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Art. 2407 codice civile: Responsabilità

I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico (1); sono responsabili della verità delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio.

Essi sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno non si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica (2) (3).

All’azione di responsabilità contro i sindaci si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni degli articoli 2393, 2393-bis, 2394, 2394-bis e 2395.


Commento

Sindaci: [v. 2621]; Responsabilità solidale: [v. 1292]; Amministratori: [v. 2298].

(1) Nell’adempimento dei loro doveri i sindaci devono usare la professionalità e la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico. Come già in tema di responsabilità degli amministratori, il legislatore della riforma elimina il richiamo alla diligenza del mandatario, utilizzata dalla disciplina precedente, qualificando, quindi, tale responsabilità come professionale.

(2) Per agire contro i sindaci si dovrà provare non solo il fatto o l’omissione degli amministratori (cioè la causa del danno), ma anche la negligenza dei sindaci e il nesso di causalità con il danno stesso.

(3) La responsabilità dei sindaci non può essere limitata o esclusa, neanche statutariamente.


Giurisprudenza annotata

Responsabilità

Il rispetto della riservatezza dei dati appresi in ambito sociale si pone in sintonia con l’analogo obbligo dei componenti del collegio sindacale, i quali, a mente dell’art. 2407 c.c., sono tenuti al segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza.

Tribunale Milano  24 dicembre 2013

 

Sussiste la violazione del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dal secondo comma dell'art. 2407 c.c., con riguardo allo svolgimento, da parte degli amministratori, di un'attività protratta nel tempo al di fuori dei limiti consentiti dalla legge, tale da coinvolgere un intero ramo dell'attività dell'impresa sociale: al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci non occorre l'individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, ma è sufficiente non aver rilevato una così macroscopica violazione, o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede o denunciando i fatti al p.m., ove ne fossero ricorsi gli estremi, per consentire all'ufficio di provvedere ai sensi dell'art. 2409 c.c., in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l'ipotesi di mancato ravvedimento operoso degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo a evitare le conseguenze dannose della condotta gestoria.

Cassazione civile sez. I  29 ottobre 2013 n. 24362  

 

Seppur per affermare la responsabilità dei sindaci non occorra l'individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, essendo sufficiente il non avere rilevato una macroscopica violazione o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al p.m., ove ne fossero ricorsi gli estremi, è, non di meno, indispensabile l'accertamento del nesso causale per affermare suddetta responsabilità in relazione ai danni subiti dalla società come effetto del loro comportamento omissivo.

Cassazione civile sez. I  29 ottobre 2013 n. 24362  

 

Al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci di società per il loro illegittimo comportamento omissivo, è necessario accertare il nesso causale - la cui prova spetta al danneggiato - tra il comportamento illegittimo dei sindaci e le conseguenze che ne siano derivate, a tal fine occorrendo verificare che un diverso e più diligente comportamento dei sindaci nell'esercizio dei loro compiti (tra cui la mancata tempestiva segnalazione della situazione agli organi di vigilanza esterni) sarebbe stato idoneo ad evitare le disastrose conseguenze degli illeciti compiuti dagli amministratori. (Fattispecie nella quale si imputava ai sindaci una responsabilità concorrente con quella degli amministratori per violazione dell'art. 2449 c.c., nel testo previgente al d.lg. n. 6 del 2003). Cassa con rinvio, App. Trieste, 24/04/2009

Cassazione civile sez. I  29 ottobre 2013 n. 24362  

 

L'azione di responsabilità, promossa contro i sindaci dalla società ai sensi dell'art. 2407 cod. civ., instaura un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo, ravvisandosi un'obbligazione solidale passiva tra i medesimi, con la conseguenza che, in caso di azione originariamente rivolta contro una pluralità di soggetti, essi non devono necessariamente essere parti in ogni successivo grado del giudizio, neppure nel caso in cui, in presenza di una transazione raggiunta tra la società ed alcuni tra i convenuti, riguardante le quote di debito delle parti transigenti ed avente l'effetto di sciogliere anche il vincolo di solidarietà passiva, si renda necessario graduare la responsabilità propria e degli altri condebitori solidali nei rapporti interni, all'esito di un accertamento che dovrà necessariamente riferirsi, in via incidentale, anche alle condotte tenute dalle parti transigenti. Cassa con rinvio, App. Trieste, 24/04/2009

Cassazione civile sez. I  29 ottobre 2013 n. 24362  

 

La responsabilità dei sindaci, in solido con quella degli amministratori, ai sensi dell'art. 2407, comma 2, c.c., presuppone non solo che essi non abbiano ottemperato ai doveri di vigilanza inerenti alla loro carica, ma anche l'esistenza di un nesso di causalità tra le violazioni addebitate e il danno accertato, onde i sindaci possono essere chiamati a rispondere delle perdite patrimoniali della società solo nel caso e nella misura in cui queste ultime siano ad essi direttamente imputabili.

Cassazione civile sez. I  14 ottobre 2013 n. 23233  

 

Ai fini della sussistenza del nesso causale tra l'omesso controllo della contabilità da parte dei sindaci e la mancata tempestiva dichiarazione di fallimento, è necessario non solo dimostrare che l'omissione dei controlli aveva consentito la prosecuzione dell'attività e, quindi, il prodursi dell'evento dannoso, ma anche, come richiesto dall'art. 2407 comma 2 c.c. (nel testo ante riforma, applicabile "ratione temporis"), che l'effettuazione dei controlli avrebbe consentito di evitare il danno, alla stregua di una prognosi postuma condotta secondo il principio della regolarità causale.

Cassazione civile sez. I  27 maggio 2013 n. 13081  

 

Laddove venga accertato che gli amministratori di una società a responsabilità limitata, poi dichiarata fallita, abbiano compiuto false fatturazioni e posto in essere una serie di operazioni infragruppo a carattere fittizio, i sindaci della società rispondono ai sensi degli artt. 2403 e 2407 c.c per omesso controllo degli amministratori nonché sulla regolarità della gestione sociale.

Cassazione civile sez. I  27 maggio 2013 n. 13081  

 

Sussiste la violazione del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dal comma 2 dell'art. 2407 c.c., con riguardo allo svolgimento, da parte degli amministratori, di un'attività protratta nel tempo al di fuori dei limiti consentiti dalla legge, tale da coinvolgere un intero ramo dell'attività dell'impresa sociale: al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci, invero, non occorre l'individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, ma è sufficiente il non avere rilevato una così macroscopica violazione, o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al p.m., ove ne fossero ricorsi gli estremi, per consentire all'ufficio di provvedere ai sensi dell'art. 2409 c.c., in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l'ipotesi di mancato ravvedimento operoso degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo ad evitare (o, quanto meno, a ridurre) le conseguenze dannose della condotta gestoria. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l'esercizio senza autorizzazione dell'attività assicurativa nel ramo "auto rischi diversi" fosse idonea a palesare una così macroscopica esorbitanza dell'attività sociale dall'ambito consentito che non sarebbe potuta sfuggire alla vigilanza diligente dei sindaci)

Cassazione civile sez. I  11 novembre 2010 n. 22911  

 

La responsabilità dei sindaci è ravvisabile in un difetto di vigilanza loro addebitabile a norma del comma 2 dell'art. 2407 c.c. La loro responsabilità risiede nel non aver rilevato una macroscopica violazione posta in essere dagli amministratori o, comunque, nel non aver reagito in alcun modo ad essa. Il loro comportamento non può esaurirsi nel solo espletamento delle attività specificatamente indicate dalla legge ma comporta l'obbligo di adottare ogni altro atto che sia necessario per l'assolvimento dell'incarico, come la segnalazione all'assemblea delle irregolarità di gestione riscontrate e financo, qualora ne ricorrano gli estremi, la denuncia al p.m. per consentirgli di provvedere ai sensi dell'art. 2409 c.c.

Cassazione civile sez. I  11 novembre 2010 n. 22911  

 

Lo svolgimento di un'attività assicurativa non autorizzata non può in alcun modo sfuggire ad una vigilanza appena diligente sia da parte degli amministratori che dei sindaci della società, trattandosi di un intero ramo di attività e non di singoli e sporadici atti che l'amministratore delegato può facilmente porre in essere all'insaputa degli altri consiglieri di amministrazione. Pertanto, deve riconoscersi la responsabilità di amministratori e di sindaci di una società per azioni, ex art. 2392 e 2407, c.c. (nella specie ante riforma 2003), per aver consentito che la società svolgesse attività assicurativa nel ramo "auto rischi diversi" senza la necessaria autorizzazione ed in violazione delle disposizioni emanate dalla competente autorità di vigilanza, così da esporre la società medesima al pagamento di una sanzione amministrativa.

Cassazione civile sez. I  11 novembre 2010 n. 22911  



 
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