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Art. 2383 codice civile: Nomina e revoca degli amministratori

La nomina degli amministratori spetta all’assemblea, fatta eccezione per i primi amministratori, che sono nominati nell’atto costitutivo, e salvo il disposto degli articoli 2351, 2449 e 2450.

Gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi, e scadono alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro carica.

Gli amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto, e sono revocabili dall’assemblea in qualunque tempo, anche se nominati nell’atto costitutivo, salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa (1).

Entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina gli amministratori devono chiederne l’iscrizione nel registro delle imprese indicando per ciascuno di essi il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza, nonché a quali tra essi è attribuita la rappresentanza della società, precisando se disgiuntamente o congiuntamente (2).

Le cause di nullità o di annullabilità della nomina degli amministratori che hanno la rappresentanza della società non sono opponibili ai terzi dopo l’adempimento della pubblicità di cui al quarto comma, salvo che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza.


Commento

Amministratori: [v. 2298]; Assemblea: [v. 2341ter]; Atto costitutivo: [v. 2295]; Statuto: [v. 2328]; Risarcimento dei danni: [v. Libro IV, Titolo IX]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Rappresentanza: [v. Libro IV, Titolo II, Capo VI].

Giusta causa: nel caso di specie è qualsiasi atto o fatto che determini il venir meno della fiducia della società nei confronti dell’amministratore.

(1) Il risarcimento riguarda non solo il compenso che essi perdono, ma anche i danni ulteriori che possono conseguire dalla revoca della nomina.

(2) Se vi sono più amministratori deve essere specificato a quali di essi è attribuito, oltre al potere di amministrazione, il potere di rappresentanza, statuendo peraltro, nell’ipotesi di più rappresentanti, se costoro possono agire disgiuntamente (cioè ognuno per proprio conto) o debbono, invece, farlo congiuntamente. In ogni caso, almeno uno degli amministratori deve essere investito della rappresentanza generale, sostanziale e processuale, attiva e passiva: normalmente si tratta del presidente del consiglio di amministrazione e degli amministratori delegati.

Gli amministratori poi, a loro volta, possono conferire (mediante procura [v. 1392]) poteri rappresentativi ai direttori generali [v. 2396], a dipendenti della società, ovvero ad altri mandatari, per categorie di atti o per singoli affari.

 


Giurisprudenza annotata

Nomina e revoca degli amministratori

In tema di società per azioni partecipata da ente locale, la revoca dell'amministratore di nomina pubblica, ai sensi dell'art. 2449 cod. civ., può essere da lui impugnata presso il giudice ordinario, non presso il giudice amministrativo, trattandosi di atto "uti socius", non "jure imperii", compiuto dall'ente pubblico "a valle" della scelta di fondo per l'impiego del modello societario, ogni dubbio essendo risolto a favore della giurisdizione ordinaria dalla clausola ermeneutica generale in senso privatistico di cui all'art. 4, comma 13, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 135. L'amministratore revocato dall'ente pubblico, come l'amministratore revocato dall'assemblea dei soci, può chiedere al giudice ordinario solo la tutela risarcitoria per difetto di giusta causa, a norma dell'art. 2383 cod. civ., non anche la tutela "reale" per reintegrazione nella carica, in quanto l'art. 2449 cod. civ. assicura parità di "status" tra amministratori di nomina assembleare e amministratori di nomina pubblica. Regola giurisdizione

Cassazione civile sez. un.  23 gennaio 2015 n. 1237  

 

Il compenso per l'amministratore di società revocato anticipatamente dal proprio incarico va determinato in via equitativa, in quanto la natura giuridica del rapporto con l'impresa collettiva non è assimilabile ad un contratto d'opera senza che le parti, al momento della nomina o nelle previsioni statutarie abbiano fatto esplicito riferimento all'applicabilità delle tariffe professionali previste per i dottori commercialisti.

Cassazione civile sez. I  17 ottobre 2014 n. 22046  

 

La richiesta del socio (a suo nome ma per conto della società) di revoca cautelare (cioè “provvisoria” fino alla sentenza di merito) dell’amministratore, non può che fondarsi sulla contestuale esistenza dei seguenti presupposti: 1. la probabile esistenza del diritto sostanziale (della società) alla revoca definitiva “fumus boni iuris” dell’amministratore, quale pretesa sostanziale riconducibile (pur senza esaurirla) alla “giusta causa” prevista dall’art. 2383, comma 3 , c.c., intesa, ai fini in esame, come qualunque violazione posta in essere dall’amministratore ai doveri posti a suo carico dalla legge o dal contratto sociale…;2. il pericolo (non che si disperda la garanzia patrimoniale degli amministratori incolpati ai fini del risarcimento dei danni già prodotti, né che siano provocati ulteriori o più gravi danni al patrimonio sociale, cautelabili in altri modi, tipici o atipici, ma piuttosto) che, nel tempo necessario ad ottenere una sentenza a cognizione piena (di revoca), il suddetto diritto (e gli interessi sostanziali sottostanti, relativi alla corretta amministrazione della società) possa subire ulteriori aggressioni ad opera dello stesso amministratore incolpato, ove questi rimanesse in carica, attraverso nuove irregolarità nella gestione della società o quanto meno il mancato ripristino della regolarità amministrativa violata “periculum in mora”.

Tribunale Napoli  17 marzo 2014

 

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 2383, comma 4, 2385, comma 3, e 2193 c.c., l'iscrizione nel registro delle imprese della nomina e della cessazione degli organi societari, pur avendo efficacia dichiarativa e non costitutiva, nel senso che l'avvicendamento degli organi sociali è valido ed efficace sin dal momento dell'adozione della delibera dell'assemblea, determina il momento in cui l'evento societario diviene opponibile ai terzi di buona fede, quale era all'epoca della presentazione dell'offerta la stazione appaltante, rendendo possibile controllare, usando l'ordinaria diligenza, l'esistenza dell'altrui potere rappresentativo e così inapplicabile il principio dell'apparenza del diritto e dell'affidamento, che trae origine da un'incolpevole aspettativa del terzo di fronte ad una situazione ragionevolmente attendibile, anche se non conforme alla realtà, non altrimenti accertabile se non attraverso le sue manifestazioni esteriori.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  13 dicembre 2013 n. 937  

 

In tema di revoca del mandato agli amministratori di società per azioni ex art. 2383 c.c., il venir meno del rapporto fiduciario è rilevante ai fini di integrare una giusta causa di revoca del mandato solo quando i fatti che hanno determinato il venire meno dell'affidamento siano oggettivamente valutabili come fatti idonei a mettere in forse la correttezza e le attitudini gestionali dell'amministratore (fattispecie in cui un Comune, quale socio di maggioranza, aveva chiesto la revoca dell'amministratore una società eccependo la giusta causa, in seguito al rifiuto opposto dallo stesso ad alcuni consiglieri comunali che avevano richiesto di accedere agli atti della società)

Cassazione civile sez. I  15 ottobre 2013 n. 23381  

 

La giusta causa per la revoca dell'amministratore, prevista dall'art. 2383, terzo comma, cod. civ., può consistere non solo in fatti integranti un significativo inadempimento degli obblighi derivanti dall'incarico, ma anche in fatti che minino il "pactum fiduciae", elidendo l'affidamento riposto al momento della nomina sulle attitudini e capacità dell'amministratore, sempre che essi siano oggettivamente valutabili come capaci di mettere in forse la correttezza e le attitudini gestionali dell'amministratore revocato, e non costituiscano, invece, il mero inadempimento ad una inesistente soggezione dell'amministratore stesso alle direttive del socio di maggioranza, pur se pubblico. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale aveva escluso la giusta causa in una vicenda in cui l'assemblea dei soci di una società per azioni, partecipata in via maggioritaria da un Comune, aveva deliberato di revocare l'amministratore sulla base di atti risultati, in realtà, coerenti con i doveri dallo stesso assunti con il mandato ad amministrare la società, come, in particolare, l'iniziativa giudiziaria promossa contro il Comune inadempiente rispetto agli obblighi assunti contrattualmente con la società ed il rifiuto opposto all'indebito accesso alla contabilità sociale da parte di alcuni consiglieri comunali). Rigetta, App. Napoli, 05/03/2007

Cassazione civile sez. I  15 ottobre 2013 n. 23381



 
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