Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 2380 codice civile: Sistemi di amministrazione e di controllo

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Se lo statuto non dispone diversamente, l’amministrazione e il controllo della società sono regolati dai successivi paragrafi 2, 3 e 4 (1).

Lo statuto può adottare per l’amministrazione e per il controllo della società il sistema di cui al paragrafo 5, oppure quello di cui al paragrafo 6; salvo che la deliberazione disponga altrimenti, la variazione di sistema ha effetto alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio successivo.

Salvo che sia diversamente stabilito, le disposizioni che fanno riferimento agli amministratori si applicano a seconda dei casi al consiglio di amministrazione o al consiglio di gestione.

 

Commento

Statuto: [v. 2328]; Assemblea: [v. 2341ter]; Bilancio: [v. 2217]; Amministratori: [v. 2298]; Consiglio di amministrazione: [v. 2475]; Consiglio di gestione: [v. 2365].

Amministrazione (sistemi di): con l’entrata in vigore della riforma del diritto societario (1° gennaio 2004) l’organizzazione delle s.p.a. può essere realizzata secondo tre diversi modelli in cui sono in ogni caso individuabili un organo amministrativo, un organo decisionale ed un organo di controllo.

Controllo: attività volta essenzialmente a vigilare sul corretto e regolare andamento della gestione. La riforma del diritto societario ha, infatti, disposto, anche in relazione alle società non quotate, la separazione della funzione contabile, ora spettante normalmente ad un revisore esterno, da quella di vigilanza sull’amministrazione.

(1) Il sistema tradizionale di amministrazione viene quindi considerato come automaticamente applicabile. Esso si basa sulla netta distinzione tra organo di gestione (amministratore unico o consiglio di amministrazione) e organo di controllo (collegio sindacale).

Giurisprudenza annotata

Pubblica amministrazione

La dichiarazione di onorabilità risulta circoscritta agli amministratori dotati di poteri di rappresentanza, tenuto conto che, ai sensi dell'art. 2380 bis c.c., la gestione dell'impresa spetta esclusivamente agli amministratori e può essere concentrata in un unico soggetto (amministratore unico) o affidata a più persone, che sono i componenti del consiglio di amministrazione (in caso di scelta del sistema monistico ex art. 2380 e 2409 sexiesdecies c.c.) o del consiglio di gestione (in caso di opzione in favore del sistema dualistico ex art. 2380 e 2409 octies c.c.): a essi, o a taluno tra essi, spetta la rappresentanza istituzionale della società. L'art. 38 codice contratti, in buona sostanza, richiede la compresenza della qualifica di amministratore e del potere di rappresentanza.

T.A.R. Brescia (Lombardia) sez. II  19 novembre 2012 n. 1814  

 

 

Cassazione

Il ricorso per cassazione proposto da una società per azioni è inammissibile se la procura speciale ex art. 365 c.p.c. non risulti conferita dall'organo al quale, in base al combinato disposto degli art. 2380 e 2384 c.c. o a specifica norma statutaria è attribuito il potere di rappresentanza della società; e tale potere, poi, non è riconoscibile in capo a soggetto interdetto, nel periodo che rileva, dai pubblici uffici, poiché, ai sensi dell'art. 2382 c.c., la condanna a tale interdizione costituisce causa di decadenza dalla carica d'amministratore delle società di capitali, e comporta l'immediata ed automatica cessazione del rapporto organico tra questo e la società.

Cassazione civile sez. I  17 maggio 2005 n. 10355  

 

 

Procedimento civile

Il potere di rappresentanza processuale, con la relativa facoltà di nomina dei difensori, può essere conferito soltanto a colui che sia investito anche di un potere rappresentativo di natura sostanziale in ordine al rapporto dedotto in giudizio. Nelle società di capitali (nella specie, cooperativa), peraltro, il presidente del consiglio di amministrazione designato dallo statuto quale legale rappresentante dell'ente, non perde il potere di rappresentanza sostanziale (e, conseguentemente, processuale) per effetto della nomina di un amministratore delegato, perché oggetto di tale delega, da parte del consiglio di amministrazione, ai sensi dell'art. 2381 c.c., possono essere soltanto poteri gestori che spettano collegialmente a tale organo e non anche competenze o prerogative attribuite dalla legge o dallo statuto ad un organo diverso, come, appunto, il presidente del consiglio di amministrazione (la cui figura era specificamente prevista dal c.c., all'art. 2380, ultimo comma, nel testo - nella fattispecie applicabile "ratione temporis" - anteriore alla riforma attuata con il d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6), e, del resto, la delega non ha effetti traslativi, in quanto il consiglio non si spoglia dei suoi poteri e conserva una competenza concorrente ad amministrare, che rimane integra ed anzi sovraordinata a quella degli organi delegati, ai quali può pertanto sostituirsi nel compimento di atti inerenti alle funzioni delegate (arg. ex art. 2392, ultimo comma, c.c.).

Cassazione civile sez. I  04 marzo 2005 n. 4787

 

 

Società

È legittima la clausola dell'atto costitutivo e dello statuto di una s.r.l. che preveda che la società possa essere amministrata da un amministratore unico ovvero da un consiglio di amministrazione, rimettendo all'assemblea ordinaria la scelta in ordine alla concreta configurazione dell'organo ed al numero degli amministratori, a nulla rilevando il mancato richiamo dell'art. 2487 c.c., all'art. 2380, comma 3, c.c che per le s.p.a., stabilisce esclusivamente che la fissazione del numero degli amministratori spetta all'assemblea ordinaria qualora il numero non sia indicato nell'atto costitutivo.

Cassazione civile sez. I  04 novembre 2003 n. 16496  

 

 

Esercizio abusivo della professione

Non è configurabile il reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348 c.p.) nel comportamento di chi svolga l'attività di redazione di bilanci societari, la quale non rientra nel novero delle attività protette, attribuite in via esclusiva o riservata alle figure professionali dei dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, come è dato evincere, tra l'altro, dal dettato degli art. 2380 e 2423 c.c. Quest'ultima norma, infatti, fa obbligo all'amministratore della società di "redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa", mentre l'art. 2380 c.c. sancisce che "l'amministrazione della società può essere affidata anche a non soci". D'altra parte, l'art. 2382 c.c., al pari delle altre disposizioni contenute nel par. 2 della sez. VI, capo V, tit. V, libro V, c.c. che dettano la disciplina concernente gli "amministratori", non riservano affatto l'amministrazione della società a soggetti iscritti negli albi professionali riguardanti le professioni anzidette di cui al d.P.R. n. 1067 del 1953 e n. 1068 del 1953.

Cassazione penale sez. VI  27 gennaio 2000 n. 1525  



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