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Art. 2384-bis codice civile: ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL LIBRO

V, TITOLO V, CAPO V, DISPOSTA DAL D.LGS. 17 GENNAIO 2003, N. 6))


Giurisprudenza annotata

Atti che eccedono l'oggetto sociale

Nel regime anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, ancorché l'oggetto sociale costituisca l'ambito dell'attività programmata dai soci nell'intrapresa comune, l'organo amministrativo può efficacemente porre in essere un atto che non risulti direttamente volto a perseguire quel programma, purché sussista una deliberazione espressa in tal senso dell'assemblea - sebbene non assunta necessariamente con l'unanimità dei consensi di tutti i soci, ma con le maggioranze dell'assemblea ordinaria, e salvo il diritto dei soci assenti o dissenzienti e degli altri legittimati attivi ad impugnarla -, onde l'atto in questione impegna la società e resta ad essa opponibile. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale, pur in presenza della deliberazione assembleare autorizzativa, aveva negato l'ammissione al passivo del credito fondato sulla fideiussione prestata da una società a responsabilità limitata fallita, composta da due soci fra di loro fratelli, in favore del socio quasi totalitario e rappresentata dal suo amministratore, nonché socio minoritario). Cassa con rinvio, App. Venezia, 20/03/2006

Cassazione civile sez. I  03 febbraio 2014 n. 2320  

 

In tema di limiti derivanti ai poteri degli amministratori delle società di capitali dall'oggetto sociale, la buona fede cui fa riferimento l'art. 2384 bis cod. civ. (nel testo anteriore al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6) consiste nell'ignoranza dell'estraneità dell'atto all'oggetto sociale e, dunque, la mala fede nella semplice conoscenza di tale estraneità. Rigetta, App. Firenze, 29/03/2007

Cassazione civile sez. I  11 novembre 2013 n. 25296  

 

Il contratto stipulato, con l'intervento di un mediatore, dall'amministratore di una società per azioni che abbia ecceduto i propri poteri rappresentativi non vincola la società, allorquando sia stata definitivamente accertata l'estraneità dell'atto all'oggetto sociale; pertanto, non avendo beneficiato della mediazione, la società non è tenuta al pagamento della relativa provvigione. Rigetta, App. Firenze, 29/03/2007

Cassazione civile sez. I  11 novembre 2013 n. 25296  

 

La deliberazione totalitaria ed unanime dell'assemblea che, senza modificare l'oggetto sociale, autorizzi al compimento di un atto estraneo all'oggetto medesimo è nulla (coinvolgendo nella nullità, ai sensi dell'art. 2384 bis, ora abrogato, l'atto così compiuto).

Cassazione civile sez. III  04 ottobre 2010 n. 20597  

 

La disciplina che regola i limiti del potere di rappresentanza dell’organo amministrativo di una società non risulta posta nell’interesse dei soci, ma anche dei terzi, in primo luogo dei creditori della stessa società e la tutela degli interessi di questi ultimi impone, nel caso di necessità di un atto contrario allo statuto, una modifica dello stesso e seguendo il procedimento previsto dalla legge. Pertanto, l’atto autorizzativo totalitario ma illecito, per la violazione dell’oggetto sociale, implica la lesione del vecchio art. 2384 bis c.c., potendosi rilevare anche d’ufficio una nullità di una delibera che autorizza previamente e "contra legem" un atto estraneo all’oggetto sociale e destabilizzante il capitale societario in favore di terzo.

Cassazione civile sez. III  04 ottobre 2010 n. 20597

 

In ipotesi di eccezione di inefficacia formulata ai sensi dell'abrogato art. 2384 bis c.c. (applicabile ratione temporis nel caso di specie), l'indagine sulla strumentalità dell'atto all'attuazione dell'oggetto sociale deve essere svolta confrontando con l'oggetto sociale l'atto stesso, quale si presenta all'osservazione dal punto di vista dei terzi; l'atto, pertanto, non va valutato in base al criterio della convenienza o meno per la società che lo pone in essere bensì nella sua oggettività.

Tribunale Perugia sez. II  05 gennaio 2010

 

In tema di limiti derivanti ai poteri degli amministratori delle società di capitali dall'oggetto sociale, l'introduzione della regola contenuta nell'art. 2384 bis c.c. - che esclude che sia opponibile ai terzi in buona fede l'estraneità all'oggetto sociale degli atti compiuti dagli amministratori in nome della società - comporta che la società che neghi la buona fede del terzo ha l'onere di allegare e dimostrare che l'operazione controversa rappresentava in concreto mezzo del tutto estraneo rispetto al suo fine sociale e che il terzo ne fosse consapevole; ai fini dell'opponibilità al terzo contraente delle limitazioni dei poteri di rappresentanza degli organi di società di capitali, l'art. 2384, comma 2, c.c. richiede invece non la mera conoscenza dell'esistenza di tali limitazioni da parte del terzo, ma altresì la sussistenza di un accordo fraudolento o, quanto meno, la consapevolezza di una stipulazione potenzialmente generatrice di un danno per la società.

Cassazione civile sez. I  26 marzo 2009 n. 7293  

 

 

Pubblica amministrazione

Nel caso di contratto stipulato dall'amministratore di una società di capitali in nome e per conto di essa, la circostanza che detto soggetto abbia operato eccedendo dai limiti del proprio potere rappresentativo, ovvero anche in totale carenza del potere, non determina un'invalidità del negozio deducibile dalla controparte, ma la mera inefficacia del medesimo nei confronti della società falsamente rappresentata, la quale soltanto è legittimata ad eccepirla; tale principio non trova deroga nelle disposizioni degli artt. 2384 e 2384- bis c.c., nel testo fissato dal d.P.R. 29 dicembre 1969 n. 1127, le quali tutelano l'altro contraente, nel senso di consentire alla società di opporgli la suddetta inefficacia soltanto in ipotesi determinate, ma non lo abilitano a sottrarsi al vincolo contrattuale invocando quel difetto del potere di rappresentanza. (Conferma Tar Veneto, sez. I, n. 928 del 2011).

Consiglio di Stato sez. V  14 febbraio 2012 n. 726  

 



 
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