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Art. 2408 codice civile: Denunzia al collegio sindacale

Ogni socio può denunziare i fatti che ritiene censurabili al collegio sindacale, il quale deve tener conto della denunzia nella relazione all’assemblea (1).

Se la denunzia è fatta da tanti soci che rappresentino un ventesimo del capitale sociale o un cinquantesimo nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il collegio sindacale deve indagare senza ritardo sui fatti denunziati e presentare le sue conclusioni ed eventuali proposte all’assemblea (2); deve altresì, nelle ipotesi previste dal secondo comma dell’articolo 2406, convocare l’assemblea. Lo statuto può prevedere per la denunzia percentuali minori di partecipazione.


Commento

Collegio sindacale: [v. 2335]; Capitale sociale: [v. 2327]; Società che fanno ricorso al capitale di rischio: [v. 2325bis]; Assemblea: [v. 2341ter]; Statuto: [v. 2328].

Denuncia: nella specie si tratta di una comunicazione scritta o orale diretta al presidente del collegio sindacale [v. 2398] o al collegio stesso.

(1) Il legislatore disciplina il potere che spetta a ciascun socio di denunciare al collegio sindacale determinati eventi.

Oggetto di tali comunicazioni possono essere azioni compiute in violazione di legge o contrarie allo statuto [v. 2328].

(2) Ad es., in caso di gravi omissioni da parte degli amministratori se ne potrà proporre la revoca dall’incarico.


Giurisprudenza annotata

Società

La responsabilità della P.A. per omessa vigilanza nei confronti delle società cooperative non è attenuata dalla mancata attivazione, da parte dei soci, dei poteri di controllo agli stessi spettanti ai sensi degli artt. 2408 e 2422 cod. civ., atteso che il controllo sulla gestione sociale è affidato al collegio sindacale, mentre la vigilanza compete agli enti istituzionali. (Nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione impugnata, la quale, nell'escludere il concorso colposo dei soci, aveva altresì osservato che la perdurante mancanza di rilievi da parte degli organi pubblici di controllo nei confronti della società cooperativa vigilata ingenerava, agli occhi inesperti dei soci aderenti, un alone di affidabilità e una ragionevole presunzione di legittimità del suo operato). Rigetta, App. Roma, 08/02/2010

Cassazione civile sez. I  09 ottobre 2013 n. 22925  

 

Sussiste la violazione del dovere di vigilanza, imposto ai sindaci dal comma 2 dell'art. 2407 c.c., con riguardo allo svolgimento, da parte degli amministratori, di un'attività protratta nel tempo al di fuori dei limiti consentiti dalla legge, tale da coinvolgere un intero ramo dell'attività dell'impresa sociale: al fine dell'affermazione della responsabilità dei sindaci, invero, non occorre l'individuazione di specifici comportamenti dei medesimi, ma è sufficiente il non avere rilevato una così macroscopica violazione, o comunque di non avere in alcun modo reagito ponendo in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o denunziando i fatti al p.m., ove ne fossero ricorsi gli estremi, per consentire all'ufficio di provvedere ai sensi dell'art. 2409 c.c., in quanto può ragionevolmente presumersi che il ricorso a siffatti rimedi, o anche solo la minaccia di farlo per l'ipotesi di mancato ravvedimento operoso degli amministratori, avrebbe potuto essere idoneo ad evitare (o, quanto meno, a ridurre) le conseguenze dannose della condotta gestoria. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l'esercizio senza autorizzazione dell'attività assicurativa nel ramo "auto rischi diversi" fosse idonea a palesare una così macroscopica esorbitanza dell'attività sociale dall'ambito consentito che non sarebbe potuta sfuggire alla vigilanza diligente dei sindaci)

Cassazione civile sez. I  11 novembre 2010 n. 22911  

 

La pendenza di una denuncia al collegio sindacale ex art. 2408 c.c. e di un procedimento di impugnazione del bilancio non appare, di per sè, ostativa rispetto all'adozione della delibera di riduzione del capitale per perdite e di ricostituzione dello stesso, che deve pertanto essere iscritta nel registro delle imprese.

Tribunale Ravenna  09 gennaio 2001

 

Con riguardo agli atti compiuti da una società di capitali, il socio riceve una tutela diretta del proprio interesse a preservare il patrimonio sociale limitatamente ai propri rapporti interni con l'ente, e solo in alcuni casi (art. 2377, 2379, 2408 c.c.). Nei rapporti esterni detta tutela è solo indiretta e mediata, non essendo egli portatore di un interesse autonomo rispetto a quello della società, ma assorbito in questo. L'intervento del socio nel processo in cui è parte la società, pertanto, non può essere qualificato in tali ipotesi come principale, ma solo come adesivo, e le domande da lui proposte possono essere accolte esclusivamente nei limiti in cui esse coincidono con quelle della società.

Cassazione civile sez. II  07 gennaio 2000 n. 82  

 

Con riguardo agli atti compiuti da una società di capitali, il socio riceve una tutela diretta del proprio interesse a preservare il patrimonio sociale limitatamente ai propri rapporti interni con l'ente, e solo in alcuni casi (art. 2377, 2379, 2408 c.c.), mentre, nei rapporti esterni, detta tutela è solo indiretta e mediata, non essendo egli portatore di un interesse autonomo rispetto a quello della società, ma assorbito in questo, e non potendo, quindi, esercitare un'azione individuale, ma solo aderire alle azioni proposte dalla società, a sostegno delle ragioni di questa. L'intervento in causa del socio, pertanto, non può essere qualificato, in tali ipotesi, come principale, ma solo come adesivo, e le domande da lui proposte possono essere accolte esclusivamente nei limiti in cui esse coincidono con quelle della società. Ne consegue che il socio di una società di capitali non può intervenire nella causa promossa dall'amministratore della stessa contro un altro soggetto, ed avente per oggetto l'annullamento per dolo di un contratto concluso tra la società e quel soggetto, proponendo autonoma domanda di simulazione nei confronti del medesimo contratto.

Cassazione civile sez. II  07 gennaio 2000 n. 82  

 

La legge non prevede che la relazione dei sindaci ex art. 2408 c.c. sia allegata al verbale di assemblea ed è pertanto sufficiente che sui fatti censurati i sindaci ne abbiano riferito oralmente all'assemblea, anche se non hanno redatto una relazione scritta.

Tribunale Vicenza  23 marzo 1999

 



 
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