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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2391 codice civile: Interessi degli amministratori

L’amministratore deve dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata; se si tratta di amministratore delegato, deve altresì astenersi dal compiere l’operazione, investendo della stessa l’organo collegiale (1), se si tratta di amministratore unico, deve darne notizia anche alla prima assemblea utile.

Nei casi previsti dal precedente comma la deliberazione del consiglio di amministrazione deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza per la società dell’operazione.

Nei casi di inosservanza a quanto disposto nei due precedenti commi del presente articolo ovvero nel caso di deliberazioni del consiglio o del comitato esecutivo adottate con il voto determinante dell’amministratore interessato, le deliberazioni medesime, qualora possano recare danno alla società, possono essere impugnate dagli amministratori e dal collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro data (2); l’impugnazione non può essere proposta da chi ha consentito con il proprio voto alla deliberazione se sono stati adempiuti gli obblighi di informazione previsti dal primo comma. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.

L’amministratore risponde dei danni derivati alla società dalla sua azione od omissione (3).

L’amministratore risponde altresì dei danni che siano derivati alla società dalla utilizzazione a vantaggio proprio o di terzi di dati, notizie o opportunità di affari appresi nell’esercizio del suo incarico.


Commento

Amministratore: [v. 2298]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Conflitto di interessi: [v. 2634]; Consiglio di amministrazione: [v. 2475]; Impugnazione: [v. 2113].

Amministratore delegato: persona cui il consiglio di amministrazione delega parte dei suoi poteri, se l’atto costitutivo o l’assemblea dei soci lo consentono. Il consiglio di amministrazione esercita un potere di direttiva e di controllo sull’operato dell’(—) e può sostituirsi a questo in qualunque momento per svolgere gli atti rientranti nelle funzioni delegate, ovvero impartirgli direttive vincolanti.

Comitato esecutivo: comitato composto all’interno del consiglio di amministrazione e formato da alcuni dei suoi membri, cui il consiglio delega parte delle sue attribuzioni.

(1) In questo caso le prescrizioni normative sono più severe; l’amministratore delegato vede infatti una sospensione dei suoi poteri, senza alcuna valutazione dell’eventuale conflittualità dei suoi interessi con quelli societari.

(2) Potranno dunque essere impugnate tutte le deliberazioni che sono state adottate senza una sufficiente informazione da parte degli amministratori o per le quali si evidenzi una mancanza di motivazione in merito alle ragioni di opportunità per la società.

 

(3) Trattasi di risarcimento del danno integrale (danno emergente e lucro cessante) e non più limitato alle sole perdite come nel vigente regime.


Giurisprudenza annotata

Conflitto d'i interessi

Nella fattispecie prevista dall'art. 1394 c.c., il conflitto di interessi si manifesta al momento dell'esercizio del potere rappresentativo, mentre nel caso previsto dagli art. 2373 e 2391 c.c. il conflitto di interessi (rispettivamente, in sede di assemblea e di consiglio di amministrazione) si manifesta al momento dell'esercizio del potere deliberativo. Ne consegue che, ove l'eccezione di invalidità della fideiussione stipulata dall'amministratore di una società a responsabilità limitata sia formulata senza riferimento alla deliberazione dell'organo collegiale, la riconduzione del conflitto di interessi dedotto, specie se relativo ad un contratto stipulato dall'amministratore unico, alla disciplina dettata dall'art. 1394 c.c., anziché alle norme - invocate dalla parte - degli art. 2373 e 2391 c.c., non solo è l'unica possibile, ma, non implicando né una modifica o integrazione del fatto dedotto, né un mutamento delle conseguenze che la parte ne vuole trarre, rappresenta il legittimo esercizio del potere spettante al giudice di diversa qualificazione del fatto posto a fondamento dell'eccezione. Rigetta, App. Messina, 21/03/2008

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2013 n. 23089  

 

Va annullata l'ordinanza di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, di immobili intestati ai componenti del consiglio di amministrazione, al direttore generale e a un componente del collegio sindacale di una banca, accusati di concorso nel reato di cui all'art. 2629 bis c.c. per non aver comunicato ad altri soggetti interessati della situazione di conflitto di interessi di un amministratore della società allorchè manchi l'indicazione delle modalità con le quali il concorso sarebbe stato realizzato, consentendo o agevolando il comportamento degli amministratori in conflitto di interessi o rafforzando il proposito degli stessi.

Cassazione penale sez. V  13 novembre 2013 n. 563  

 

In tema di società per azioni, quando il singolo amministratore ponga in essere, in mancanza di una delibera del consiglio di amministrazione, un atto con il terzo che rientri, invece, nella competenza di tale organo, l'incidenza del conflitto di interessi sulla validità del negozio deve essere regolata sulla base, non già dell'art. 2391 c.c. (il quale, riferendosi al conflitto che emerge in sede deliberativa, concerne l'esercizio del potere di gestione, in un momento, quindi, anteriore a quello in cui l'atto viene posto in essere, in nome della società, nei confronti del terzo), ma della disciplina generale di cui all'art. 1394 c.c. Al riguardo, costituendo il divieto di agire in conflitto di interessi con la società rappresentata un limite derivante da una norma di legge, la sua rilevanza esterna non è subordinata ai presupposti stabiliti dal comma 2 dell'art. 2384 c.c., il cui ambito di applicazione è riferito alle limitazioni del potere di rappresentanza derivanti dall'atto costitutivo o dallo statuto, che abbiano, cioè, la propria fonte (non nella legge, ma) nell'autonomia privata. (Pronuncia resa in fattispecie anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6).

Cassazione civile sez. I  13 febbraio 2013 n. 3501  

 

Il procedimento di convocazione dell'assemblea di una società per azioni si compone di due procedimenti: il primo inizia con la convocazione del consiglio di amministrazione per deliberare la convocazione dell'assemblea e termina con la conseguente delibera assunta in quella sede; il secondo inizia con la pubblicazione dell'avviso di convocazione dell'assemblea e si conclude con l'adozione delle delibere finali dell'organo. Per quanto concerne il primo procedimento, nel caso di omessa o tardiva comunicazione della convocazione ad uno dei consiglieri, pur restando la deliberazioni adottata giuridicamente esistente una volta raggiunti i quorum costitutivo e deliberativo, il deliberato consiliare può essere impugnato anche oltre l'ipotesi dell'art. 2391 c.c., ma la titolarità dell'azione al riguardo rimane tuttavia circoscritta ad amministratori assenti o dissenzienti, ai sindaci ed ai soci che abbiano subito una lesione diretta ai loro diritti da parte del deliberato consiliare. Per quanto concerne invece il secondo procedimento, deve escludersi che sulle formalità per la convocazione dell'assemblea si riflettano, per proprietà transitiva, le eventuali irregolarità interne al distinto procedimento di deliberazione del consiglio di amministrazione. Pertanto nel caso di mancata impugnazione, l'amministratore assente o dissenziente non è legittimato ad impugnare la conseguente delibera assembleare.

Cassazione civile sez. I  12 gennaio 2010 n. 259

 

L'art. 2475 ter c.c. – a differenza del vigente art. 2391 c.c. che, per le società per azioni, si limita a chiedere il riscontro di un interesse personale dell'amministratore (anche non confliggente) e la prospettiva meramente "potenziale" del correlativo danno alla società - sanziona le fattispecie ove siano preliminarmente dimostrate tre condizioni: esse sono date dalla contemporanea esistenza di un conflitto di interessi "effettivo" in capo all'amministratore; di un suo voto "determinante" ai fini dell'approvazione della contestata delibera consiliare; di un danno "reale" cagionato alla società con tale decisione. Tale norma si occupa del pregiudizio subito dalla società – anziché dai suoi soci – donde la legittimazione attiva prevista dall'art. 2475 ter comma 2 c.c., risulta testualmente affidata ai soli amministratori ed ai sindaci, sempreché quest'ultimi vi siano. In altri termini, per le società a responsabilità limitata manca una disposizione esplicita corrispondente a quella – viceversa prevista dall'art. 2388 comma 4 c.c. – che, nelle società per azioni autorizza altresì i soci ad impugnare "in proprio" le delibere dei c.d.a., ove riconosciute "lesive dei loro diritti", applicandosi, in tal caso, in quanto compatibili, gli art. 2377 e 2378 c.c.

Tribunale Bologna sez. IV  20 ottobre 2006 n. 2412  

 

Qualora il legale rappresentante di una società di capitali compia un atto in conflitto di interessi, tale vizio è opponibile al terzo, ai sensi dell’art. 1394 c.c., se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo, essendo inapplicabile, in mancanza di una delibera del consiglio d’amministrazione, l’art. 2391 c.c.

Cassazione civile sez. I  26 gennaio 2006 n. 1525



 
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