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Art. 2365 codice civile: Assemblea straordinaria

L’assemblea straordinaria delibera sulle modificazioni dello statuto, sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori e su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza.

Fermo quanto disposto dagli articoli 2420-ter e 2443, lo statuto può attribuire alla competenza dell’organo amministrativo o del consiglio di sorveglianza o del consiglio di gestione le deliberazioni concernenti la fusione nei casi previsti dagli articoli 2505 e 2505-bis, l’istituzione o la soppressione di sedi secondarie, la indicazione di quali tra gli amministratori hanno la rappresentanza della società, la riduzione del capitale in caso di recesso del socio, gli adeguamenti dello statuto a disposizioni normative, il trasferimento della sede sociale nel territorio nazionale. Si applica in ogni caso l’articolo 2436 (1) .


Commento

 

Statuto: [v. 2328]; Liquidatori: [v. 2309]; Consiglio di sorveglianza: [v. 2449]; Fusione: [v. 1902]; Sede secondaria: [v. 2295]; Amministratori: [v. 2298]; Rappresentanza: [v. Libro IV, Titolo II, Capo VI]; Recesso: [v. 2285]; Sede: [v. 2295]; Riduzione del capitale: [v. 2445].

Assemblea straordinaria: assemblea dei soci che ha una specifica competenza nel senso che delibera su materie di particolare importanza per la società tassativamente determinate dalla legge. A differenza di quella ordinaria, l’(—) non deve essere convocata periodicamente, in quanto ha competenze limitate a situazioni straordinarie.

Consiglio di gestione: organo amministrativo nelle società che abbiano optato per il sistema di amministrazione cd. dualistico. Al (—) spetta in via esclusiva la gestione dell’impresa, con il compimento delle operazioni necessarie all’attuazione dell’oggetto sociale che può esercitare anche in forma delegata. Al (—) si applicano, in quanto compatibili, gran parte delle norme stabilite, nel modello tradizionale di governance, per il consiglio di amministrazione.

(1) Il presente comma, aggiunto dalla riforma, introduce un’importante novità in quanto prevede la possibilità che lo statuto rimetta alla competenza di altri organi sociali (amministratori, consiglio di sorveglianza o consiglio di gestione) decisioni importanti ed impegnative quali quelle ivi indicate.

 


Giurisprudenza annotata

Assemblea straordinaria

Non è derogabile il riparto di competenze tra assemblea ordinaria e straordinaria. La responsabilità degli amministratori e dei sindaci anche nei confronti dei terzi impone che nell'interesse della società stessa non sia riconosciuta ai soci la facoltà di derogare alle regole di competenza e di esercizio dell'azione di responsabilità

Cassazione civile sez. I  26 luglio 2012 n. 13279  

 

In tema di società per azioni, la delibera di rinuncia all'autorizzazione amministrativa all'esercizio dell'attività assicurativa, non modificando l'atto costitutivo nei suoi elementi essenziali, ed essendo improduttiva, di per sé sola, di effetti esterni, non richiede l'intervento dell'assemblea straordinaria (art. 2365, comma 1, c.c.), e può, pertanto, essere validamente assunta dall'assemblea ordinaria.

Cassazione civile sez. I  25 febbraio 2011 n. 4690  

 

La clausola dello statuto di una società azionaria che attribuisca un diritto di prelazione ai soci in caso di trasferimento delle azioni può essere soppressa o modificata dall'assemblea straordinaria con le maggioranze stabilite per quel tipo di assemblea.

Tribunale Milano  10 marzo 2006

 

È possibile una proroga espressa - ritualmente adottata (a maggioranza ovvero all'unanimità) con apposita deliberazione dall'assemblea straordinaria dei soci ai sensi dell'art. 2365 c.c. - qualora, decorso il tempo per il quale la società fu contratta, i soci continuino a compiere le operazioni sociali; infatti, nulla vieta che dopo il verificarsi di una causa di scioglimento che non determini anche l'estinzione del rapporto sociale, i soci possano rimuovere la causa medesima, così manifestando la volontà che la società debba continuare a esistere senza soluzione di continuità (e senza dar luogo alla costituzione di un nuovo ente separato e distinto dal precedente). La cooperativa - ancorché sia intervenuta la scadenza del termine relativo alla sua durata - può essere ancora in grado di conseguire gli scopi sociali per i quali era stata costituita, persistendo, altresì, la corrispondenza della organizzazione mutualistica all'interesse pubblico. ( Riforma Tar Sicilia, Palermo, sez. II, n. 2092 del 2003 ).

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  04 ottobre 2005 n. 649  

 

In tema di società di capitali, una sostituzione - per effetto di fusione - tra una partecipazione in una società con una partecipazione in quella risultante all'incorporazione della partecipata non immuta il programma dell'attività economica per la cui realizzazione è stata costituita la società e che ne costituisce l'oggetto sociale e non costituisce quindi una deliberazione che implichi un mutamento sostanziale dell'oggetto sociale e non richiede pertanto la forma dell'assemblea straordinaria, atteso che, come si evince dal collegamento dell'art 2365 c.c. - che riserva all'assemblea straordinaria la competenza a deliberare sulle modificazioni dell'atto costitutivo - con il successivo art. 2436 - che disciplina il regime di pubblicità di siffatte deliberazioni, tale peculiare procedimento di formazione e di espressione della volontà sociale è richiesto solo quando si tratti di apportare vere e proprie modifiche al testo del contratto sociale (o dello statuto che ne forma parte integrante).

Cassazione civile sez. I  06 giugno 2003 n. 9100  

 

In tema di società di capitali, la deliberazione che implichi un mutamento sostanziale dell'oggetto sociale non richiede la forma dell'assemblea straordinaria, atteso che, come si evince dal collegamento dell'art. 2365 c.c. - che riserva all'assemblea straordinaria la competenza a deliberare sulle modificazioni dell'atto costitutivo - con il successivo art. 2436 - che disciplina il regime di pubblicità di siffatte deliberazioni - tale peculiare procedimento di formazione e di espressione della volontà sociale è richiesto solo quando si tratti di apportare vere e proprie modifiche al testo del contratto sociale (o dello statuto che ne forma parte integrante), della cui redazione aggiornata si impone il deposito nel registro delle imprese.

Cassazione civile sez. I  06 giugno 2003 n. 9100  

 

La clausola di prelazione a favore dei soci, nel caso di trasferimento della quota, una volta inserita nell'atto costitutivo, contiene una disposizione che attiene all'assetto societario e condivide perciò la natura di ogni altra norma societaria, sicché la sua modificazione o la sua soppressione rientrano nei poteri di revisione statutaria rimessi all'assemblea straordinaria dall'art. 2365 c.c., ed alle speciali sue maggioranze statutariamente previste. Per questo motivo, sono legittime le delibere, sia modificative che estintive della clausola di prelazione, quando siano adottate a maggioranza anziché all'unanimità.

Tribunale Bari sez. IV  22 dicembre 2001

 

La clausola statutaria che prevede e disciplina la prelazione a favore dei soci nel trasferimento delle azioni partecipa della natura di ogni altra regola sulla quale si fonda l'assetto societario, sicché la modificazione o la soppressione di essa, come parte integrante dell'atto costitutivo, rientra nelle attribuzioni di revisione statutaria dell'assemblea straordinaria a norma dell'art. 2365 c.c.

Cassazione civile sez. I  26 novembre 1998 n. 12012  

 

È da ritenersi "contra legem" la clausola statutaria di una società di capitali che preveda la proroga tacita della società se, entro un determinato termine prima della scadenza stabilita, un socio non abbia dato disdetta agli altri soci, in quanto nelle società di capitali, a differenza delle società personali, la durata è un elemento essenziale e deve essere certa, potendo subire variazioni soltanto mediante modifica dell'atto costitutivo adottata con delibera dell'assemblea straordinaria. Tuttavia la nullità di una siffatta clausola non travolge automaticamente la previsione statutaria del diritto di disdetta del singolo socio, poiché tale diritto è compreso nella categoria delle situazioni giuridiche soggettive facenti capo al singolo socio, le quali, trovando la loro fonte nell'atto costitutivo o in norme imperative, costituiscono un limite all'operatività del principio maggioritario (e, quindi, al potere dispositivo della società) a tutela dell'interesse individuale, e come tali non sono modificabili se non con l'unanimità dei consensi.

Cassazione civile sez. I  04 giugno 1998 n. 5472  

 



 
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