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Art. 241 codice civile: Prova in giudizio

Quando mancano (1) l’atto di nascita e il possesso di stato, la prova della filiazione può darsi in giudizio con ogni mezzo (2).


Commento

(1) Rubrica così sostituita alla precedente «Prova con testimoni» ex art. 16, c. 1, lett. a), d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).

 

(2) Comma così sostituito ex art. 16, c. 1, lett. b), d.lgs. 154/2013 cit.

 

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Nel corso del giudizio per il riconoscimento di figlio, il Giudice può adottare i provvedimenti che ritiene opportuni nell'interesse del figlio stesso. L'eliminazione per falsità del riconoscimento di paternità naturale, unitamente alla dichiarazione della madre di nascita della minore in costanza di matrimonio fa presumere che la stessa sia figlia del marito. Tale accertamento, a seguito del passaggio in giudicato della sentenza deve essere annotato dall'Ufficiale di Stato Civile nei registri del Comune. Non può invece essere dichiarato lo stato di figlia legittima in quanto l'azione di reclamo di legittimità ex art. 241 c.c. presuppone oltre alla mancanza del possesso di stato di figlio legittimo anche la mancanza dell'atto di nascita, che si avrà solo col passaggio in giudicato della presente sentenza.

Tribunale Tivoli  24 giugno 2009

 

In sede di coordinamento del disposto dell'art. 249 con quello dell'art. 241 c.c., lo stato cui la legge si riferisce prevedendo l'azione di reclamo è lo stato di figlio legittimo, sicché la norma presuppone la mancanza o l'invalidità di un titolo di stato e tende all'ottenimento di un giudicato che dichiari l'esistenza dello stato reclamato con conseguente modifica della situazione giuridica preesistente.

Tribunale Parma  17 ottobre 1998

 

Qualora il figlio, la cui nascita sia avvenuta in costanza di matrimonio dei genitori, sia stato registrato allo stato civile come nato da padre ignoto e da donna che non consente d'essere nominata a causa ed in conseguenza di gravi e drammatici problemi psicologici affliggenti i genitori (nella specie, trattavasi di bambina, il cui gemello era morto precocemente a seguito di aborto spontaneo, nata, dopo solo 25 settimane di gestazione, in condizioni fisiche assai precarie e con notevoli probabilità, in caso di sopravvivenza, d'essere gravemente minorata (cieca) o, comunque, priva di autonomia e d'ogni capacità di relazione), è consentita, al fine di far acquisire all'infante lo "status", del tutto veridico, di figlio legittimo, la proposizione dell'azione di reclamo della legittimità, che ben può essere promossa nei confronti di entrambi i genitori da un curatore speciale del minore. La prova della maternità può ricavarsi dalla documentazione inerente al parto, mentre la prova della paternità, la cui presunzione non vale come integrativa del titolo, può essere suffragata dalle ragioni addotte dai genitori in ordine alle difficoltà d'ordine psicologico che hanno portato alla mancata registrazione del neonato come legittimo, nonché dal fatto che i genitori abbiano successivamente reso una dichiarazione di "riconoscimento" del figlio, pur rifiutata dall'ufficiale di stato civile.

Tribunale Parma  17 ottobre 1998

 

 

Leggi, decreti, regolamenti

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 342 bis c.c., nell'inciso "qualora il fatto con costituisca reato perseguibile d'ufficio", in relazione agli art. 2, 3, 10, 24, 29 e 32 cost., in quanto tale parte della norma non attenta in alcun modo ai richiamati diritti costituzionali del soggetto offeso, limitandosi ad indicare il giudice competente - quello penale o quello civile - a seconda della gravità della lesione recata all'ordinamento giuridico.

Tribunale Trani  03 aprile 2001

 

 



 
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