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Art. 2379 codice civile: Nullità delle deliberazioni

Nei casi di mancata convocazione dell’assemblea, di mancanza del verbale e di impossibilità o illiceità dell’oggetto la deliberazione può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla sua iscrizione o deposito nel registro delle imprese, se la deliberazione vi è soggetta, o dalla trascrizione nel libro delle adunanze dell’assemblea, se la deliberazione non è soggetta né a iscrizione né a deposito. Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili.

Nei casi e nei termini previsti dal precedente comma l’invalidità può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

Ai fini di quanto previsto dal primo comma la convocazione non si considera mancante nel caso d’irregolarità dell’avviso, se questo proviene da un componente dell’organo di amministrazione o di controllo della società ed è idoneo a consentire a coloro che hanno diritto di intervenire di essere preventivamente avvertiti della convocazione e della data dell’assemblea. Il verbale non si considera mancante se contiene la data della deliberazione e il suo oggetto ed è sottoscritto dal presidente dell’assemblea, o dal presidente del consiglio d’amministrazione o del consiglio di sorveglianza e dal segretario o dal notaio.

Si applicano, in quanto compatibili, il settimo e ottavo comma dell’articolo 2377.


Commento

Convocazione: [v. 2363]; Assemblea: [v. 2341ter]; Verbale: [v. 2435]; Deliberazione: [v. 2341ter]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Oggetto sociale: [v. 2253].

 


Giurisprudenza annotata

Nullità delle deliberazioni

L'esercizio dell'azione di accertamento della nullità di delibere dell'assemblea presuppone, ai sensi dell'art. 2379 c.c, un interesse concreto ed attuale riferibile specificamente alla dichiarazione di nullità. Il difetto della qualità di socio in capo all'attore, al momento della proposizione della domanda o della decisione, preclude la configurabilità di un interesse concreto ad agire.

Cassazione civile sez. I  21 gennaio 2015 n. 1041

 

La deliberazione assembleare di aumento del capitale sociale di una società per azioni, che sia stata assunta con violazione del diritto di opzione, non è nulla, ma meramente annullabile, in quanto tale diritto è tutelato dalla legge solo in funzione dell'interesse individuale dei soci ed il contrasto con norme, anche cogenti, rivolte alla tutela di tale interesse determina un'ipotesi di mera annullabilità.

Cassazione civile sez. VI  16 ottobre 2014 n. 21942  

 

Non è affetta da nullità derivata la deliberazione assembleare di società a responsabilità limitata conforme alla legge e allo statuto che presenti un contenuto autonomo e sostituisca una deliberazione invalida precedentemente assunta.

Tribunale Milano  27 giugno 2014

 

Nell'ambito dell'autonoma disciplina dell'invalidità delle deliberazioni dell'assemblea delle società per azioni, la previsione della nullità è limitata ai soli casi, disciplinati dall'art. 2379 c.c., di impossibilità o illiceità dell'oggetto, che ricorrono quando il contenuto della deliberazione contrasta con norme dettate a tutela degli interessi generali, che trascendono l'interesse del singolo socio, risultando dirette ad impedire deviazioni dallo scopo economico-pratico del rapporto di società.

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6882  

 

In materia di cooperative edilizie, la deliberazione di esclusione del socio, che abbia solo conseguito la consegna dell'alloggio o abbia integralmente pagato i costi di costruzione a suo carico, non è nulla per impossibilità o illiceità dell'oggetto, realizzandosi il trasferimento della proprietà solamente con la stipulazione del contratto di mutuo individuale e non in forza di meri atti materiali. Rigetta, App. Roma, 05/10/2006

Cassazione civile sez. I  24 febbraio 2014 n. 4386  

 

Il giudice non può ordinare agli amministratori di compiere determinati atti conseguenti all'annullamento di una delibera assembleare invalida in quanto ai sensi dell'art. 2377 c.c. spetta esclusivamente all'organo gestorio il compito di individuare e porre in essere, sotto la propria responsabilità, i provvedimenti necessari al ripristino della legalità (nella specie: il Tribunale ha ritenuto di non poter condannare gli amministratori in carica a convocare l'assemblea per l'elezione dei seggi del c.d.a. resisi vacanti a seguito dell'invalidazione di una precedente delibera di nomina di un terzo dei consiglieri).

Tribunale Bologna sez. IV  10 aprile 2013 n. 1521  

 

Il socio escluso dalla cooperativa può far valere i vizi della relativa deliberazione esclusivamente mediante l'opposizione ai sensi dell'art. 2527 c.c. previgente, "ratione temporis" applicabile (attualmente, art. 2533, penultimo comma, c.c.), da proporre entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione, essendo tale procedimento del tutto distinto dai normali mezzi d'impugnazione delle deliberazioni assembleari, previsti dagli art. 2377 ss. c.c.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2011 n. 25945  

 

 

Arbitrato e compromesso

In tema di arbitrato societario, l'art. 36 del d.lg. n. 5 del 2003, secondo il quale anche se la clausola compromissoria autorizzi gli arbitri a decidere secondo equità, ovvero con lodo non impugnabile, gli arbitri debbono decidere secondo diritto e con lodo impugnabile, anche a norma dell'art. 829, comma 2, c.p.c., quando per decidere abbiano conosciuto di questioni non compromettibili ovvero quando l'oggetto del giudizio sia costituito dalla validità di delibere assembleari, deve essere interpretato in maniera estensiva, così da comprendere non solo le delibere dell'assemblea dei soci, di cui all'art. 2377 c.c., ma anche le delibere del consiglio di amministrazione, di cui all'art. 2388 c.c., dal momento che entrambe le tipologie di delibere sono impugnabili dal socio davanti all'autorità giudiziaria, in assenza di clausola compromissoria, dovendo ritenersi una diversa e restrittiva interpretazione lesiva dei diritti del socio.

Cassazione civile sez. I  03 gennaio 2013 n. 28  



 
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