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Art. 2366 codice civile: Formalità per la convocazione

L’assemblea è convocata dall’amministratore unico, dal consiglio di amministrazione o dal consiglio di gestione mediante avviso contenente l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo dell’adunanza e l’elenco delle materie da trattare.

L’avviso deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica o in almeno un quotidiano indicato nello statuto almeno quindici giorni prima di quello fissato per l’assemblea. Se i quotidiani indicati nello statuto hanno cessato le pubblicazioni, l’avviso deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, le modalità di pubblicazione dell’avviso sono definite dalle leggi speciali.

Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può, in deroga al comma precedente, consentire la convocazione mediante avviso comunicato ai soci con mezzi che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento almeno otto giorni prima dell’assemblea.

In mancanza delle formalità previste per la convocazione, l’assemblea si reputa regolarmente costituita, quando è rappresentato l’intero capitale sociale e partecipa all’assemblea la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo (1) . Tuttavia in tale ipotesi ciascuno dei partecipanti puo’ opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritenga sufficientemente informato.

Nell’ipotesi di cui al comma precedente, dovrà essere data tempestiva comunicazione delle deliberazioni assunte ai componenti degli organi amministrativi e di controllo non presenti (2).

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AGGIORNAMENTO

Il D.Lgs. 18 giugno 2012, n. 91 ha disposto (con l’art. 5, comma 1) che “Le disposizioni recate dall’articolo 1 e dall’articolo 2, limitatamente al comma 7, e dall’articolo 3, limitatamente ai commi 1, 2, 9, 10 e 11 si applicano alle assemblee il cui avviso di convocazione sia pubblicato dopo il 1° gennaio 2013.”


Commento

Assemblea: [v. 2341ter]; Consiglio di gestione: [v. 2365]; Statuto: [v. 2328]; Capitale sociale: [v. 2327].

(1) Con la disposizione in esame il legislatore della riforma ribadisce la validità della cd. assemblea totalitaria, anche in assenza delle prescritte formalità di convocazione, sempre salva la facoltà per ciascun partecipante di opporsi alla trattazione di argomenti sui quali non si ritenga sufficientemente informato. Con portata innovativa rispetto alla precedente disciplina, ai fini della validità dell’assemblea di cui si tratta, è stata prevista la sufficienza della sola maggioranza dei rappresentanti degli organi amministrativi e di controllo.

(2) In virtù dell’innovazione di cui al comma precedente, l’ultimo comma dell’art. 2366 impone l’obbligo di comunicazione delle deliberazioni assunte ai membri degli organi amministrativi e di controllo non presenti all’assemblea, così da garantire eguali livelli di informazione a tutti i componenti degli organi sociali.


Giurisprudenza annotata

Formalità per la convocazione

Salvo che l'atto costitutivo della società a responsabilità limitata non contenga una disciplina diversa, deve presumersi che l'assemblea dei soci sia validamente costituita ogni qual volta i relativi avvisi di convocazione siano stati spediti agli aventi diritto almeno otto giorni prima dell'adunanza (o nel diverso termine eventualmente in proposito indicato dall'atto costitutivo), ma tale presunzione può essere vinta nel caso in cui il destinatario dimostri che, per causa a lui non imputabile, egli non abbia affatto ricevuto l'avviso di convocazione o lo abbia ricevuto così tardi da non consentirgli di prendere parte all'adunanza, in base a circostanze di fatto il cui accertamento e la cui valutazione in concreto sono riservati alla cognizione del giudice di merito. Cassa con rinvio, App. Catanzaro, 19/09/2008

Cassazione civile sez. un.  14 ottobre 2013 n. 23218  

 

Il procedimento di convocazione dell'assemblea di società cooperativa bancaria - nella fattispecie quotata, ma senza pendenza di offerta pubblica sui suoi titoli - è disciplinato dall'art. 2366 c.c. (già richiamato dell'art. 2516, ed ora dall'art. 2519 c.c.), che prevede, nel testo "ratione temporis" vigente, la previa pubblicazione dell'avviso nella Gazzetta Ufficiale, con termine di almeno 15 giorni tra detta pubblicazione e la data dell'assemblea stessa, e non, invece, dalle norme, di fonte regolamentare e di deroga alla citata disposizione civilistica, fissate dall'art. 1 d.m. 5 novembre 1998 n. 437, sulla base delle norme deleganti di cui agli art. 104 comma 2 e 144 comma 3 d.lg. 24 febbraio 1998 n. 58, non essendo estensibili alle società cooperative le procedure di specialità delle regole di convocazione assembleare, né in caso di offerta pubblica di acquisto o di scambio, ove non ricorrente in fatto, né di sollecitazione alla raccolta delle deleghe, esclusa dall'art. 137 del richiamato testo unico della finanza.

Cassazione civile sez. I  14 giugno 2012 n. 9776  

 

Il termine di otto giorni di cui all'art. 2366 comma 3 c.c. - come quello di cui all'art. 2479 bis comma 1 c.c. - è riferito alla spedizione dell'avviso di convocazione (e non alla sua ricezione).

Tribunale Milano  23 gennaio 2012

 

Il potere spettante, come sancito dall'art. 2366 c.c., agli amministratori, nelle ipotesi di organo amministrativo collegiale, deve essere esercitato collegialmente, con conseguente illegittimità della convocazione inviata autonomamente dal presidente del consiglio di amministrazione e, come tale, non riconducibile alla volontà dell'organo amministrativo. Se è vero che tale illegittimità non configura una ipotesi di nullità della delibera, non vi è alcuna ragione di escludere l'idoneità a comportare l'annullabilità della stessa delibera secondo la regola generale contenuta nell'art. 2377 comma 2 c.c.

Tribunale Roma sez. III  06 aprile 2010

 

La deliberazione dell'assemblea di una società di capitali, convocata su deliberazione del consiglio di amministrazione assunta all'esito di una riunione cui un suo componente non sia stato convocato, non è inesistente, nulla od annullabile, trattandosi di mera irregolarità, perché il vizio della deliberazione consiliare di convocazione dell'assemblea non può riflettersi, come causa d'inesistenza o d'invalidità, sulle deliberazioni dell'assemblea dei soci, quando essa sia stata convocata dagli amministratori, a norma dell'art. 2366 c.c., con atto per certo riferibile alla volontà dell'organo amministrativo collegiale, così che esista una convocazione dell'assemblea nel suo essenziale schema giuridico (atto ricettizio, con il quale il socio viene avvisato della data e del luogo della riunione), dovendo escludersi che sulle formalità della convocazione si riflettano, per proprietà transitiva, le eventuali irregolarità interne al distinto procedimento di deliberazione del consiglio di amministrazione. (Fattispecie anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6).

Cassazione civile sez. I  12 gennaio 2010 n. 259  

 

L'ammissibilità del più generale tema delle delibere tacite e delle delibere implicite si pone in contrasto, salvo diversa disposizione di legge, con le regole dettate per la formazione della volontà della società, in particolar modo con l'art. 2366 c.c. che obbliga la previa indicazione nell'ordine del giorno degli argomenti da trattare.

Cassazione civile sez. un.  29 agosto 2008 n. 21933  

 

L'ammissibilità di delibere tacite e delibere implicite si pone in diretto contrasto con le regole di formazione della volontà della società, e in particolare con l'art. 2366 c.c.

Cassazione civile sez. un.  29 agosto 2008 n. 21933  

 

L'indicazione, nell'avviso di convocazione dell'assemblea dei soci, dell'elenco delle materie da trattare ha la duplice funzione di rendere edotti i soci circa gli argomenti sui quali essi dovranno deliberare, per consentire la loro partecipazione all'assemblea con la necessaria preparazione ed informazione, e di evitare che sia sorpresa la buona fede degli assenti a seguito di deliberazione su materie non incluse nell'ordine del giorno. A tal fine, tuttavia, non è necessaria un'indicazione particolareggiata delle materie da trattare, ma è sufficiente un'indicazione sintetica, purché chiara e non ambigua, specifica e non generica, la quale consenta la discussione e l'adozione da parte dell'assemblea dei soci anche delle eventuali deliberazioni consequenziali ed accessorie. (Nella fattispecie, relativa a ordine del giorno recante "adozione del nuovo statuto sociale", la S.C. ha statuito che il giudice di merito non si fosse discostato da tale principio ritenendo e motivando la sufficienza di tale indicazione, atteso che dall'art. 2366 c.c. non deriva che nell'ordine del giorno siano preventivamente indicate, in dettaglio, le modifiche delle regole statutarie su cui deliberare, tenuto anche conto, da un lato, che le voci di ampio contenuto, e tuttavia chiare nella loro reale finalità, non suscitano equivoci nel lettore e che, sotto altro profilo, il cambiamento effettivo delle clausole statutarie può anche essere il risultato del dibattito e dell'esame assembleare).

Cassazione civile sez. I  27 giugno 2006 n. 14814  

 

L'indicazione, nell'avviso di convocazione dell'assemblea dei soci, dell'elenco delle materie da trattare ha la duplice funzione di rendere edotti i soci circa gli argomenti sui quali essi dovranno deliberare, per consentire la loro partecipazione all'assemblea con la necessaria preparazione ed informazione, e di evitare che sia sorpresa la buona fede degli assenti a seguito di deliberazione su materie non incluse nell'ordine del giorno. A tal fine, tuttavia, non è necessaria un'indicazione particolareggiata delle materie da trattare, ma è sufficiente un'indicazione sintetica, purché chiara e non ambigua, specifica e non generica, la quale consenta la discussione e l'adozione da parte dell'assemblea dei soci anche delle eventuali deliberazioni conseguenziali ed accessorie. La traduzione in atto di tali principi, implicando inevitabilmente una valutazione da compiere caso per caso e da rapportare alla specificità di ogni situazione, spetta al giudice del merito: pertanto, salvo che questi non abbia decisamente inteso discostarsi da essi, così violando o male applicando la norma, o che non abbia motivato in modo manchevole o contraddittorio il proprio convincimento, quella valutazione sfugge al sindacato di legittimità.

Cassazione civile sez. I  17 novembre 2005 n. 23269  

 

Ai fini del rispetto dell'art. 2366, comma 1, c.c., che prescrive l'indicazione nell'avviso di convocazione dell'elenco delle "materie" su cui l'assemblea è chiamata a discutere e deliberare, non è necessaria un'indicazione particolareggiata di tali "materie", essendo sufficiente un'indicazione sintetica, purché chiara.

Cassazione civile sez. I  05 novembre 2004 n. 21232  



 
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