 2012 n. 13279  

 

In tema di compenso degli amministratori di una società di capitali, il combinato disposto degli art. 2364 e 2389 c.c. assegna oggi allo statuto, e in subordine alla deliberazione assembleare, la determinazione del compenso spettante agli amministratori, ai quali viene pertanto riconosciuto un diritto soggettivo perfetto alla retribuzione.

Tribunale Trapani  07 gennaio 2010

 

L'approvazione da parte dell'assemblea del bilancio d'esercizio di una società di capitali contenente una posta relativa al compenso percepito dagli amministratori, qualora non vi sia stata una specifica discussione ed approvazione di tale posta, non integra gli estremi della deliberazione assembleare occorrente per l'attribuzione del predetto compenso che non sia già stabilito dallo statuto.

Tribunale Napoli  22 aprile 2009

 

È valida la deliberazione di approvazione del bilancio d'esercizio di una società per azioni adottata dall'assemblea convocata oltre la scadenza del termine legale di centoventi giorni (o del maggior termine statutario di centottanta giorni) dalla chiusura dell'esercizio sociale.

Tribunale Napoli  22 aprile 2009

 

A differenza dell'art. 2402 c.c. - applicabile, in virtù dell'espresso richiamo operato dall'art. 2516 c.c., anche alle società cooperative - che, nel prevedere che «la retribuzione annuale dei sindaci, se non è stabilita nell'atto costitutivo, deve essere determinata dall'assemblea all'atto della nomina per l'intero periodo di durata del loro ufficio», sancisce il principio dell'onerosità della carica, per contro, la norma di cui all'art. 2364 c.c., comma 1, n. 3, attribuisce all'assemblea il compito di determinare il compenso degli amministratori e dei sindaci. Sì che la regola dell'onerosità della carica è stabilita per i sindaci ma non per gli amministratori, i quali ben possono prestare gratuitamente la loro opera. (Conferma App. Napoli 3 dicembre 2002).

Cassazione civile sez. I  01 aprile 2009 n. 7961  



 
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