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Art. 2373 codice civile: Conflitto d’interessi

La deliberazione approvata con il voto determinante di coloro che abbiano, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società è impugnabile a norma dell’articolo 2377 qualora possa recarle danno.

Gli amministratori non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità. I componenti del consiglio di gestione non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca o la responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.


Commento

Amministratori: [v. 2298]; Consiglio di gestione: [v. 2365]; Consiglio di sorveglianza: [v. 2449].

Conflitto di interessi: si verifica quando il socio ha un interesse in contrasto con quello della società.

 


Giurisprudenza annotata

Conflitto di interessi

Il conflitto di interessi non rappresenta ex se una condizione in grado di inficiare la votazione, sia essa una delibera dell’assemblea dei soci o del consiglio di amministrazione; in dette ipotesi, infatti, l’invalidità dell’atto è subordinata non solo al fatto che il voto determinante per il raggiungimento della maggioranza necessaria per l’approvazione della delibera sia espressione del soggetto in capo al quale si configura una situazione di conflitto d’interessi, ma anche alla condizione che tale delibera possa recare alla società un danno, seppur in via solo potenziale.

Tribunale Milano  12 febbraio 2014

 

Nella fattispecie prevista dall'art. 1394 c.c., il conflitto di interessi si manifesta al momento dell'esercizio del potere rappresentativo, mentre nel caso previsto dagli art. 2373 e 2391 c.c. il conflitto di interessi (rispettivamente, in sede di assemblea e di consiglio di amministrazione) si manifesta al momento dell'esercizio del potere deliberativo. Ne consegue che, ove l'eccezione di invalidità della fideiussione stipulata dall'amministratore di una società a responsabilità limitata sia formulata senza riferimento alla deliberazione dell'organo collegiale, la riconduzione del conflitto di interessi dedotto, specie se relativo ad un contratto stipulato dall'amministratore unico, alla disciplina dettata dall'art. 1394 c.c., anziché alle norme - invocate dalla parte - degli art. 2373 e 2391 c.c., non solo è l'unica possibile, ma, non implicando né una modifica o integrazione del fatto dedotto, né un mutamento delle conseguenze che la parte ne vuole trarre, rappresenta il legittimo esercizio del potere spettante al giudice di diversa qualificazione del fatto posto a fondamento dell'eccezione. Rigetta, App. Messina, 21/03/2008

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2013 n. 23089  

 

La riconduzione alla previsione dell'art. 1394 del c.c., anziché a quella degli art. 2373 e 2374 del c.c. di una fattispecie di conflitto di interessi, dedotta con riferimento alle fideiussioni stipulate dall'amministratore unico di una società a responsabilità limitata, integra gli estremi di una diversa qualificazione del fatto posto a fondamento della eccezione di invalidità delle fideiussioni e non configura una eccezione diversa da quella sollevata dalla parte (con conseguente violazione dell'art. 112 del c.p.c.). Le fattispecie contemplate dalla citate disposizioni - infatti - si differenziano per il fatto che nel caso previsto dall'art. 1394 del c.c. il conflitto di interessi si manifesta al momento dell'esercizio del potere rappresentativo, mentre nel caso previsto dagli art. 2373 e 3291 il conflitto si manifesta, rispettivamente, in sede di assemblea e di consiglio di amministrazione, al momento dell'esercizio del potere deliberativo. Deriva da quanto precede, pertanto che ove nella eccezione sia mancata del tutto - come nella specie - il riferimento al momento deliberativo nell'ambito delle determinazione di un organo collegiale, la riconduzione del conflitto di interessi, dedotto oltretutto con riferimento al contratto stipulato da una amministratore unico di una s.r.l., alla disciplina dettata dall'art. 1394 del c.c. non solo è l'unica possibile, ma - non implicando né una modifica e/o integrazione del fatto dedotto, né un mutamento delle conseguenze che la parte ne vuole tratte - rappresenta il legittimo esercizio del potere di qualificazione spettante al giudice.

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2013 n. 23089  

 

Non è configurabile l'abuso di potere se la deliberazione è l'effetto di una accidentale coincidenza di voti.

Tribunale Roma  19 marzo 2013

 

Si ha conflitto di interessi del socio rilevante quando vi è, di fatto, un conflitto tra un interesse non sociale - quindi un interesse che non è in alcun modo riconducibile al contratto di società - e uno qualsiasi degli interessi che sono riconducibili a tale contratto.

Tribunale Roma  19 marzo 2013

 

In tema di società di capitali, l'approvazione del bilancio non costituisce ratifica tacita dell'operato dell'amministratore in conflitto d'interessi, in quanto sia la disciplina del bilancio che quella dell'assemblea hanno natura imperativa e rispondono all'interesse pubblico ad un regolare svolgimento dell'attività economica. Rigetta, App. Genova, 01/03/2006

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2013 n. 6220  

 

È invalida la previsione statutaria della sospensione dall'esercizio del diritto di voto per il socio che eserciti attività concorrente con quella sociale, essendo tale particolare situazione già espressamente prevista e regolamentata dall'art. 2373 c.c., che prevede una limitazione al diritto di voto del socio in conflitto di interessi, ma non lo priva del relativo diritto né ne sospende l'esercizio.

Corte appello Perugia  31 gennaio 2013

 

In materia di società a responsabilità limitata non trova applicazione l’art. 2373 comma 2 c.c. sia perché trattasi di norma prevista specificatamente per le società per azioni sia perché l’incidenza dell’eventuale conflitto di interessi sulle decisioni dei soci è con riferimento alle s.r.l. regolata dall’art. 2479 ter c.c., che include naturalmente anche il voto espresso dal socio amministratore, sicché non ricorrono neanche i presupposti per l’applicazione analogica della norma prevista per le s.p.a. Infatti in base all’art. 2479 ter comma 2 c.c., qualora possano recare danno alla società, sono impugnabili a norma del precedente comma le decisioni assunte con la partecipazione determinante di soci che hanno, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società. Per l’annullamento della decisione si richiede allora un danno potenziale, e non un danno concreto ed attuale. Pertanto, la mancata adozione di una deliberazione in favore dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori è potenzialmente idonea a cagionare un danno alla società perché è suscettibile di determinare una perdita patrimoniale corrispondente alla pretesa risarcitoria, ove quest’ultima fosse risultata fondata.

Tribunale Bari sez. IV  27 febbraio 2012 n. 688  

 

In conformità al principio della responsabilità per fatto proprio, il voto del socio-amministratore sulla responsabilità degli altri amministratori è ammissibile e dovrà pertanto essere computato ai fini del raggiungimento del quorum deliberativo, trovando invece applicazione il divieto previsto dall'art. 2373, comma 2, c.c. unicamente nel caso in cui la deliberazione abbia a oggetto la responsabiltà dello stesso socio-amministratore votante e non quando la deliberazione abbia a oggetto la responsabilità di altro amministratore.

Collegio arbitrale  02 luglio 2009

 

L'amministratore di società in nome collettivo nominato nel contratto sociale può essere revocato, ai sensi dell'art. 2259 c.c., in presenza di una giusta causa, con il consenso unanime dei soci, escluso il consenso dello stesso socio amministratore cui gli altri intendano revocare la facoltà di amministrare, in virtù del divieto di voto desumibile dall'art. 2373 c.c., quale principio di portata generale.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2009 n. 13761  



 
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