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Art. 2411 codice civile: Diritti degli obbligazionisti

Il diritto degli obbligazionisti alla restituzione del capitale ed agli interessi può essere, in tutto o in parte, subordinato alla soddisfazione dei diritti di altri creditori della società (1).

I tempi e l’entità del pagamento degli interessi possono variare in dipendenza di parametri oggettivi anche relativi all’andamento economico della società (2).

La disciplina della presente sezione si applica inoltre agli strumenti finanziari, comunque denominati, che condizionano i tempi e l’entità del rimborso del capitale all’andamento economico della società (3).


Commento

Interessi: [v. 1282]; Creditore: [v. 2036].

Obbligazionista: soggetto titolare di obbligazioni.

 

(1) Cd. obbligazioni subordinate. L’obbligazionista non è soggetto ai rischi dell’azionista, trovandosi in una posizione di credito nei confronti della società.

(2) Questa disposizione normativa consente una maggiore elasticità per ciò che concerne il piano di ammortamento del prestito obbligazionario, legandolo anche ad elementi congiunturali che possano garantire un reale assolvimento del debito contratto dall’impresa.

(3) Cd. obbligazioni indicizzate; esse hanno lo scopo di neutralizzare gli effetti della svalutazione monetaria e di adeguare il rendimento dei titoli all’andamento del mercato.

 

 


Giurisprudenza annotata

Diritti degli obbligazionisti

Nel caso ín cui una società abbia posto in essere una pluralità di emissioni obbligazionarie, aventi caratteristiche diverse, non vi è alcun interesse comune che leghi tra loro i sottoscrittori dei singoli prestiti, ciascuno dei quali è dotato di un proprio specifico regolamento negoziale, al quale risultano estranei i sottoscrittori degli altri prestiti. Ciò determina la necessità di dar vita ad altrettante organizzazioni degli obbligazionisti, con dístínte assemblee (ed eventualmente distinti rappresentanti comuni), ciascuna delle quali è chiamata a deliberare su materie di interesse comune dei sottoscrittori del prestito al quale afferisce l'organizzazione.

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2006 n. 7693  

 

Ai sensi dell'art. 2411 c.c. come modificato dalla l. n. 340/2000, la facoltà degli amministratori o in difetto di ciascun socio di ricorrere al tribunale per far ordinare l'iscrizione al Registro delle imprese di una delibera di assemblea di soci è prevista solo nell'ipotesi di cui il notaio verbalizzante ritenga non adempiute le condizioni stabilite dalla legge. Ove il notaio abbia ritenute verificate le condizioni richieste dalla legge, ma non vi proceda, il ricorso non è ammissibile.

Tribunale Milano  27 marzo 2002

 

Anche per le delibere modificative dell'atto costitutivo delle società di mutuo soccorso è applicabile il regime di controllo affidato in primo luogo al notaio verbalizzante e disciplinato dal nuovo testo del comma 1 dell'art. 2411 c.c., richiamato dall'art. 2436 c.c.

Tribunale Milano  18 giugno 2001

 

Non e soggetta ad omologazione la delibera di conversione del capitale sociale in euro, adottata dagli amministratori e non risultante da verbale ricevuto da notaio. L'art. 17 comma 5 d.lg. n. 213 del 1998, nella parte in cui prevede (attraverso il rinvio agli art. 2436 e 2411 c.c.) il ricorso al tribunale per l'omologazione della detta delibera, deve considerarsi abrogato, circa la previsione del controllo del tribunale, per incompatibilità con la nuova disciplina dell'art. 2411 c.c., ai sensi dell'art. 15 disp. att. c.c.

Tribunale Padova  19 aprile 2001

 

Poiché il duplice rinvio ex art. 17 comma 5 d.lg. n. 213 del 1998 agli art. 2436 e 2411 c.c. non è recettizio, la normativa ivi contenuta non deve considerarsi variata per effetto dell'entrata in vigore dell'art. 32 l. n. 340 del 2000; tuttavia, l'intervenuta limitazione del preventivo controllo giudiziale da parte di quest'ultima legge comporta come conseguenza l'avvenuta abrogazione tacita ex art. 15 preleggi di quella parte dell'art. 17 comma 5 che, in assenza di verbale ricevuto da notaio, richiedeva la sottoposizione della deliberazione degli amministratori al preventivo controllo giudiziale.

Tribunale Padova  19 aprile 2001

 

Poiché il duplice rinvio ex art. 17 comma 5 d.lg. n. 213 del 1998 agli art. 2436 E 2411 c.c. è recettizio, l'avvenuta modificazione dell'art. 2411 c.c. ad opera dell'art. 32 l. n. 340 del 2000 implica altresì innovazione del precetto contenuto nell'art. 17 comma 5, con la conseguenza che la doppia opzione quivi originariamente prevista è venuta meno e anche la materia della conversione del capitale in euro è attratta nelle nuove regole che richiedono necessariamente, per ogni modificazione dell'atto costitutivo, l'intervento notarile ed il controllo da parte dello stesso notaio dell'adempimento delle condizioni richieste dalla legge.

Tribunale Roma  10 aprile 2001

 

 

Cassazione

Quando il provvedimento impugnato sia privo dei caratteri della decisorietà in senso sostanziale (come nel caso dei provvedimenti resi in tema di omologazione, iscrizione e pubblicazione di deliberazioni assembleari di società, secondo le previsioni degli art. 2411 e 2436 c.c., nella disciplina anteriore all'entrata in vigore delle norme di semplificazione dettate dall'art. 32 l. 24 novembre 2000 n. 340), il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 cost. non è ammissibile neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, ed in particolare del diritto al riesame da parte di un giudice diverso, atteso che la pronuncia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi ed i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, e non può pertanto avere autonoma valenza di provvedimento decisorio, se di tale carattere detto atto sia privo, stante la strumentalità della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione nel merito. (Nella specie, era stato impugnato il decreto con il quale la Corte d'appello - adita dal socio dissenziente avverso il decreto del tribunale di omologazione di una deliberazione modificativa dell'atto costitutivo di una società per azioni con riguardo alla durata della società - aveva rigettato il reclamo per carenza di legittimazione attiva del socio dissenziente, ritenuto non abilitato a partecipare al procedimento di omologazione della delibera modificatrice dell'atto costitutivo, nè ad impugnare il correlato decreto di omologazione; le S.U., enunciando il principio di cui in massima, hanno dichiarato inammissibile il proposto ricorso straordinario per cassazione).

Cassazione civile sez. un.  03 marzo 2003 n. 3073  



 
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