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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2369 codice civile: Seconda convocazione e convocazioni successive

Se all’assemblea non è complessivamente rappresentata la parte di capitale richiesta dall’articolo precedente, l’assemblea deve essere nuovamente convocata. Salvo che lo statuto disponga diversamente, le assemblee delle società, diverse dalle società cooperative, che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, si tengono in unica convocazione alla quale si applicano, per l’assemblea ordinaria, le maggioranze indicate dal terzo e quarto comma, nonché dell’articolo 2368, primo comma, secondo periodo, e per l’assemblea straordinaria, le maggioranze previste dal settimo comma del presente articolo.Restano salve le disposizioni di legge o dello statuto che richiedono maggioranze piùelevate per l’approvazione di talune deliberazioni.

Nell’avviso di convocazione dell’assemblea puòessere fissato il giorno per la seconda convocazione. Questa non può aver luogo nello stesso giorno fissato per la prima. Se il giorno per la seconda convocazione non è indicato nell’avviso, l’assemblea deve essere riconvocata entro trenta giorni dalla data della prima, e il termine stabilito dal secondo comma dell’articolo 2366 è ridotto ad otto giorni.

In seconda convocazione l’assemblea ordinaria delibera sugli oggetti che avrebbero dovuto essere trattati nella prima, qualunque sia la parte di capitale rappresentata, e l’assemblea straordinaria è regolarmente costituita con la partecipazione di oltre un terzo del capitale sociale e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

Lo statuto può richiedere maggioranze più elevate, tranne che per l’approvazione del bilancio e per la nomina e la revoca delle cariche sociali.

Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio ènecessario, anche in seconda convocazione, il voto favorevole di più di un terzo del capitale sociale per le deliberazioni concernenti il cambiamento dell’oggetto sociale, la trasformazione della società, lo scioglimento anticipato, la proroga della società, la revoca dello stato di liquidazione, il trasferimento della sede sociale all’estero e l’emissione delle azioni di cui al secondo comma dell’articolo 2351.

Lo statuto puo’ prevedere eventuali ulteriori convocazioni dell’assemblea, alle quali si applicano le disposizioni del terzo, quarto e quinto comma (1).

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l’assemblea straordinaria è costituita, nelle convocazioni successive alla seconda, quando è rappresentato almeno un quinto del capitale sociale, salvo che lo statuto richieda una quota di capitale più elevata, e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

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AGGIORNAMENTO

Il D.Lgs. 18 giugno 2012, n. 91 ha disposto (con l’art. 5, comma 1) che “Le disposizioni recate dall’articolo 1 e dall’articolo 2, limitatamente al comma 7, e dall’articolo 3, limitatamente ai commi 1, 2, 9, 10 e 11 si applicano alle assemblee il cui avviso di convocazione sia pubblicato dopo il 1° gennaio 2013.”


Commento

Assemblea: [v. 2341ter]; Capitale sociale: [v. 2327]; Assemblea ordinaria: [v. 2364]; Assemblea straordinaria: [v. 2363]; Statuto: [v. 2328]; Bilancio: [v. 2217]; Oggetto sociale: [v. 2253]; Trasformazione: [v. 2498]; Scioglimento: [v. 2272]; Liquidazione: [v. 2274]; Sede: [v. 2295]; Società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio: [v. 2325bis].

(1) Si apre in tal modo, per ogni tipo di Spa, la possibilità di prevedere un’assemblea di terza convocazione. In questo caso, per le società che fanno ricorso al capitale di rischio il quorum costitutivo è abbassato ad almeno un quinto del capitale sociale; per le altre Spa si applicano i quorum di seconda convocazione.


Giurisprudenza annotata

Seconda convocazione e convocazioni successive.

In tema di sanzioni amministrative, risponde della violazione di cui all'art. 2631, comma 1, c.c., l'amministratore che viola l'obbligo di convocare l'assemblea dei soci per l'approvazione del bilancio entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio sociale, ove la prima convocazione vada deserta e non provveda, ai sensi degli art. 2364 e 2369 c.c., a far svolgere effettivamente l'assemblea in seconda convocazione entro trenta giorni decorrenti dalla precedente adunanza, non potendo ritenersi adempiuta la prescrizione normativa con la mera fissazione di un'ulteriore convocazione.

Cassazione civile sez. II  21 dicembre 2011 n. 28035  

 

Perché l'organo assembleare possa intendersi validamente costituito occorre verificare che l'elemento indefettibile della fattispecie, vale a dire la presenza dei soci nell'adunanza, possieda i requisiti di rappresentatività stabiliti dagli art. 2368 e 2369 c.c. e che il relativo diritto di intervento risponda alle condizioni dell'art. 2370 c.c.

Corte appello Milano  31 gennaio 2003

 

Nelle società cooperative dove vige il principio mutualistico, l'atto costitutivo può stabilire le maggioranze necessarie per le deliberazioni senza alcun limite, a norma dell'art. 2532 c.c., e dunque in deroga a quanto disposto dagli art. 2368 e 2369 c.c. Il "quorum" deliberativo dell'assemblea straordinaria deve calcolarsi sul numero dei soci presenti e votanti (computandosi nel calcolo sia coloro che hanno votato favorevolmente o sfavorevolmente, sia coloro che si sono astenuti) non tenendo conto di quelli allontanatisi dalla riunione.

Tribunale Brindisi  13 gennaio 2000

 

La trasformazione di una società di capitali in società di persone può essere deliberata dall'assemblea con la maggioranza qualificata di cui all'art. 2369 comma 4 c.c. (che, con riferimento alle s.p.a., richiede, in via generale, anche in seconda convocazione, per le deliberazioni concernenti, tra l'altro, la trasformazione della società, il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più della metà del capitale sociale), salva la facoltà del socio dissenziente di recedere dalla società. L'esercizio di tale diritto è assoggettato ad un breve termine di decadenza, che l'art. 2437 comma 2 c.c. fissa in tre giorni dalla chiusura dell'adunanza ove il socio dissenziente abbia partecipato alla stessa, e di quindici giorni dalla iscrizione della delibera nel registro delle imprese in caso contrario. In tale seconda ipotesi, peraltro, la eventuale comunicazione della delibera di trasformazione al socio non intervenuto, determinando la piena conoscenza dell'atto di cui si tratta, fa decorrere il termine per l'esercizio del diritto di recesso, indipendentemente dalla data della iscrizione nel registro delle imprese.

Cassazione civile sez. I  27 maggio 1999 n. 5173  

 

Alla delibera di trasformazione di una società di capitali in società di persone (c.d. trasformazione regressiva) si applica, in difetto di esplicite o implicite eccezioni, il principio maggioritario previsto dall'art. 2369 c.c. per le delibere di trasformazione.

Cassazione civile sez. I  27 maggio 1999 n. 5173  

 

L'assemblea di società di capitali, con la maggioranza "qualificata" di cui agli art. 2368, 2369, 2470 e 2486 c.c., può deliberare la trasformazione in società di persone, salva la facoltà del socio dissenziente di uscire dalla compagine sociale.

Cassazione civile sez. I  27 maggio 1999 n. 5173  

 

La trasformazione di una società di capitali in società di persone può essere deliberata dall'assemblea con la maggioranza qualificata di cui all'art. 2369, comma 4, c.c. (che, con riferimento alle società per azioni, richiede, in via generale, anche in seconda convocazione, per le deliberazioni concernenti, tra l'altro, la trasformazione della società, il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più della metà del capitale sociale), salva la facoltà del socio dissenziente di recedere dalla società. L'esercizio di tale diritto è assoggettato ad un breve termine di decadenza, che l'art. 2437, comma 2, c.c. fissa in tre giorni dalla chiusura dell'adunanza ove il socio dissenziente abbia partecipato alla stessa, e di quindici giorni dalla iscrizione della delibera nel registro delle imprese in caso contrario. In tale seconda ipotesi, peraltro, la eventuale comunicazione della delibera di trasformazione al socio non intervenuto, determinando la piena conoscenza dell'atto di cui si tratta, fa decorrere il termine per l'esercizio del diritto di recesso, indipendentemente dalla data della iscrizione nel registro delle imprese.

Cassazione civile sez. I  27 maggio 1999 n. 5173  

 

È legittima la clausola statutaria che eleva il "quorum" fissato dalla legge per l'assunzione delle delibere di assemblee ordinarie di s.p.a. in seconda convocazione. Essa non è in contrasto con l'art. 2369 comma 3 c.c., dal quale non può trarsi il principio di inderogabilità del "quorum", fondato sulla necessità di assicurare lo svolgimento della funzione primaria dell'assemblea ordinaria (ovvero l'approvazione annuale del bilancio). Questo preteso principio di inderogabilità è infatti contraddetto dalle ipotesi (delibera dell'assemblea ordinaria sull' autorizzazione all'acquisto di azioni proprie e sulla nomina delle cariche sociali) per le quali è la stessa legge (art. 2368 comma 1 c.c.) a prevedere espressamente la possibilità di maggioranze determinate.

Tribunale Trieste  23 aprile 1998

 

È legittima la clausola statutaria che eleva il "quorum" fissato dalla legge per l'assunzione delle delibere di assemblee ordinarie di s.p.a., riunite in seconda convocazione. Tale clausola non contrasta con il disposto dell'art. 2369 comma 3 c.c., dal quale non può trarsi il principio di inderogabilità del "quorum" legale fondato sulla necessità di assicurare lo svolgimento della funzione primaria dell'assemblea ordinaria (ovvero l'approvazione annuale del bilancio). Questo preteso principio di inderogabilità, infatti, è contraddetto dalle ipotesi (delibera dell'assemblea ordinaria sulla autorizzazione all'acquisto di azioni proprie o sulla nomina delle cariche sociali) per le quali è la stessa legge (art. 2368 comma 1 c.c.) a prevedere espressamente la possibilità di maggioranze determinate.

Tribunale Trieste  23 aprile 1998

 

Nonostante il mancato richiamo dell'art. 2369 c.c. e nonostante la mancata previsione statutaria, è ammissibile l'assemblea dei soci di seconda convocazione nella s.r.l. qualora la relativa deliberazione sia assunta nel rispetto delle maggioranze costitutive e deliberative previste nello statuto e nel rispetto della prassi sociale.

Tribunale Teramo  27 gennaio 1998

 

L'art. 2369 comma 3 c.c. è inderogabile nella parte in cui stabilisce che l'assemblea ordinaria di una società per azioni, in seconda convocazione, deliberi sugli oggetti che avrebbero dovuto essere trattati nella prima, qualunque sia la parte di capitale rappresentata dai soci intervenuti. Conseguentemente, è nulla la disposizione statutaria la quale richieda che l'assemblea ordinaria deliberi, in seconda convocazione, con la presenza e con il voto favorevole di almeno due terzi del capitale sociale.

Tribunale Biella  05 maggio 1997

 

La clausola statutaria di una s.p.a. che stabilisca un "quorum" determinato (nella specie il "quorum" previsto per l'assemblea straordinaria) anche per l'assemblea ordinaria che deliberi in seconda convocazione, è nulla perché contraria alla norma imperativa di cui all'art. 2369 comma 3 prima parte c.c., ed è sostituita di diritto, ai sensi del combinato disposto degli art. 1339 e 1419 comma 2 c.c., con la norma di legge laddove stabilisce che l'assemblea ordinaria di una s.p.a. in seconda convocazione delibera sugli oggetti che avrebbero dovuto essere trattati nella prima qualunque sia la parte di capitale rappresentata dai soci intervenuti.

Tribunale Spoleto  12 dicembre 1996

 

È nulla la clausola statutaria di una s.p.a. che preveda un "quorum" deliberativo più elevato di quello stabilito dall'art. 2369 comma 3 c.c. per la nomina delle cariche sociali.

Corte appello Brescia  18 giugno 1996

 

La clausola avente ad oggetto il diritto di prelazione riconosce al socio un diritto per sua natura funzionale collegato ad interesse sociale che si assume preminente al punto di giustificarne la introduzione all'interno dello statuto: la prelazione costituisce una clausola organizzativa della compagine sociale nelle fasi che presiedono il suo avvicendamento, mirando alla definizione e tutela in via primaria dell'interesse sociale alla tendenziale omogeneità della compagine sociale. Deve pertanto affermarsi la possibilità per la maggioranza di procedere alla soppressione del diritto di prelazione secondo le regole di cui agli art. 436 e ss. c.c., in relazione agli art. 2365, 2368, 2369 e 2369 bis c.c.

Tribunale Bologna  21 marzo 1995



 
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