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Art. 2400 codice civile: Nomina e cessazione dall’ufficio

I sindaci sono nominati per la prima volta nell’atto costitutivo e successivamente dall’assemblea, salvo il disposto degli articoli 2351, 2449 e 2450. Essi restano in carica per tre esercizi, e scadono alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo al terzo esercizio della carica (1). La cessazione dei sindaci per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il collegio è stato ricostituito (2).

I sindaci possono essere revocati solo per giusta causa. La deliberazione di revoca deve essere approvata con decreto dal tribunale, sentito l’interessato.

La nomina dei sindaci, con l’indicazione per ciascuno di essi del cognome e del nome, del luogo e della data di nascita e del domicilio, e la cessazione dall’ufficio devono essere iscritte, a cura degli amministratori, nel registro delle imprese nel termine di trenta giorni (3).

Al momento della nomina dei sindaci e prima dell’accettazione dell’incarico, sono resi noti all’assemblea gli incarichi di amministrazione e di controllo da essi ricoperti presso altre società.


Commento

Sindaci: [v. 2621]; Atto costitutivo: [v. 2295]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Amministratori: [v. 2298]; Registro delle imprese: [v. 2188].

(1) Il legislatore regola il procedimento di nomina dei sindaci distinguendo l’ipotesi in cui i sindaci sono nominati per la prima volta (attraverso l’atto costitutivo) da quella della nomina successiva che è di competenza dell’assemblea riunita in sede ordinaria.

In riferimento alla durata dell’incarico, la norma prevede un periodo determinato (tre esercizi) a differenza di quanto previsto per l’incarico degli amministratori ove è stabilito solo un termine massimo [v. 2383].

(2) La riforma introduce quindi un concetto che si era stratificato nella realtà operativa, in base al quale la società non può rimanere senza organo di controllo: quindi la cessazione dei sindaci per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il collegio è stato ricostituito.

(3) La norma attribuisce agli amministratori della società il compito di rendere pubblica la nomina dei sindaci con le informazioni necessarie alla loro individuazione e la loro eventuale cessazione dall’incarico.


Giurisprudenza annotata

Nomina e cessazione dall'ufficio

Per ciò che attiene alla revoca dei sindaci, l'art. 2449 c.c. non contiene una deroga espressa alla disciplina delineata dal comma 2 dell'art. 2400 c.c.. cosicché detta norma, in assenza di dati contrari, ben può essere ritenuta applicabile anche alle ipotesi di revoca dei sindaci di società partecipate da enti pubblici, con la conseguenza che pure per siffatta revoca devono ritenersi operanti il limite della “giusta causa” e la necessità di approvazione da parte del tribunale.

Tribunale Palermo  13 febbraio 2013

 

In caso di rinunzia all'incarico da parte dei sindaci, sia effettivi che supplenti, non trova applicazione per via analogica il regime della prorogatio previsto agli artt. 2385 e 2400, comma 1, c.c., atteso che la prorogatio può essere ipotizzata solo con riferimento al sindaco che abbia accettato l'investitura e ne sia cessato per scadenza del termine e non anche con riferimento al sindaco che abbia esplicitamente manifestato la volontà di non voler svolgere la funzione.

Tribunale Bari  02 febbraio 2013

 

Il provvedimento di approvazione della delibera di revoca dei sindaci, ai sensi dell'art. 2400, comma 2, c.c., è atto di volontaria giurisdizione, costituente la fase necessaria e terminale di una vera e propria sequenza procedimentale preordinata alla produzione dell'effetto della revoca; tale deliberazione costituisce il presupposto dell'eventuale successivo giudizio d'impugnazione in sede contenziosa, ai sensi dell'art. 2377 ss. c.c., con la conseguenza che il decreto con il quale la corte d'appello abbia respinto il reclamo avverso il provvedimento del tribunale emesso ex art. 2400 c.c., operando solo sul piano processuale, non ha natura di pronuncia irrevocabile sul diritto soggettivo del sindaco all'esercizio delle sue funzioni e non può, pertanto, essere impugnato con ricorso ai sensi dell'art. 111 cost.

Cassazione civile sez. I  04 settembre 2012 n. 14778  

 

La deliberazione con la quale l’assemblea di una società per azioni autorizzi l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità contro i sindaci, anche se adottata con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale, non determina la revoca automatica dei sindaci dalla carica e non ne implica l’immediata sostituzione, così come avviene per gli amministratori ai sensi dell’art. 2393, comma 3 (ora comma 4, a seguito della riforma attuata con il d.lg. 6/2003) c.c., atteso che, sul piano letterale, il rinvio a detta norma operato dall’art. 2407, comma ultimo, c.c. non può essere utilizzato, essendo la disposizione relativa all’automatica revoca estranea, propriamente, alla disciplina dell’azione di responsabilità e rientrando, invece, in quella della revoca dell’organo societario, e che, sul piano logico, l’automatica revoca implicherebbe la esclusione del controllo del tribunale sulla giusta causa di revoca dei sindaci, imposto dall’art. 2400, comma 2, c.c. a garanzia della loro indipendenza anche nei confronti dell’azionariato di maggioranza. Resta, ovviamente, salvo il potere dell’assemblea di deliberare altresì, anche contestualmente all’azione di responsabilità, la revoca dei sindaci per giusta causa, ferma però la necessità di sottoporre detta deliberazione di revoca all’approvazione del tribunale ai sensi del richiamato art. 2400, comma 2, c.c.

Cassazione civile sez. I  07 ottobre 2010 n. 20826  

 

Nel caso di rinuncia del sindaco al proprio incarico, anche in mancanza di sindaci supplenti idonei a reintegrare il collegio sindacale, la rinuncia ha effetto immediato, posto che la "prorogatio" dell'incarico non è prevista dalla specifica disciplina dell'art. 2401 c.c. e non è ricavabile da un principio generale dell'ordinamento, non può essere ricostruita in via di applicazione analogica dell'art. 2400 c.c., dettato per l'ipotesi della cessazione dell'incarico sindacale per scadenza del suo termine, ipotesi, questa, nella quale non ricorre alcuna espressa manifestazione di volontà del sindaco di non voler proseguire nell'incarico.

Tribunale Milano  02 agosto 2010

 

Il decreto, con il quale il rappresentante di un ente pubblico ha revocato i sindaci di una società per azioni, in forza del potere derivantegli, a norma dell'art. 2458 c.c. e dallo statuto, non è soggetto all'approvazione del tribunale, prevista dall'art. 2400 c.c., alla quale la società non ha, peraltro, alcun interesse se l'efficacia del decreto è stata cautelativamente sospesa dal giudice amministrativo.

Tribunale Bologna  05 giugno 2001

 

L'impugnazione in sede giurisdizionale, ai sensi dell'art. 2378 c.c., della deliberazione di revoca dei sindaci presuppone che si sia perfezionata la fattispecie complessa descritta dall'art. 2400 c.c., e - quindi - che la deliberazione abbia conseguito l'approvazione del tribunale prevista dal comma 2 dell'art. 2400 cit.; approvazione che non rappresenta una semplice verifica formale della regolarità della delibera, ma un atto di volontaria giurisdizione (con il quale viene esercitato un controllo circa l'esistenza della giusta causa) il quale rappresenta una fase necessaria e terminale di una vera e propria sequenza procedimentale preordinata alla produzione dell'effetto della revoca. Da ciò consegue che, in difetto del suddetto presupposto, l'impugnazione suddetta si renda inammissibile, non essendo, d'altronde, ipotizzabile un suo esercizio in via meramente preventiva.

Cassazione civile sez. I  10 luglio 1999 n. 7264  

 

Ai sensi del combinato disposto degli art. 2393 comma 3 e 2407 comma 3 c.c., norma speciale rispetto all'art. 2400 c.c., la deliberazione di azione di responsabilità verso i sindaci con maggioranza qualificata non inferiore ad un quinto, importa l'effetto legale della loro revoca, senza necessità del decreto di approvazione del tribunale. I sindaci così revocati possono impugnare la delibera e richiederne, in via cautelare ex art. 700 c.p.c., la sospensione, provando la mala fede della maggioranza nel deliberare, senza fondamento, l'azione di responsabilità, al fine di ottenere la revoca automatica.

Tribunale Roma  17 gennaio 1997

 

Il socio di minoranza dissenziente non è legittimato ad impugnare, per eccesso di potere, la delibera assembleare di revoca dei sindaci di una società capitalistica, assunta con il voto favorevole degli amministratori titolari della maggioranza delle quote di partecipazione, qualora la delibera di revoca non abbia ottenuto l'approvazione del tribunale ai sensi dell'art. 2400 c.c.; al momento dell'impugnazione, infatti, la delibera è priva di efficacia non essendosi perfezionato l'"iter" previsto dall'art. 2400 c.c.

Corte appello Milano  08 novembre 1996



 
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