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Art. 2396 codice civile: Direttori generali

Le disposizioni che regolano la responsabilità degli amministratori si applicano anche ai direttori generali nominati dall’assemblea o per disposizione dello statuto, in relazione ai compiti loro affidati, salve le azioni esercitabili in base al rapporto di lavoro con la società (1).

 


Commento

 

Amministratori: [v. 2298]; Assemblea: [v. 2341ter]; Statuto: [v. 2328].

Direttore generale: dirigente che svolge attività di alta gestione dell’impresa sociale. È chiamato a coadiuvare l’opera degli amministratori, di fronte ai quali si trova, però, in una posizione di subordinazione [v. 2396].

(1) All’interno della società per azioni, dunque, al direttore generale può essere estesa la stessa disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori qualora la sua nomina sia stata prevista nell’atto costitutivo oppure sia stata deliberata dall’assemblea o dal consiglio di amministrazione, entrando in questi casi la sua figura, in posizione apicale, a far parte della struttura tipica della società.


Giurisprudenza annotata

Direttori

In tema di società per azioni, il potere del direttore generale di rappresentare verso l'esterno la società - inclusa la possibilità di rilasciare valida procura "ad litem" - può ritenersi sussistente soltanto se vi sia stata, in tal senso, una specifica attribuzione, statutaria o dell'organo amministrativo, o anche se tale potere inerisca, intrinsecamente, alla natura stessa dei compiti affidatigli. Il potere può presumersi quando il direttore generale alleghi, oltre a tale qualità, quella di legale rappresentante della società, spettando in tale ipotesi alla parte che ne contesti la sussistenza fornire la prova contraria. In tutti gli altri casi, tale potere rappresentativo deve ritenersi insussistente, esplicando il direttore generale attività meramente interna od esecutiva (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione presentato da una società di gestione crediti che agiva in forza di una procura generale conferita dal vice direttore Generale di un istituto di credito e con la quale la banca le conferiva il potere di provvedere, in suo nome e per suo conto, ad una serie di attività di gestione delle procedure esecutive e concorsuali).

Cassazione civile sez. III  17 febbraio 2011 n. 3848

 

Al fine dell'attribuzione a un soggetto della qualifica di direttore generale e della sottoposizione alla conseguente responsabilità non si può prescindere dal dato formale della sussistenza di un atto di nomina da parte dell'assemblea o del consiglio di amministrazione, in base ad apposita disposizione statutaria, dal momento che l'art. 2396 c.c. non offre una definizione di tale figura in relazione al contenuto intrinseco delle mansioni, ma ne desume la posizione apicale all'interno della società esclusivamente in base alla ricorrenza dei suddetti indici formali.

Tribunale Salerno sez. I  10 dicembre 2009

 

È ascrivibile la qualifica di direttore generale al soggetto che ne abbia in concreto svolto le mansioni, collocandosi al vertice dell'organizzazione aziendale, con compiti di alta gestione all'interno dell'impresa sociale, pur in assenza di una nomina formale (cd. direttore generale di fatto). Tale soggetto - dati gli ampi poteri decisionali dei quali è investito e le funzioni direttive ad esso attribuite - è responsabile verso la società, verso i creditori sociali e verso i singoli soci o terzi per i danni arrecati nell'esecuzione dei compiti affidatigli, rispondendo in solido con gli amministratori per l'inosservanza del dovere generale di vigilanza ed essendo tenuto a rifiutarsi di dare attuazione alle direttive degli stessi amministratori se illegali o pregiudizievoli per la società.

Tribunale S.Maria Capua V.  20 febbraio 2009

 

Dall'art. 2396 c.c. testo previgente non è possibile desumere una definizione di direttore generale legata al contenuto intrinseco delle mansioni, dovendosi ricollegare la responsabilità di tale soggetto alla sua posizione apicale all'interno della società, desunta dal dato formale della nomina da parte dell'assemblea o anche da parte del consiglio di amministrazione, in base ad apposita previsione statutaria; ne discende che, al di fuori delle predette ipotesi, non sussiste un preciso supporto normativo che consenta di estendere lo speciale ed eccezionale regime di responsabilità previsto per la figura nominata di direttore generale ad altri soggetti che svolgono, di fatto, le medesime funzioni all'interno della compagine societaria.

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2008 n. 28819  

 

In tema di azione di responsabilità nei confronti del direttore generale di società di capitali, la disciplina prevista per la responsabilità degli amministratori si applica, ai sensi dell'art. 2396 c.c. (nel testo vigente prima della riforma societaria di cui al d.lg. n. 6 del 2003, che vi ha apportato modifiche non significative), esclusivamente se la posizione apicale di tale soggetto all'interno della società sia o meno un lavoratore dipendente, sia desumibile da una nomina formale da parte dell'assemblea o anche del consiglio di amministrazione, in base ad apposita previsione statutaria; infatti, non avendo il legislatore fornito una nozione intrinseca di direttore generale collegata alle mansioni svolte, non è configurabile alcuna interpretazione estensiva od analogica che consenta di allargare lo speciale ed eccezionale regime di responsabilità di tale figura ad altre ipotesi, salva la ricorrenza dei diversi presupposti dell'amministratore di fatto. (Principio reso dalla S.C. con riguardo all'azione promossa, dal commissario liquidatore di società di assicurazione assoggettata a liquidazione coatta amministrativa, contro un consulente incaricato dalla società, con altri, del compito specifico di tentare il risanamento e dimessosi dopo pochi mesi).

Cassazione civile sez. I  05 dicembre 2008 n. 28819  

 

In caso di sottoposizione di istituto di credito ad amministrazione straordinaria, l'autorizzazione rilasciata dalla Banca d'Italia ai sensi dell'art. 72, comma 5, d.lg. n. 385 del 1993, al commissario straordinario per l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti dei disciolti organi sociali deve ritenersi comprensiva anche dei direttori generali, in considerazione della vicinanza di tale figura a quella dell'organo amministrativo nell'organizzazione dell'impresa com'è testimoniato dall'applicazione, ex art. 2396 c.c., ai direttori generali della disciplina della responsabilità propria degli amministratori.

Cassazione civile sez. I  12 giugno 2007 n. 13765  



 
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