codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 2377 codice civile: Annullabilità delle deliberazioni

Le deliberazioni dell’assemblea, prese in conformità della legge e dell’atto sostitutivo, vincolano tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti.

Le deliberazioni che non sono prese in conformita’ della legge o dello statuto possono essere impugnate dai soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale (1) (2) .

L’impugnazione può essere proposta dai soci quando possiedono tante azioni aventi diritto di voto con riferimento alla deliberazione che rappresentino, anche congiuntamente, l’uno per mille del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il cinque per cento nelle altre; lo statuto può ridurre o escludere questo requisito. Per l’impugnazione delle deliberazioni delle assemblee speciali queste percentuali sono riferite al capitale rappresentato dalle azioni della categoria (3).

I soci che non rappresentano la parte di capitale indicata nel comma precedente e quelli che, in quanto privi di voto, non sono legittimati a proporre l’impugnativa hanno diritto al risarcimento del danno loro cagionato dalla non conformita’ della deliberazione alla legge o allo statuto.

La deliberazione non può essere annullata:

1) per la partecipazione all’assemblea di persone non legittimate, salvo che tale partecipazione sia stata determinante ai fini della regolare costituzione dell’assemblea a norma degli articoli 2368 e 2369;

2) per l’invalidita’ di singoli voti o per il loro errato conteggio, salvo che il voto invalido o l’errore di conteggio siano stati determinanti ai fini del raggiungimento della maggioranza richiesta;

3) per l’incompletezza o l’inesattezza del verbale, salvo che impediscano l’accertamento del contenuto, degli effetti e della validità della deliberazione.

L’impugnazione o la domanda di risarcimento del danno sono proposte nel termine di novanta giorni dalla data della deliberazione, ovvero, se questa è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese, entro novanta giorni dall’iscrizione o, se è soggetta solo a deposito presso l’ufficio del registro delle imprese, entro novanta giorni dalla data di questo.

L’annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci ed obbliga gli amministratori, il consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione a prendere i conseguenti provvedimenti sotto la propria responsabilità. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.

L’annullamento della deliberazione non puo’ aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto. In tal caso il giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di norma a carico della società, e sul risarcimento dell’eventuale danno.

Restano salvi i diritti acquisiti dai terzi sulla base della deliberazione sostituita.


Commento

Deliberazione: [v. 2341ter]; Statuto: [v. 2328]; Soci: [v. 2465]; Amministratori: [v. 2298]; Consiglio di sorveglianza: [v. 2449]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Diritto di voto: [v. 2341bis]; Capitale sociale: [v. 2327]; Società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio: [v. 2325bis]; Risarcimento del danno: [v. Libro IV, Titolo IX]; Assemblea: [v. 2341ter]; Verbale: [v. 2435]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Consiglio di gestione: [v. 2365]; Buona fede: [v. 2036].

(1) Anche il legislatore della riforma, derogando in qualche modo al principio generale di cui all’art. 1418, riconduce la violazione di norme imperative alla categoria della annullabilità, salve le ipotesi di nullità previste dall’art. 2379. Ricordiamo, tuttavia, che la giurisprudenza ha fino ad oggi frustrato la portata del vecchio art. 2377 e, servendosi della categoria dell’inesistenza, reintrodotto la nullità virtuale delle deliberazioni assembleari per violazione di norme imperative.

(2) Risultano ampliati i soggetti legittimati ad impugnare, con le aggiunte del consiglio di sorveglianza e dei soci astenuti (questi ultimi già legittimati in passato secondo l’opinione di dottrina e giurisprudenza). Viene precisato, inoltre, che legittimato ad impugnare è il collegio sindacale e non i singoli sindaci.

(3) Per esercitare l’azione volta all’annullamento delle delibere assembleari è necessaria una maggioranza qualificata di soci.


Giurisprudenza annotata

Annullabilità delle deliberazioni

L'azione di annullamento delle delibere di una società per azioni, disciplinata dall'art. 2377 c.c., presuppone, quale requisito di legittimazione, la sussistenza della qualità di socio dell'attore non solo al momento della proposizione della domanda, ma anche al momento della decisione della controversia, tranne nel caso in cui il venir meno della qualità di socio sia diretta conseguenza della deliberazione la cui legittimità egli contesta. Ed infatti, qualora l'azione di annullamento della deliberazione sia diretta proprio al ripristino della qualità di socio dell'attore, sarebbe logicamente incongruo, oltre che in contrasto con il principio di cui all'art. 24, comma 1, Cost., ritenere come causa del difetto di legittimazione proprio quel fatto che l'attore assume essere contra legem e di cui vorrebbe vedere eliminati gli effetti.

Cassazione civile sez. I  27 ottobre 2014 n. 22784  

 

Non è affetta da nullità derivata la deliberazione assembleare di società a responsabilità limitata conforme alla legge e allo statuto che presenti un contenuto autonomo e sostituisca una deliberazione invalida precedentemente assunta.

Tribunale Milano  27 giugno 2014

 

La scelta dell'amministratore di una società di assoggettare una determinata opzione amministrativa alla volontà dell'assemblea (nella specie, la decisione di respingere la proposta di locazione di un immobile sociale) non fa venire meno il carattere deliberativo della determinazione assembleare, cosicché non può ritenersi che l'ipotetico potere dell'amministratore di disattenderne le indicazioni - in quanto non vincolanti - precludano l'impugnazione della deliberazione ai soci di minoranza, che abbiano l'interesse a farne accertare l'invalidità e/o l'abusività dell'opzione amministrativa che ne costituisce il contenuto. Cassa con rinvio, App. Roma, 10/07/2008

Cassazione civile sez. I  16 aprile 2014 n. 8867  

 

Nell’ipotesi di cui all’art. 2377, comma 8, c.c., il giudice può dichiarare la cessazione della materia del contendere soltanto ove accerti che: la delibera adottata in sostituzione di quella impugnata sia conforme alla legge e allo statuto; le parti si diano reciprocamente atto dell’intervenuto mutamento della situazione e formulino conclusioni conformi. Dunque, per determinare la cessazione della materia del contendere non è sufficiente, infatti, la sostituzione della delibera impugnata con altra asseritamente presa in conformità della legge, ma è necessario che tutti i contendenti si diano reciprocamente atto della mutata condizione e sottopongano al giudice conclusioni conformi (condizione soggettiva) e che il giudice verifichi la rimozione della precedente causa d’invalidità (condizione oggettiva), dovendo accertare se la deliberazione ratificante, anche in ipotesi non impugnata, sia immune dai vizi denunciati contro la deliberazione ratificata.

Tribunale Lucca  23 gennaio 2014 n. 111  

 

La delibera dei soci può essere invalidata per abuso o eccesso di potere, quando risulti arbitrariamente o fraudolentemente preordinata dai soci maggioritari per perseguire interessi divergenti da quelli societari, ovvero per ledere i diritti del singolo partecipante. In senso condivisibile si è sostenuto che il principio di buona fede contrattuale e il conseguente principio di collaborazione che deve informare l’opera dei soci nell’organizzazione della società, sono considerati la base per riconoscere la figura dell’abuso di potere, quale elemento invalidante delle deliberazioni assembleari finalizzate esclusivamente a favorire la maggioranza a danno della minoranza. È comunque necessaria la dimostrazione di un esercizio “fraudolento” ovvero “ingiustificato” del potere di voto, poiché l’abuso non può consistere nella mera valutazione discrezionale del socio dei propri interessi, e deve invece concretarsi nella intenzionalità specificatamente dannosa del voto, ovvero nella compressione degli altrui diritti in assenza di apprezzabile interesse del votante (Nella specie, ritenuto plausibile che l’enunciata esigenza di dotare il patrimonio sociale di liquidità per far fronte agli oneri avesse sorretto il voto espresso dalla maggioranza dei soci, e rilevato che l’esecuzione della delibera appariva incontestata, posto che la società ricorrente aveva sottoscritto l’aumento di capitale ed aveva eseguito il versamento, il Trib. ha respinto la domanda cautelare in ordine richiesta di declaratoria di invalidità della delibera dell’assemblea dei soci, asseritamente diretta solo ad arrecare pregiudizio alla socia ricorrente, affermando che anche ove l’eventuale sospensiva potesse intervenire sugli effetti della delibera, non sussisteva il “fumus boni iuris”).

Tribunale Milano  14 ottobre 2013

 

Nel giudizio di impugnazione di delibera assembleare di società di capitali recante l'approvazione del bilancio di esercizio, la sentenza di patteggiamento ottenuta - riconoscendo l'omessa appostazione tra i crediti di somme indebitamente distratte dalle casse sociali - dall'amministratore unico che l'ha predisposto può costituire, quale fatto storico espressione della sua condotta, idoneo elemento di valutazione in ordine alla dedotta falsità del bilancio stesso, nel contesto delle risultanze complessive degli accertamenti condotti dal giudice civile. Rigetta, App. Torino, 07/05/2008

Cassazione civile sez. I  27 settembre 2013 n. 22213  

 

Il giudice non può ordinare agli amministratori di compiere determinati atti conseguenti all'annullamento di una delibera assembleare invalida in quanto ai sensi dell'art. 2377 c.c. spetta esclusivamente all'organo gestorio il compito di individuare e porre in essere, sotto la propria responsabilità, i provvedimenti necessari al ripristino della legalità (nella specie: il Tribunale ha ritenuto di non poter condannare gli amministratori in carica a convocare l'assemblea per l'elezione dei seggi del c.d.a. resisi vacanti a seguito dell'invalidazione di una precedente delibera di nomina di un terzo dei consiglieri).

Tribunale Bologna sez. IV  10 aprile 2013 n. 1521  

 

La sentenza di annullamento di una deliberazione assembleare invalida di s.p.a. acquista efficacia esecutiva solamente in seguito al suo passaggio in giudicato.

Tribunale Bologna sez. IV  10 aprile 2013 n. 1521  

 

Il giudizio volto all'annullamento della deliberazione assembleare, la quale ne abbia sostituito una precedente, a sua volta annullabile ed impugnata, che aveva disposto l'aumento del capitale sociale modificando le maggioranze dell'assemblea, non è pregiudicato dall'esito di quest'ultimo e, pertanto, non può esserne disposta la sospensione. Cassa Trib. Milano 31 gennaio 2009

Cassazione civile sez. I  27 febbraio 2013 n. 4946  

 

 

Fallimento

Il socio di una società a responsabilità limitata, la quale abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre opposizione ex art. 18 legge fall. (nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, vigente "ratione temporis") avverso la sentenza che lo ha dichiarato, atteso che la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione della richiesta ha efficacia vincolante, ex art. 2377 cod. civ., per tutti i soci, anche se creditori della società, in difetto di sua sospensione o annullamento. Rigetta, App. Lecce, Sez. dist. Taranto, 23/07/2013

Cassazione civile sez. VI  30 ottobre 2014 n. 23089  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti