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Art. 2385 codice civile: Cessazione degli amministratori

L’amministratore che rinunzia all’ufficio deve darne comunicazione scritta al consiglio d’amministrazione e al presidente del collegio sindacale. La rinunzia ha effetto immediato, se rimane in carica la maggioranza del consiglio di amministrazione, o, in caso contrario, dal momento in cui la maggioranza del consiglio si è ricostituita in seguito all’accettazione dei nuovi amministratori.

La cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di amministrazione è stato ricostituito.

 

La cessazione degli amministratori dall’ufficio per qualsiasi causa deve essere iscritta entro trenta giorni nel registro delle imprese a cura del collegio sindacale (1).


Commento

Amministratori: [v. 2298]; Consiglio di amministrazione: [v. 2475]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Collegio sindacale: [v. 2335].

(1) Il legislatore disciplina il procedimento che deve essere osservato dall’amministratore nell’ipotesi in cui egli rinunci al suo incarico prima della scadenza del termine. La norma determina il momento in cui la rinuncia dell’amministratore produce i suoi effetti; essa ha effetto immediato solo se, in presenza di più amministratori, la maggioranza di essi rimane in carica; in tutti gli altri casi invece è necessario che gli amministratori rinunciatari nominino i nuovi amministratori e quindi ricostituiscano il consiglio di amministrazione.

Anche nell’ipotesi in cui l’incarico degli amministratori cessi per scadenza del termine, sarà necessaria la ricostituzione del consiglio.

Il legislatore inoltre attribuisce al collegio sindacale il compito di chiedere l’iscrizione nel registro delle imprese della cessazione degli amministratori.


Giurisprudenza annotata

Cessazione degli amministratori

Ai sensi del secondo comma dell'art. 2385 c.c., la cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di amministrazione è stato ricostruito. Pertanto, l'amministratore in regime di proroga rimane investito dei poteri gestori, sino all'efficace nomina del nuovo organo, in conformità al principio generale di conservazione e di continuità dell'attività amministrativa.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. I  03 ottobre 2014 n. 10187  

 

L'intervenuta scadenza dalla carica dell'amministratore di una società, che abbia partecipato ad una gara per l'aggiudicazione di un appalto di lavori pubblici, non legittima di per sé l'esclusione del raggruppamento di cui la stessa fa parte, in ragione del generale principio della prorogatio imperii degli organi societari sancito dall'art. 2385, comma 2, c.c., in funzione di garanzia della fondamentale esigenza di continuità della vita amministrativa della società; invero, l'istituto della prorogatio previsto dall'art. 2385 c.c. ed avente la finalità di assicurare la contestualità tra cessazione e sostituzione dell'amministratore, è applicabile in ogni caso in cui la società rimanga privata dell'opera dell'amministratore, e, pertanto, non solo nei casi di scadenza del termine, decadenza o dimissioni, ma anche in quelli di revoca o di annullamento per illegittimità della relativa delibera di nomina. (ConfermaTarPuglia, Lecce, sez. III, n. 2627 del 2013).

Consiglio di Stato sez. V  16 aprile 2014 n. 1972  

 

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 2383, comma 4, 2385, comma 3, e 2193 c.c., l'iscrizione nel registro delle imprese della nomina e della cessazione degli organi societari, pur avendo efficacia dichiarativa e non costitutiva, nel senso che l'avvicendamento degli organi sociali è valido ed efficace sin dal momento dell'adozione della delibera dell'assemblea, determina il momento in cui l'evento societario diviene opponibile ai terzi di buona fede, quale era all'epoca della presentazione dell'offerta la stazione appaltante, rendendo possibile controllare, usando l'ordinaria diligenza, l'esistenza dell'altrui potere rappresentativo e così inapplicabile il principio dell'apparenza del diritto e dell'affidamento, che trae origine da un'incolpevole aspettativa del terzo di fronte ad una situazione ragionevolmente attendibile, anche se non conforme alla realtà, non altrimenti accertabile se non attraverso le sue manifestazioni esteriori.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  13 dicembre 2013 n. 937  

 

Non è applicabile al collegio sindacale l'art. 2385 c.c. che prevede la "prorogatio" degli amministratori cessati anche nel caso di rinuncia degli stessi, in quanto le esigenze di continuità di funzionamento dei due organi appaiono di per sé differenti. Se non è ipotizzabile una vacatio, anche breve, dell'organo amministrativo, titolare dei poteri di gestione e quindi della vita operativa della società, è invece ammissibile una “vacatio” dell'organo di controllo, che non è chiamato ad un impegno quotidiano e ad una costante presenza fisica.

Tribunale Milano  02 agosto 2010

 

I poteri di rappresentanza dell'amministratore di società di capitale cessano per effetto di un valido atto di rinuncia, senza che si renda a tal fine necessaria, salvo specifico patto, la sussistenza di una giusta causa o l'accettazione di quell'atto da parte dei soci. L'art. 2385 c.c., infatti, a differenza dell'art. 2383, dettato per l'ipotesi di revoca dell'amministratore, non contempla fra i presupposti della rinuncia l'esistenza di una giusta causa e tale esclusione non prospetta nessuna violazione grave di principi generali, né alcuna ingiustificata carenza di tutela per la società, il cui interesse alla continuità dell'attività gestoria può facilmente essere soddisfatto con l'immediata sostituzione dell'amministratore; sicché deve escludersi la necessità di far ricorso all'applicazione analogica dell'art. 1720 c.c.

Cassazione civile sez. I  13 agosto 2008 n. 21563  

 

 

Pubblica amministrazione

Per effetto dell'istituto della prorogatio imperii, previsto dall'art. 2385 c.c., gli amministratori di una società di capitali conservano la rappresentanza legale della stessa fino alla nomina e all'accettazione formalizzata dell'incarico da parte dei nuovi amministratori, da intendersi come comprensiva dell'iscrizione nel registro delle imprese sicché, fino al momento in cui tale fattispecie non si è perfezionata, possono porre in essere tutti gli atti di gestione ordinaria dell'impresa, ivi inclusi quelli funzionali alla partecipazione ad una gara pubblica.

T.A.R. Lecce (Puglia) sez. III  30 dicembre 2013 n. 2627  



 
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