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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2387 codice civile: Requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza

Lo statuto può subordinare l’assunzione della carica di amministratore al possesso di speciali requisiti di onorabilità,professionalità ed indipendenza, anche con riferimento ai requisiti al riguardo previsti da codici di comportamento redatti da associazioni di categoria o da società di gestione di mercati regolamentati. Si applica in tal caso l’articolo 2382.

 

Resta salvo quanto previsto da leggi speciali in relazione all’esercizio di particolari attività.


Commento

Statuto: [v. 2328]; Amministratore: [v. 2298]; Mercati regolamentati: [v. 2325bis].

 

 


Giurisprudenza annotata

Amministratori

L'omessa prestazione della cauzione da parte di un amministratore di società di capitali, in violazione dell'art. 2387 c.c., norma in vigore all'epoca dei fatti e successivamente abrogata, non vale ad esonerare il medesimo dalla responsabilità per la gestione sociale, qualora la presunta causa di decadenza non sia mai stata formalmente dichiarata né pubblicizzata e vi sia stato di fatto l'esercizio in via sistematica e continuativa delle funzioni amministrative. (Cassa App. Roma 23 gennaio 2001).

Cassazione civile sez. I  15 febbraio 2005 n. 3032  

 

La decadenza per la mancata prestazione della cauzione ai sensi dell'art. 2387 c.c. (ora abrogato) determina la cessazione automatica ed immediata delle funzioni dell'amministratore con la conseguenza che egli non è più legittimato alle incombenze che la legge gli attribuisce: se, ciò nonostante, egli compie atti di gestione, incorre nella responsabilità degli amministratori cosiddetti di fatto.

Tribunale Roma  10 febbraio 1987

 

Il venir meno della cauzione dell'amministratore nel corso del mandato comporta la decadenza dell'amministratore. Peraltro tale decadenza non si verifica se, contemporaneamente allo svincolo dell'oggetto della cauzione, si accompagna l'annotazione dell'assoggettamento alla cauzione di altri titoli idonei, ancorché questi ultimi vengano in possesso della società in data successiva.

Corte appello Milano  27 settembre 1983

 

 

Pegno

In tema di pegno, dal combinato disposto degli art. 2786, comma 1, e 2787, comma 3, c.c. si evince che la garanzia reale "de qua" è, nel rapporto tra le parti, validamente costituita con la sola consegna della cosa, senza necessità di ulteriori formalità, mentre l'atto scritto contenente l'identificazione del credito garantito e dei beni assoggettati alla garanzia è richiesto ai soli fini della prelazione, vale a dire dell'opponibilità della garanzia agli altri creditori del soggetto datore di pegno. Ne consegue che della mancanza dell'atto scritto - non dando essa luogo a nullità, bensì a mera inopponibilità (ossia inefficacia relativa) - è inibito il rilievo di ufficio, e la relativa eccezione (in senso stretto) può essere sollevata soltanto con l'osservanza, a pena di decadenza, delle norme stabilite dall'art. 183 c.p.c. (nel testo novellato dalla legge n. 353 del 1990), e dunque non per la prima volta in sede di precisazione delle conclusioni.

Cassazione civile sez. I  19 novembre 2002 n. 16261



 
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