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Art. 2389 codice civile: Compensi degli amministratori

I compensi spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo sono stabiliti all’atto della nomina o dall’assemblea.

Essi possono essere costituiti in tutto o in parte da partecipazioni agli utili o dall’attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione.

 

La rimunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dello statuto è stabilita dal consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale. Se lo statuto lo prevede, l’assemblea può determinare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli investiti di particolari cariche (1).


Commento

Consiglio di amministrazione: [v. 2475]; Assemblea: [v. 2341ter]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Comitato esecutivo: [v. 2391].

Partecipazione agli utili: forma di retribuzione flessibile, in cui la retribuzione è costituita, in tutto o in parte, dalla partecipazione agli utili dell’impresa. Essa se non diversamente stabilito, è ancorata agli utili netti, risultando dall’ultimo bilancio.

(1) La rimunerazione può consistere in una somma fissa di denaro da corrispondersi periodicamente o in un gettone di presenza per ogni riunione di consiglio di amministrazione, ovvero in una «partecipazione agli utili», calcolata sugli utili risultanti dal bilancio, dedotte le quote di riserva.


Giurisprudenza annotata

Compensi

In tema di compenso degli amministratori di società di capitali, laddove manchi una disposizione dell'atto costitutivo e l'assemblea si rifiuti o ometta di stabilirlo o lo determini in misura inadeguata, l'amministratore è abilitato a richiederne al giudice la determinazione, anche in via equitativa, purché alleghi e provi la qualità e quantità delle prestazioni concretamente svolte, risultando di per sé sola insufficiente l'indicazione del compenso pattuito in esercizi sociali di anni diversi. Rigetta, App. Palermo, 12/02/2008

Cassazione civile sez. lav.  29 ottobre 2014 n. 23004

 

La pretesa di un amministratore di società per azioni al compenso per l'opera prestata ha natura di diritto soggettivo perfetto, sicché, ove la misura di tale compenso non sia stata stabilita nell'atto costitutivo o dall'assemblea, ne può esserne chiesta al giudice la determinazione. Cassa senza rinvio, App. Bari, 16/04/2012

Cassazione civile sez. lav.  16 aprile 2014 n. 8897  

 

La disciplina dell'art. 2432 cod. civ., in base alla quale, ove il compenso previsto per i promotori, i soci fondatori e gli amministratori sia stabilito in forma di partecipazione agli utili, lo stesso va determinato sugli utili netti risultanti dal bilancio, fatta deduzione della quota di riserva legale e delle imposte, si applica anche alla remunerazione degli amministratori "investiti di particolari cariche" ai sensi dell'art. 2389, cod. civ., tra cui rientra l'amministratore delegato. Cassa con rinvio, App. Roma, 02/10/2010

Cassazione civile sez. I  16 ottobre 2013 n. 23541  

 

Qualora la determinazione della misura del compenso degli amministratori di società di capitali, ai sensi dell'art. 2389, comma 1 c.c., (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche di cui al d.lg. n. 6 del 2003), non sia stabilita nell'atto costitutivo, è necessaria una esplicita delibera assembleare, che non può considerarsi implicita in quella di approvazione del bilancio, atteso: la natura imperativa e inderogabile della previsione normativa, discendente dall'essere la disciplina del funzionamento delle società dettata, anche, nell'interesse pubblico al regolare svolgimento dell'attività economica, oltre che dalla previsione come delitto della percezione di compensi non previamente deliberati dall'assemblea (art. 2630, comma 2 c.c., abrogato dall'art. 1 del d.lg. 11 aprile 2002, n. 61); la distinta previsione della delibera di approvazione del bilancio e di quella di determinazione dei compensi (art. 2364 n. 1 e 3 c.c.); la mancata liberazione degli amministratori dalla responsabilità di gestione, nel caso di approvazione del bilancio (art. 2434 c.c.); il diretto contrasto delle delibere tacite ed implicite con le regole di formazione della volontà della società (art. 2393, comma 2, c.c.). Conseguentemente, l'approvazione in sé del bilancio, pur se contenente la posta relativa ai compensi degli amministratori, non è idonea ai predetti fini, salvo che un'assemblea convocata solo per l'approvazione del bilancio, essendo totalitaria, non abbia espressamente discusso e approvato la proposta di determinazione dei compensi degli amministratori. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Torino, 09/02/2006

Cassazione civile sez. trib.  04 settembre 2013 n. 20265  

 

Il debito della società nei confronti del suo amministratore per il compenso dovuto e non corrisposto costituisce debito di valuta come tale insuscettibile di rivalutazione.

Tribunale Roma  24 luglio 2013 n. 16432  

 

Il compenso cui ha diritto l'amministratore di società cessato ante tempus dalla carica, il cui ammontare era stato stabilito dall'assemblea in una somma per l'intera durata triennale della carica, va calcolato rapportando il compenso fissato per detta durata al numero di giorni in cui l'amministratore ha ricoperto l'incarico.

Tribunale Roma  24 luglio 2013 n. 16432  

 

Quando il compenso in favore dell'amministratore di più società facenti parte di un gruppo è stabilito da ciascuna di dette società, ognuna di esse, distinta e autonoma dalle altre nonché dal gruppo di cui fa parte, è tenuta a corrispondere all'amministratore il compenso fissato.

Tribunale Roma  24 luglio 2013 n. 16432  

 

Il compenso dell'amministratore di s.r.l. può essere costituito in tutto o in parte da partecipazioni agli utili e, laddove non sia individuato nella deliberazione assembleare quale sia il bilancio cui fare riferimento per calcolare il compenso, si deve porre a base del calcolo l'ultimo bilancio ordinario di esercizio, non potendosi invece utilizzare bilanci intermedi eventualmente predisposti in vista del compimento di operazioni straordinarie.

Tribunale Ancona sez. II  11 maggio 2011 n. 569  

 



 
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