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Art. 2382 codice civile: Cause di ineleggibilità e di decadenza

Non può essere nominato amministratore, e se nominato decade dal suo ufficio, l’interdetto, l’inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi.


Commento

Amministratore: [v. 2298]; Interdetto: [v. 414]; Inabilitato: [v. 415]; Interdizione dai pubblici uffici: [v. 2286]; Incapacità: [v. 428].

Fallito: soggetto nei confronti del quale è stata pronunciata sentenza di fallimento.

 


Giurisprudenza annotata

Cassazione

Il ricorso per cassazione proposto da una società per azioni è inammissibile se la procura speciale ex art. 365 c.p.c. non risulti conferita dall'organo al quale, in base al combinato disposto degli art. 2380 e 2384 c.c. o a specifica norma statutaria è attribuito il potere di rappresentanza della società; e tale potere, poi, non è riconoscibile in capo a soggetto interdetto, nel periodo che rileva, dai pubblici uffici, poiché, ai sensi dell'art. 2382 c.c., la condanna a tale interdizione costituisce causa di decadenza dalla carica d'amministratore delle società di capitali, e comporta l'immediata ed automatica cessazione del rapporto organico tra questo e la società.

Cassazione civile sez. I  17 maggio 2005 n. 10355  

 

 

Procedimento civile

Nei riguardi delle società estere non opera la presunzione di legittimazione processuale (che si riferisce alle persone che dall'atto costitutivo risultano dotate del potere di rappresentanza della persona giuridica ai sensi dell'art. 2382 n. 9 c.c.) e pertanto incombe al dichiarato legale rappresentante "pro tempore" l'onere di fornire la prova circa la sua capacità processuale.

Tribunale Milano sez. II  02 maggio 2005

 

 

Società

L'art. 2392 c.c. impone a tutti gli amministratori un fondamentale dovere di vigilanza sul generale andamento della gestione, che non viene meno neppure nell'ipotesi di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di uno o più amministratori, salvo che sia stata fornita la prova dell'impossibilità di esercitare la predetta vigilanza a causa del comportamento ostativo di altri componenti del consiglio; tale principio vale a maggior ragione quando gli addebiti riscontrati a carico degli amministratori riguardano la redazione del bilancio e vanno quindi a coinvolgere inevitabilmente la responsabilità dell'intero organo collegiale. (Cassa App. Roma 23 gennaio 2001).

Cassazione civile sez. I  15 febbraio 2005 n. 3032  

 

La revoca di un amministratore di una società a responsabilità limitata nominato a tempo indeterminato non trova la sua disciplina nell'art. 2382 c.c., bensì nell'art. 1725 c.c., il cui comma 2 prevede che, in assenza di giusta causa, la revoca del mandato a titolo oneroso a tempo indeterminato attribuisce al mandatario (figura la cui somiglianza con quella dell'amministratore di società di capitali giustifica l'applicazione analogica a quest'ultimo della relativa disciplina, in assenza di una normativa specifica) il diritto al risarcimento del danno solo se essa non sia stata comunicata con congruo preavviso (nella specie il tribunale ha reputato priva di giusta causa la sostituzione dell'organo amministrativo genericamente giustificata da ragioni organizzative e ha reputato equitativamente congruo un preavviso di quattro mesi).

Tribunale Verona  10 ottobre 2002

 

I soci di una società per azioni hanno il potere di stabilire requisiti di eleggibilità degli amministratori (e correlativamente cause di decadenza) diversi (ed ulteriori) rispetto a quelli indicati nell'art. 2382 c.c., ma la permanenza in carica degli amministratori non può dipendere dalla mera volontà dei soci espressa "uti singuli", atteso che la norma che riserva all'assemblea la nomina e la revoca degli amministratori è inderogabile e che le deliberazioni dell'assemblea debbono essere inderogabilmente prese con l'osservanza del metodo collegiale (nella specie, una clausola dello statuto stabiliva che "sono eleggibili alla carica di amministratori, oltre che i legali rappresentanti di ciascun socio, anche coloro che a ciò sono stati espressamente delegati con il rispetto delle forme statutarie vigenti per ciascun socio" ed altra clausola prevedeva che "decadono dalla carica gli amministratori che abbiano perduto la qualità di rappresentanti legali dei soci o rispetto ai quali sia stata revocata nelle forme proprie di ciascun socio la delega ad amministrare").

Cassazione civile sez. I  14 dicembre 1995 n. 12820  

 

 

Esercizio abusivo di una professione

Non è configurabile il reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348 c.p.) nel comportamento di chi svolga l'attività di redazione di bilanci societari, la quale non rientra nel novero delle attività protette, attribuite in via esclusiva o riservata alle figure professionali dei dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, come è dato evincere, tra l'altro, dal dettato degli art. 2380 e 2423 c.c. Quest'ultima norma, infatti, fa obbligo all'amministratore della società di "redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa", mentre l'art. 2380 c.c. sancisce che "l'amministrazione della società può essere affidata anche a non soci". D'altra parte, l'art. 2382 c.c., al pari delle altre disposizioni contenute nel par. 2 della sez. VI, capo V, tit. V, libro V, c.c. che dettano la disciplina concernente gli "amministratori", non riservano affatto l'amministrazione della società a soggetti iscritti negli albi professionali riguardanti le professioni anzidette di cui al d.P.R. n. 1067 del 1953 e n. 1068 del 1953.

Cassazione penale sez. VI  27 gennaio 2000 n. 1525  

 

In tema di abusivo esercizio di una professione, l'attività di redazione di bilanci societari non rientra nel novero di quelle protette, attribuite in via esclusiva o riservata alle figure professionali dei dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, come è dato evincere, tra l'altro, dal dettato degli art. 2380 e 2423 c.c. Quest'ultima norma, infatti, fa obbligo all'amministratore della società di "...redigere il bilancio di esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa", mentre l'art. 2380 c.c. sancisce che "L'amministrazione della società può essere affidata anche a non soci". D'altra parte, l'art. 2382, al pari delle altre disposizioni contenute nel § 2 della sez. VI, capo V, tit. V, libro V, c.c., che dettano la disciplina concernente gli "amministratori", non riserva affatto l'amministrazione della società a soggetti iscritti negli albi professionali riguardanti le professioni anzidette di cui ai d.P.R. 27 ottobre 1953 n. 1067 e 1068.

Cassazione penale sez. VI  21 ottobre 1999 n. 904  



 
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