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Art. 2399 codice civile: Cause d’ineleggibilità e di decadenza

Non possono essere eletti alla carica di sindaco e, se eletti, decadono dall’ufficio:

a) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall’articolo 2382 (1);

b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli amministratori, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società da questa controllate, delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo;

c) coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o di prestazione d’opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano l’indipendenza.

La cancellazione o la sospensione dal registro dei revisori legali e delle società di revisione legale e la perdita dei requisiti previsti dall’ultimo comma dell’articolo 2397 sono causa di decadenza dall’ufficio di sindaco.

Lo statuto può prevedere altre cause di ineleggibilità o decadenza, nonché cause di incompatibilità e limiti e criteri per il cumulo degli incarichi.



Commento

Sindaco: [v. 2621]; Parentela: [v. 74]; Affinità: [v. 78]; Amministratori: [v. 2298]; Società controllata: [v. 2357]; Società controllante: [v. 2341bis]; Registro dei revisori legali: [v. 2397]; Statuto: [v. 2328].

(1) Trattasi, in sostanza, degli interdetti, inabilitati, falliti o coloro i quali hanno subito una condanna comportante la sospensione anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi.


Giurisprudenza annotata

Cause di ineleggibilità e decadenza

La decadenza dalla carica di sindaco di chi si trovi nella situazione di ineleggibilità prevista dall'art. 2399 cod. civ. (nella specie, quale dipendente della società), opera automaticamente, con la conseguenza che nei confronti della parte, che non abbia mai ricoperto la carica di sindaco, non può esercitarsi l'azione di responsabilità ex art. 146 legge fall. Cassa e decide nel merito, App. Catania, 16/04/2008

Cassazione civile sez. I  23 ottobre 2014 n. 22575  

 

In tema di società di capitali, il rapporto continuativo di prestazione di opera retribuita, sancito dall'art. 2399 c.c. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6) come causa di ineleggibilità alla carica di sindaco delle società per azioni, o di decadenza dall'ufficio in ipotesi di avvenuta elezione, è configurabile non soltanto in presenza di rapporti di lavoro subordinato, ma ogniqualvolta ricorra un legame riguardante lo svolgimento di attività professionali, rese anche nell'ambito di un rapporto di lavoro autonomo, a titolo oneroso e con carattere non saltuario né occasionale (In applicazione di tale principio, la S.C., respingendo il corrispondente motivo di impugnazione, ha ritenuto concretamente incompatibile con la carica di sindaco della società poi fallita, invocata dal ricorrente quale ragione giustificativa del credito di cui aveva chiesto l'insinuazione al passivo del sopravvenuto fallimento di quest'ultima, la contemporanea, reiterata ed incisiva prestazione professionale da lui svolta, in un limitato arco di tempo e con l'intesa della sua onerosità, per conto della medesima società). Cassa con rinvio, App. Trieste, 01/08/2005

Cassazione civile sez. I  28 marzo 2013 n. 7902  

 

In tema di società di capitali, ed ai fini dell'accertamento della sussistenza del vincolo di collaborazione continuativa previsto dall'art. 2399 c.c. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6) come causa di ineleggibilità alla carica di sindaco delle società per azioni, o di decadenza dall'ufficio in ipotesi di avvenuta elezione, l'inerenza ad atti o vicende societarie di particolare importanza costituisce soltanto un aspetto della rilevanza delle prestazioni su cui il giudice del merito deve svolgere la sua indagine, non risultando sufficiente che le stesse rivestano particolare interesse per il cliente, ma occorrendo anche che, complessivamente, esse assumano una ragguardevole consistenza in rapporto all'esercizio ordinario della professione da parte del sindaco. (Nella specie, la S.C. accogliendo il corrispondente motivo di impugnazione, ha ritenuto carente la sentenza impugnata che, essendosi limitata a dare atto della natura delle prestazioni rese e della consistenza del corrispettivo richiesto in termini assoluti, senza rapportarli al livello ed alla dimensione dell'attività normalmente svolta dal ricorrente ed ai relativi proventi, non consentiva la pur indispensabile verifica circa la concreta incidenza di tali prestazioni sull'indipendenza del sindaco). Cassa con rinvio, App. Trieste, 01/08/2005

Cassazione civile sez. I  28 marzo 2013 n. 7902  

 

Nonostante l'affidamento della gestione contabile, fiscale e contributiva ad un professionista esterno, gli amministratori, secondo il previgente art. 2392, comma 2, c.c., devono vigilare sull'adempimento degli obblighi fiscali e contributivi, costituendo questi un aspetto fondamentale della gestione sociale e intervenire in caso di omissioni e irregolarità del professionista. L'obbligo di vigilanza degli amministratori deve essere maggiore qualora abbiano scelto come professionista chi già rivestiva la carica di sindaco, ingenerando, così, a seguito dell'instaurarsi di un rapporto continuativo e stabile di prestazione d'opera professionale retribuita, una situazione d'incompatibilità alla luce del previgente art. 2399 c.c., che è inclusivo oltre che dei rapporti di lavoro subordinato anche dei rapporti di lavoro autonomo.

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2008 n. 19235  

 

Con riguardo alla causa di ineleggibilità per i sindaci delle società per azioni, prevista dall'art. 2399 c.c. (nel testo, applicabile ratione temporis, anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6) e relativa all'esistenza con la società medesima di un rapporto continuativo di prestazione d'opera retribuita, l'incompatibilità non sussiste soltanto in presenza di rapporti di lavoro subordinato, ma ogniqualvolta ricorra un legame con oggetto attività professionali rese anche nell'ambito di un rapporto di lavoro autonomo, a titolo oneroso e con carattere né saltuario né occasionale (nella specie tenuta dei libri contabili, in mansioni di consulenza ed assistenza fiscale, nell'espletamento di tutti gli adempimenti di natura fiscale e previdenziale); la grave situazione di irregolarità gestionale derivante dal doppio e contemporaneo esercizio delle funzioni di sindaco e professionista incaricato integra pertanto, a carico degli amministratori, la responsabilità di cui all'art. 2392 c.c., per violazione del dovere di diligenza, in relazione all'omessa vigilanza sull'operato del soggetto che anziché effettuare da una posizione di imparzialità il dovuto controllo sull'amministrazione, si sia reso autore e partecipe della stessa gestione da controllare.

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2008 n. 19235  

 

L’art. 2399 c.c., a garanzia dell’indipendenza dei sindaci, introduce ipotesi di incompatibilità sussistenti sia in presenza di rapporti di lavoro subordinato tra sindaco e società, che in caso di lavoro autonomo, quando la prestazione, avente ad oggetto attività professionale, sia a titolo oneroso ed abbia carattere continuativo; se, nonostante tale previsione, il consiglio di amministrazione affida la tenuta della contabilità sociale ad uno dei sindaci, il collegio sindacale - tenuto a controllare anche l’attività contabile della società - deve vigilare con particolare attenzione, insieme agli amministratori, pena il risarcimento del danno.

Cassazione civile sez. I  11 luglio 2008 n. 19235  



 
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