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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 2413 codice civile: Riduzione del capitale

Salvo i casi previsti dal terzo, quarto e quinto comma dell’articolo 2412  (1) , la società che ha emesso obbligazioni non può ridurre volontariamente il capitale sociale o distribuire riserve se rispetto all’ammontare delle obbligazioni ancora in circolazione il limite di cui al primo comma dell’articolo medesimo non risulta più rispettato.

Se la riduzione del capitale sociale è obbligatoria, o le riserve diminuiscono in conseguenza di perdite, non possono distribuirsi utili sinchè l’ammontare del capitale sociale della riserva legale e delle riserve disponibili non eguagli la metà dell’ammontare delle obbligazioni in circolazione (2).


Commento

Obbligazioni (societarie): [v. 2410]; Capitale sociale: [v. 2327]; Riserva: [v. 2430]; Riduzione del capitale: [v. 2303]; Utili: [v. 2247].

 

(1) Si tratta dei casi di obbligazioni emesse: in forza di garanzia ipotecaria, in forza di autorizzazione governativa, da società quotate.

(2) I limiti posti alla emissione di obbligazioni devono essere rispettati anche dopo la emissione; degli stessi si dovrà pertanto tener conto in sede di riduzione del capitale sociale.

 

La norma pone un limite alla riduzione del capitale sociale in presenza di obbligazioni.

Nel caso in cui la società abbia emesso obbligazioni, deve mantenere un rapporto di equilibrio e di proporzione tra capitale sociale e prestito obbligazionario. La società non può, quindi, liberamente modificare il capitale sociale, riducendolo (facoltativamente), a meno che la riduzione non sia obbligatoria per legge: in questo caso però, come visto, si cerca ugualmente di ristabilire l’equilibrio compromesso.

Il decreto di riforma è intervenuto anche su questi limiti; per ridurre volontariamente il capitale sociale o distribuire riserve è necessario, a prescindere dal capitale rimborsato, rispettare il limite fissato dall’art. 2412, primo comma.


Giurisprudenza annotata

IRPEF

In tema d'imposta di ricchezza mobile, nel vigore del d.P.R. 29 gennaio 1958 n. 645, la presunzione di corresponsione di interessi sul prestito obbligazionario ottenuto da una società (art. 86 comma 2), con conseguente tassabilità degli stessi a carico della società con rivalsa (art. 127), resta superata dalla deliberazione dell'assemblea degli obbligazionisti di rinuncia agli interessi, mentre resta a tal fine irrilevante che la rinuncia venga fatta a fronte del rimborso anticipato delle obbligazioni al loro valore nominale ed all'attribuzione di un diritto di opzione per futuri ed eventuali aumenti di capitale, atteso che quel rimborso non costituisce un corrispettivo del prestito, ma mera restituzione del capitale in correlazione con la cessazione della sua produttività, e che detto diritto di opzione si traduce in un vantaggio privo di attualità, comunque non qualificabile come reddito prodotto dal capitale a suo tempo investito nelle obbligazioni.

Cassazione civile sez. I  04 marzo 1985 n. 1812  



 
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