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Art. 2395 codice civile: Azione individuale del socio e del terzo

Le disposizioni dei precedenti articoli non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o al terzo che sono stati direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori.

L’azione può essere esercitata entro cinque anni dal compimento dell’atto che ha pregiudicato il socio o il terzo (1).


Commento

Colpa: [v. 709]; Dolo: [v. 1225]; Amministratori: [v. 2298].

Azione individuale: azione che può essere esercitata da ciascun soggetto (socio, terzo) individualmente al fine di ottenere il risarcimento del danno.

(1) Il legislatore disciplina un’ulteriore ipotesi di responsabilità degli amministratori; vi è infatti responsabilità, sia nei confronti dei singoli soci che dei terzi, per i danni provocati in seguito ad azioni compiute dagli amministratori della società. È necessario che gli amministratori abbiano agito con colpa o dolo causando un pregiudizio diretto al patrimonio del soggetto (es.: gli amministratori illegittimamente non hanno consentito al socio di prendere parte all’assemblea; sono state inviate false comunicazioni sulla situazione economica della società in seguito alle quali il socio ha deciso di vendere le proprie azioni).

Deve quindi trattarsi di un danno prodotto dagli amministratori nell’esercizio delle loro funzioni. Oltre alla responsabilità della società il legislatore individua la responsabilità personale degli amministratori che hanno agito.

Risarcimento del danno: nel caso in esame per (—) s’intende la reintegrazione del patrimonio del socio o del terzo in conseguenza del danno subito (v. anche Libro IV, Titolo IX).

 


Giurisprudenza annotata

Azione individuale del socio e del terzo

L'azione individuale del socio nei confronti dell'amministratore di una società di capitali non è esperibile quando il danno lamentato costituisca solo il riflesso del pregiudizio al patrimonio sociale, giacché l'art. 2395 c.c. esige che il singolo socio sia stato danneggiato «direttamente» dagli atti colposi o dolosi dell'amministratore, mentre il diritto alla conservazione del patrimonio sociale appartiene unicamente alla società; la mancata percezione degli utili e la diminuzione di valore della quota di partecipazione non costituiscono danno diretto del singolo socio, poiché gli utili fanno parte del patrimonio sociale fino all'eventuale delibera assembleare di distribuzione e la quota di partecipazione è un bene distinto dal patrimonio sociale, la cui diminuzione di valore è conseguenza soltanto indiretta ed eventuale della condotta dell'amministratore.

Cassazione civile sez. I  23 ottobre 2014 n. 22573  

 

L'azione risarcitoria spettante al singolo socio o al terzo direttamente danneggiati da atti colposi o dolosi degli amministratori prescinde dalla circostanza che il pregiudizio sia stato arrecato dagli amministratori nell'esercizio, o non, delle loro incombenze e sia riconducibile a inadempimento della società o ad atto compiuto dagli amministratori nell'interesse della società stessa. Conferma App. Ancona 8 settembre 2005

Cassazione civile sez. II  20 giugno 2014 n. 14121  

 

In tema di azioni nei confronti dell'amministratore di società, a norma dell'art. 2395 c.c., il terzo (o il socio) è legittimato, anche dopo il fallimento della società, all'esperimento dell'azione (di natura aquiliana) per ottenere il risarcimento dei danni subiti nella propria sfera individuale, in conseguenza di atti dolosi o colposi compiuti dall'amministratore, solo se questi siano conseguenza immediata e diretta del comportamento denunciato e non il mero riflesso del pregiudizio che abbia colpito l'ente, ovvero il ceto creditorio per effetto della cattiva gestione, dovendosi proporre, altrimenti, l'azione, contrattuale, di cui all'art. 2394 c.c., esperibile, in caso di fallimento della società, dal curatore, ai sensi dell'art. 146 l. fall. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto la legittimazione del creditore ad agire ex art. 2395 c.c. nel caso in cui si accerti che gli amministratori della società fallita, attraverso il sostanziale trasferimento di tutte le attività e passività aziendali in favore di altro soggetto, avessero perseguito l'obiettivo di sottrarre la garanzia patrimoniale con riguardo unicamente all'obbligazione di cui l'attore era titolare).

Cassazione civile sez. I  10 aprile 2014 n. 8458  

 

In tema di atti dolosi o colposi compiuti dall'amministratore di società, l'azione di responsabilità (di natura aquiliana) ex art. 2395 c.c., volta ad ottenere il risarcimento dei danni subiti nella propria sfera individuale, può essere azionata dal terzo, anche dopo il fallimento della società, solo se i danni subiti siano conseguenza immediata e diretta del comportamento denunciato, e non il mero riflesso del pregiudizio che abbia colpito l'ente per effetto della cattiva gestione. In questo secondo caso, infatti, l'azione proponibile avrebbe natura contrattuale e sarebbe esperibile, in caso di fallimento, solo dal curatore fallimentare.

Cassazione civile sez. I  10 aprile 2014 n. 8458  

 

Il danno che incide sul patrimonio sociale della società amministrata e solo in via mediata e riflessa su quello dei singoli soci o creditori comporta l’esercizio dell’azione ex art. 2394 c.c., diversamente se produce i suoi effetti direttamente sul patrimonio personale del socio o del terzo, si dovrà esercitare l’azione individuale di cui all’art. 2395 c.c.; per cui è esperibile l’azione ex art. 2394 c.c. nel caso in cui gli amministratori svuotino il patrimonio della società sino a provocarne il fallimento e a causa dell’incapienza i creditori non si possono soddisfare.

Tribunale Milano sez. VII  09 ottobre 2013 n. 12550  

 

Anche se non é escluso in difetto di previsione derogativa, il diritto di ciascun socio di società di persone di pretendere il ristoro del pregiudizio direttamente ricevuto in dipendenza del comportamento doloso o colposo degli amministratori medesimi, in applicazione analogica dell'art. 2395 c.c., e in base alle disposizioni generali dell'art. 2043 c.c., tuttavia l'azione individualmente concessa ai soci per il risarcimento dei danni loro cagionati dagli atti dolosi o colposi degli amministratori, di natura extracontrattuale, presuppone che i danni suddetti non siano solo il riflesso di quelli arrecati eventualmente al patrimonio sociale, ma siano direttamente cagionati al socio come conseguenza immediata del comportamento degli amministratori che tale comportamento abbiano reso possibile violando i loro doveri. Viceversa il diritto alla conservazione del patrimonio sociale spetta alla società e non al socio come tale, il quale ha in materia un interesse, la cui eventuale lesione non può concretare quel danno diretto necessario per poter esperire l'azione individuale di responsabilità contro gli amministratori.

Tribunale Torino sez. I  17 giugno 2013

 

L'azione individuale del socio nei confronti dell'amministratore di una società di capitali non è esperibile quando il danno lamentato costituisca solo il riflesso del pregiudizio al patrimonio sociale, giacché l'art. 2395 c.c. esige che il singolo socio sia stato danneggiato "direttamente" dagli atti colposi o dolosi dell'amministratore, mentre il diritto alla conservazione del patrimonio sociale appartiene unicamente alla società; la mancata percezione degli utili e la diminuzione di valore della quota di partecipazione non costituiscono danno diretto del singolo socio, poiché gli utili fanno parte del patrimonio sociale fino all'eventuale delibera assembleare di distribuzione e la quota di partecipazione è un bene distinto dal patrimonio sociale, la cui diminuzione di valore è conseguenza soltanto indiretta ed eventuale della condotta dell'amministratore.

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2012 n. 4548  

 

L'azione individuale del socio nei confronti dell'amministratore di una società di capitali non è esperibile quando il danno lamentato costituisca solo il riflesso del pregiudizio al patrimonio sociale, giacché l'art. 2395 c.c. esige che il singolo socio sia stato danneggiato "direttamente" dagli atti colposi o dolosi dell'amministratore, mentre il diritto alla conservazione del patrimonio sociale appartiene unicamente alla società; la mancata percezione degli utili e la diminuzione di valore della quota di partecipazione non costituiscono danno diretto del singolo socio, poiché gli utili fanno parte del patrimonio sociale fino all'eventuale delibera assembleare di distribuzione e la quota di partecipazione è un bene distinto dal patrimonio sociale, la cui diminuzione di valore è conseguenza soltanto indiretta ed eventuale della condotta dell'amministratore.

Cassazione civile sez. III  22 marzo 2012 n. 4548  



 
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